4.6.09

Elezioni Europee: la situazione nel nostro collegio

L’Unità 3 giugno 2009

Passaggio a Nord-Est a rischio per la pattuglia democratica
Collegio non semplice per Luigi Berlinguer, Salvatore Caronna e la novità Serracchiani
Campagna elettorale in un territorio che tiene dentro la «rossa» Emilia e il Veneto leghista



«Le difficoltà del Pd sono oggettive - ammette Caronna - ma il governo ha detassato gli straordinari in un momento in cui cala la produzione...». E Berlinguer fa visita agli studenti «cancellati» dalla Gelmini.

GIGI MARCUCCI
gmarcucci@unita.it

Appuntamento alle 11, all’Istituto Paolo Sarpi di SanVito al Tagliamento, dove si formano periti aziendali corrispondenti in lingue estere. Una figura professionale che rischia di scomparire, inghiottita dal nuovo regolamento che il ministro Gelmini ha presentato al Consiglio dei ministri. Luigi Berlinguer, ex rettore dell’Università di Siena, già ministro dell’Università con Carlo Azeglio Ciampi, nel ‘93, poi titolare della Pubblica Istruzione con Romano Prodi, oggi candidato al Parlamento europeo, la campagna elettorale la fa anche così. Percorre in un lungo e in largo un collegio che si estende da Rimini a Bolzano e da Trieste a Piacenza . «Alla ricerca di contenuti», spiega.

La circoscrizione dell’Italia nordorientale affianca la rossa Emilia- Romagna al Veneto in gran parte leghista, al Trentino Alto Adige e al Friuli Venezia Giulia. È una campagna elettorale in salita per il Pd, spiega Berlinguer, che cominciò a fare politica nel ‘52, come segretario della federazione giovanile del Pci sassarese. «Qui più che fare propaganda, devi concentrarti sui problemi». E così, alle 11, Berlinguer incontra una delegazione di insegnanti del Paolo Sarpi guidata dal preside Gianfranco Corradini e alla figura del candidato si sovrappone quella di presidente del Comitato interministeriale per la cultura scientifica e tecnologica.

OBIETTIVO EUROPEO Berlinguer concorda con Claudio Magris, secondo cui l’Europa sta agli europei come il tempo stava a Sant’Agostino: se non gli chiedevano cos’era, credeva di saperlo; se glielo chiedevano, non lo sapeva più. Una difficoltà che si fa sentire in Friuli Venezia Giulia, una regione che peraltro ha mandato pochissimi parlamentari a Strasburgo. Il vecchio Pci ne espresse solo uno, Giorgio Rossetti, eletto nell’84. Girando la terra del San Daniele, dice Berlinguer, percepisci le ragioni di quella lontananza. «Il controllo sui prodotti alimentari è sacrosanto, ma se i controlli diventano sette per ogni prodotto diventano troppi. Certo, la soluzione non viene dalla destra, che da queste parti è riuscita a far dimenticare la Serenissima e Marco Polo».

Salvatore Caronna è un’altra faccia del Pd nella stessa circoscrizione. Segretario regionale del partito in Emilia-Romagna, è stato uno degli artefici del successo di Sergio Cofferati a Bologna, alle Comunali del 2004. Considera eccessivo il trionfalismo della destra nel Nordest. «Certo, le difficoltà del Pd sono oggettive, ma il governo ha detassato gli straordinari in un momento in cui cala la produzione. C’è una distanza siderale tra ciò che queste realtà possono produrre e quello che la destra pensa e fa». Certo, non rassicura una centrosinistra che è riuscito a dividersi anche in città come Reggio Emilia, dove il Pdl oggi può permettersi di sognare il ballottaggio. «Ora l’importante è capire cosa è in gioco: costruire un’alternativa vera a questa destra», dice Caronna.

