2.10.09

Esiti del congresso PD nel Veneziano: prevale la mozione Bersani

la Nuova di Venezia — 2 ottobre 2009
Prevale Bersani per 344 voti
Con il 48,68% dei consensi (2.184 voti), prevale la mozione Bersani al termine delle 77 assemblee dei circoli in vista del congresso nazionale del Partito Democratico veneziano. Distaccata di 7 punti la mozione di Dario Franceschini, con il 41.02% (1840). Su 6.549 iscritti, nei 77 congressi di circolo, hanno votato in 4.535 con una adesione del 69% e 4.486 voti validi.
«E’ tra le più alte d’Italia», spiega Rodolfo Viola, responsabile organizzativo del Pd. A Bersani sono andati 2.184 voti, 1.840 a Franceschini; Marino ne ha raccolti 462.
Nel Comune di Venezia, la mozione Bersani arriva al 59% contro il 29,38% di Franceschini e l’11,80 di Marino. In centro storico la mozione dell’ex ministro ottiene il 57,81% e a Mestre tocca il 65,64%. Per Franceschini, il risultato non cambia: 24,54% in centro storico e 24,34% in terraferma. Mentre la Marino in centro storico, grazie a Felice Casson, arriva addirittura al 17,66 per cento e vince nel circolo di San Marco.
Nel resto della Provincia la situazione è più diversificata: a sostegno di Franceschini si schiera l’area sud, con Chioggia in testa. Il Veneto Orientale si divide: a Portogruaro e Jesolo vince la mozione Bersani, a San Donà la Franceschini.
Divisa la Riviera del Brenta: Oriago e Dogaletto (qui con una percentuale «bulgara») si schierano con l’attuale segretario. Dolo invece sceglie l’ex ministro del governo Prodi, assieme a Mira Taglio, Borbiago, Piazza Vecchia.
Si dividono anche i circoli del lavoro: con Bersani il circolo trasporti e mobilità e la Fincantieri; con Franceschini il gruppo Veritas. Pareggio nel voto dei ferrovieri.
Ieri comunque nel Pd veneziano, nessun accenno alla sconfitta tra le mozioni minoritarie. I giochi veri saranno le primarie del 25 ottobre. «Il progetto politico proposto da Pierluigi Bersani è stato compreso e sostenuto con forza dagli iscritti. La grande partecipazione è il sintomo di un partito che vuole essere forza riformista del nostro paese, con un ruolo di governo che partendo dalle autonomie locali passi per la Regione e arrivi al governo del paese - dice Davide Zoggia, coordinatore provinciale della mozione Bersani - ora lavoriamo per una grande partecipazione alle primarie per una conferma della linea politica espressa da Bersani. Il nostro è un partito di iscritti e elettori». Quella della mozione Bersani «è stata una affermazione contenuta con una distanza molto ridotta e questo dimostra che la proposta di Dario Franceschini ha avuto riscontro e il partito è contendibile e si può avere un confronto politico che entra nel merito della proposta politica», avverte il parlamentare Andrea Martella della mozione Franceschini. «Sulle primarie abbiamo grandi prospettive, sarà una grande mobilitazione di iscritti ed elettori che possono sostenere la costruzione del partito». Infine la mozione Marino. «Superiamo in città il 10 per cento e in Regione arriviamo al 12 per cento. E’ un risultato soddisfacente», dice Felice Casson. E Marta Meo aggiunge: «A San Marco abbiamo vinto, ottime le percentuali a Dorsoduro e Mestre Centro. Abbiamo appeal nei centri urbani e questo ci mette in pista in vista delle primarie».
Soddisfatto il segretario provinciale Gabriele Scaramuzza: «Questa stagione rafforzerà il partito. Adesso lavoriamo per una partecipazione di massa alle primarie. Andremo anche a redigere con gli iscritti la tavole comune di contenuti e programmi».
- Mitia Chiarin
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Il Gazzettino Venerdì 2 Ottobre 2009
Gli ultimi due congressi si sono svolti mercoledì sera a Fiesso d’Artico e a Pianiga: nel primo ha vinto Bersani (29 voti contro i 5 di Franceschini e i 7 di Marino), nel secondo Franceschini (7 voti contro i 6 di Bersani e i 5 di Marino). Sommati questi risultati a quelli ottenuti nei circoli di Veritas (dove Franceschini ha stravinto), Fincantieri (en plein per Bersani), Marghera (vincente Bersani per 65-18-6) e Caorle (plebiscito per Franceschini), ieri sera finalmente si è tirata una linea e si son fatte le somme.
I dati definitivi del congresso del Partito democratico nella provincia di Venezia sono i seguenti: su 6.549 iscritti si sono recati alle urne in 4.535, pari al 69%. Vince Pier Luigi Bersani con 2.184 voti (48,68%). Secondo Dario Franceschini con 1840 voti (41,02%). Terzo Ignazio Marino con 462 voti (10,30%).
I bersaniani cantano vittoria: «Il progetto politico del Pd proposto da Pierluigi Bersani - dice il coordinatore della mozione Davide Zoggia - è stato compreso e sostenuto con forza dagli iscritti al nostro partito. La grande partecipazione è il sintomo di un partito che vuole essere forza riformista nel nostro paese con un ruolo di governo che partendo dalle autonomie locali, passi per la Regione e raggiunga il Governo nazionale». I franceschiniani sostengono che, pur arrivati secondi, in provincia di Venezia la situazione è di sostanziale parità: la mozione Franceschini avrà cinque delegati tanto quanto i cinque della mozione Bersani (uno solo per Marino).
E qui bisogna spiegare che il congresso che ha tenuto impegnato il Pd per un mese di fatto finisce in un cassetto perché adesso comincia tutta un’altra storia. Questa: nei 77 congressi finora svolti sono stati eletti 330 delegati. Questi 330 si riuniranno domani per eleggerne 11 (con rapporto di forze tra le mozioni 5-5-1) , i quali 11 andranno a Roma dove, assieme agli altri eletti in tutta Italia, certificheranno che i tre candidati - Bersani, Franceschini, Marino - hanno superato la soglia del 5% dei voti e quindi sono tutti e tre candidabili alle primarie. Fatto questo passaggio, si azzera tutto. I 330 delegati e gli 11 che saranno eletti domani "muoiono". Così come non contano più i risultati ottenuti nei congressi dei circoli.
Si riparte da zero e l’appuntamento è per il 25 ottobre, il giorno delle primarie: voteranno gli iscritti e voteranno anche i non iscritti al Pd. In quel giorno si darà una preferenza al candidato segretario nazionale, al candidato segretario veneto e si eleggeranno altri delegati (14 per la provincia di Venezia). Il ruolo di questi nuovi delegati è così spiegato: se nessuno, né Bersani né Franceschini né Marino (ma vale anche per Filippin, Causin e Casson), prende alle primarie il 50% più uno dei voti, la palla torna a Roma: saranno i delegati eletti il 25 ottobre a trovarsi in una successiva riunione e a decidere tra i due più votati chi fare segretario. Un congresso che è l’emblema della semplicità, non c’è che dire...
Al.Va.