GIOVANI PROMESSE Debora Serracchiani il 21 marzo scorso, all’assemblea dei circoli Pd, rimproverò al partito di non riuscire a parlare con una voce sola. In questi due mesi la sua vita è cambiata. È terza nella lista per le europee,dopo Berlinguer e Caronna. Uno dei suoi slogan è scritto nei pieghevoli: «Semplicemente europea». L’altro lo ripete a voce: «Il Pd è una squadra». Quindi si va dove è necessario andare. Lunedì scorso è partita alle cinque da Udine, dove vive, alle 11 era a Piacenza per un caffè con sostenitori e giovani del Pd. Alle 14 era a Tortona, in provincia di Alessandria: fuori dal suo collegio, ma l’avevano chiamata, spiega il parlamentare Ettore Rosato, e la vita di un partito democratico non può esaurirsi nella ricerca di voti. Alle 17,30 era al banchetto del Pd a Trento, vicino a piazza Pasi, dove si svolge il Festival dell’Economia, pronta a partire per Avio e un altro incontro. Dice una signora: «L’ho vista a Ballarò, tenere testa a quelle fanatiche della destra. A me piace tanto ». Debora ha solo 39 anni e ne dimostra molti di meno. Ma non è una new entry della politica. Semplicemente fa politica in modo diverso. Basta guardare il suo sito, «Casaserracchiani », per capire che è diventata un punto di riferimento per la voglia di cambiamento. Nel 2003 è stata eletta consigliere di circoscrizione, nel 2006 consigliere provinciale. E ha continuato a fare l’avvocato: prima in uno studio associato, poi aprendone uno suo. Sembra incarnare il nuovo partito fatto di sezioni (pardon, circoli) ma anche di reti di contatti che si sviluppano on line. Una costruzione che per ora è rimasta a metà.

I Candidati
Sono tredici i nomi della lista del Pd

1) Luigi Berlinguer, capolista, già ministro dell’Istruzione
2) Salvatore Caronna, consigliere regionale e segretario del Pd Emilia Romagna
3) Debora Serracchiani, vice capogruppo al Consiglio Provinciale di Udine
4) Gabriele Frigato, coordinatore provinciale del Pd a Rovigo
5) Vittorio Prodi, europarlamentare uscente, fratello dell’ex premier Romano
6) Laura Puppato, sindaco di Montebelluna (TV)
7) Luciano Vecchi già parlamentare europeo-componente della presidenza del Partito Socialista Europeo
8) Saba Aluisio, lavoratrice della funzione pubblica a Venezia
9) Franco Frigo, segretario del Consiglio regionale del Veneto
10) Simona Caselli, direttore commerciale e sviluppo del Consorzio cooperativo finanziario per lo sviluppo
11) Silvio Gandini, sindaco di Legnago (VR)
12) Natalia Maramotti, avvocato e consulente sulle tematiche del lavoro e delle pari opportunità 13) Michele Nicoletti professore ordinario di filosofia politica-ricercatore in filosofia all’Università di Trento.

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21.1.09

Verso le elezioni europee: l'andamento nel Nordest

Il Gazzettino 21 gennaio 2008
Europee: la Lega raddoppia, il Pd a Nordest perde 2 seggi
Giorgio Gasco
Partiti e sondaggi

Il prossimo giugno si torna a votare per le europee e le amministrative. Gli attuali orientamenti di voto, riferiti alla competizione per i posti a Strasburgo, segnalano un calo verticale del Pd rispetto al risultato delle politiche 2008, una crescita di Italia dei Valori e un raddoppio di consensi per la Lega. Con una leggera crescita di Pdl e Udc.
Le continue liti all’interno di entrambi gli schieramenti, preoccupano i leader. Berlusconi lo ha confessato pubblicamente: «Bisticciare ci ha fatto perdere il 5-6 per cento». Dato prontamente registrato da un sondaggio di "Repubblica.it" che segna una diminuzione della fiducia degli italiani nei confronti del governo. Anche dell’opposizione soffre, e Veltroni non può certo dormire sonni tranquilli.
Ad avvalorare la tendenza negativa del Pd, c’é anche un fresco sondaggio Ipsos che attesta il Pdl al 38%, la Lega nei pressi dell’11%, Pd al 25, Di Pietro al 9, Udc al 6.
Valori confermati, con leggere variazioni, da una simulazione del politologo veneto Paolo Feltrin che ha elaborato i sondaggi nazionali pubblicati dal sito della Presidenza del Consiglio, basandosi sul risultato delle ultime elezioni politiche con una lente di ingrandimento sulla circoscrizione del Nordest (comprende le regioni Trentitno, Emilia Romagna, Veneto e Friuli).
LA LEGGE ELETTORALE - Si sono spenti i tentativi di riforma. Dunque, la legge per le europee mantiene un assetto perfettamente proporzionale, senza alcun premio di maggioranza, senza neppure soglie di sbarramento.
SEGGI - A seguito dell’allargamento della Ue, rispetto alle consultazioni del 2004 l’Italia dovrebbe perdere almeno cinque seggi, passando da 78 a 73.
«Nulla è ancora definito - commenta Feltrin - Attualmente vige il Trattato di Nizza secondo il quale all’Italia spetterebbero 72 posti. Però, se verrà ratificato il Trattato di Lisbona ed entrerà in vigore prima del voto di giugno, allora al nostro Paese spetterà un seggio in più, dunque per un totale di 73 seggi».
LA PREMESSA - Feltrin non vuole sbilanciarsi, anche perché «per ora ci si deve basare solo sulle simulazioni sulle quali poi ragionare». Manca ancora un elemento base: il numero dei partiti che si presenteranno alle elezioni. Quindi, il dato fondamentale delle intenzioni di voto sono i risultati delle politiche 2008 e quelli delle europee 2004.
IL PD - Alle politiche 2008, prima esperienza dopo la fusione Ds-Margherita, si attestò al 33,2%, con un 31,1 alle europee 2004. L’ipotesi sulle intenzioni di voto per la prossima tornata continentale, lo porterebbe al 25% con conseguente perdita di seggi, da 24 a 19.
Nonostante la scomparsa in Parlamento del blocco della sinistra radicale, il "cartello" può ancora contare di un’intenzione di consensi di poco oltre il 5% che garantirebbe 4 seggi contro i 9 delle europee 2004.
La parte del leone la farebbe Di Pietro, che passerebbe dal 2,1% di cinque anni fa al 9,5% (sempre come intenzione di voto), dopo aver incassato il 4,4% alle politiche. Un patrimonio che garantitebbe all’ex pm di Mani Pulite un potenziale di 7 eurodeputati (nel 2004 ne portò a casa 2). In totale, nelle intenzioni di voto, l’area di centrosinistra (dunque compresi, se si presenteranno, Partito Socialista, Udeur, Svp) potrebbe raggiungere il 42,6% a livello nazionale.
IL PDL - È in tenuta rispetto alle politiche; in crescita a confronto delle precedenti europee. Le ipotesi sulle intenzioni di voto attestano l’accoppiata Fi-An al 38,2% nazionale (nel 2004 Fi al 20,9 e An all’11,5%) contro il 37,4% delle scorse politiche. In termini di seggi, la coalizione guadagnerebbe un seggio rispetto ai 27 calcolati in base al risultato delle politiche del maggio scorso, ma ben tre scranni in più della somma di Fi-An (16 e 9) nel 2004 avvicinandosi ai 31 posti delle europee 1999.
L’UDC - Il partito di Casini non pare essere penalizzato dai distinguo nei confronti di Berlusconi. Le ipotesi sulle intenzioni degli elettori per il prossimo giugno, consegnano ai centristi il 6%, rispetto al 5,6 del 2008, al 5,9% del 2004 e al 2,6 delle europee 1999. Quanto a eurodeputati, l’Udc è accreditato di 5 seggi, stesso valore delle ultime europee.
LA LEGA - Bossi può essere soddisfatto. Il Carroccio è dato in forte crescita. Dopo l’exploit alle politiche (in Veneto ha raddoppiato i consensi, conquistando il 28%) il movimento compare in alcuni sondaggi in Toscana dove, dato storico, potrebbe ottenere un seggio. In generale la Lega raddoppierebbe i seggi, da 4 del 2004 e da 6 nel 2008, a 8 come ipotesi di intenzioni di voto. Quanto ai consensi, il Carroccio è accreditato di un 10,9% contro il 5% delle europee 2004, e l’8,3 delle politiche 2008.
IL NORDEST - Le simulazioni di Paolo Feltrin non si discostano dal trend nazionale. Non potendo elaborare percentuali di voti per la mancanza di sondaggi specifici, le intenzioni sulle ipotesi di voti si limitano ai seggi prendendo come base i risultati delle elezioni politiche del 2008. Il Pd si attesterebbe su 4 seggi, contro i 6 del 2004 (allora si presentarono insieme Ulivo e Radicali). Di Pietro otterrebbe un seggio (cinque anni fa non era presente). La Svp è accreditata di un eurodeputato. In totale al centrosinistra del Nordest andrebbero 6 seggi.
Dall’altro fronte, il Pdl potrebbe portare a casa 4 seggi. La Lega passerebbe 2, raddoppiando la sua presenza a Strasburgo rispetto al 2004. Ma poiché il Carroccio è segnalato in costante crescita, non è escluso che possa raggiungere quota 3, rosicchiando uno scranno proprio al Pdl nel caso il "patrimonio" italiano di eurodeputati fosse di 73 come previsto dal Trattato di Lisbona. Il che porterebbe ad un clamoroso pareggio. Infine, l’Udc che confermerebbe un eurodeputato nordestino.
Al di là delle elaborazioni, restano le difficoltà dei partiti contenitore (Pdl e Pd) costantemente martellati da alleati che non perdono occasione per legittimare la propria specificità: la Lega per il Pdl, Di Pietro per il Pd. Sembrano essere loro gli aghi della bilancia.

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