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5.5.09

Provinciali: ben 21 liste e 7 candidati

CORRIERE DEL VENETO 5 maggio 2009

Verso le Provinciali Corre anche Salvagno, spunta la Democrazia Cristiana

Assalto a Ca’ Corner Sette candidati e 21 liste

Zoggia «batte» Zaccariotto otto a cinque


Massimiliano Cortivo



VENEZIA - Dietro la sfida tra Davide Zoggia e Francesca Zaccariotto ci sono 21 liste e altri cinque candidati che aspirano alla presidenza della Provincia. Più una lista e un candidato presidente sui generis, quello del movimento «Amo l’ltalia, non voto la Provincia» che parteciperà alla competizione solo ed esclusivamente per poter esprimere «disobbedienza civile» nei confronti dell'istituzione per la quale si andrà a votare i primi di giugno.

Per un elettore che vuole mantenere aperte tutte le porte possibili, non sarà facile mettere la classica croce sulla scheda. Alla faccia del bipolarismo, oltre a Zoggia e Zaccariotto potrebbero infatti (ovviamente in linea teorica) salire a Ca' Comer anche Ugo Bergamo, Vittorio Salvagno, Michele Boato, Andrea Camilli, e Stefano Doria. Nomi più o meno conosciuti che, a meno di sorprese, probabilmente sceglieranno poi chi appoggiare dei due big al secondo turno.

II record dei simboli accanto al proprio nome ce l'ha il candidato del centrosinistra Davide Zoggia. Sceso in campo per primo e ormai allenato al tour elettorale, per il prossimo mese verrà sostenuto dalle liste del Partito democratico, Italia dei Valori, Verdi, Rifondazione e Comunisti Italiani, Sinistra e Libertà, Partito Socialista, la Civica del presidente e quella dei consumatori in via di definizione. Se Davide Zoggia e il centrosinistra toccano quota 8, Francesca Zaccariotto e il centrodestra si fermano a quota 5. Dal punto di vista numerico a guidare il sostegno ci saranno il Popolo della Libertà e la Lega Nord, non a caso per il momento gli unici due simboli sui manifesti elettorali. Ma nella prossima campagna di affissione accanto al sorriso della Zaccariotto dovrebbero entrare anche i simboli degli Amici Popolari-Movimento Popolare Veneto (Paolino D’Anna e Francesco Piccolo) e delle due civiche che stanno per essere ultimate in extremis. Ossia «Territorio e Società» (da mesi etichettata come la Civica del Carroccio) della quale farebbe parte tra i primi firmatari Enzo Cucciniello, e la Civica del presidente alla quale mancano solo cinque o sei tasselli tra Mestre e Venezia per completare la lista.

L'altro candidato alla presidenza che ha tallonato Zoggia (e anticipato Zaccariotto) nella campagna di comunicazione è l'ex sindaco di Venezia Ugo Bergamo. «Di loro ti puoi fidare» dicono i manifesti accanto al simbolo dell'Unione di Centro. E di lui sembrano già fidarsi due movimenti, oltre ovviamente all'Udc. Due movimenti che hanno deciso di presentare liste proprie: la Liga Veneta Repubblica di Giorgio Bazzi e il Partito Liberale Italiano di Michele Scibelli.

Autonomia anche per una parte del Partito Socialista che nel recente congresso provinciale non ha sposato la linea di maggioranza e sta valutando di correre da sola appoggiando il candidato Vittorio Salvagno: «Ci chiameremo Democratici Autonomisti Socialisti» dice Mario Bonaventura. E Salvagno aggiunge: «Se ci presenteremo non staremo né con la sinistra e né con la destra. Nemmeno al secondo turno». Con loro anche la lista del Progetto Nord Est.

Tra gli ambientalisti l'alternativa ai Verdi sarà la lista «Per il bene comune» guidata da Michele Boato, mentre anche La Destra sarà rappresentata nella corsa a Ca' Corner con il candidato Andrea Camilli (otto anni alla segreteria provinciale del Fronte della Gioventù).

Infine il centro. Gli scudi crociati non saranno solo quelli dell'Udc e del Movimento Popolare Veneto di Piccolo. A tentare l'elettorato democratico e cristiano c'è infatti anche la Democrazia Cristiana di Angelo Sandri: «Alla presidenza della Provincia di Venezia candidiamo il chioggiotto Stefano Doria - dice il segretario nazionale - e in lista potrebbero esserci esponenti delle Autonomie di Lombardo». Con cui corrono già appaiati alle Europee assieme ai Pensionati, all'Adc di Pionati e alla Destra di Storace (oggi, per la cronaca, all'hotel Ambasciatori di Mestre).

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3.5.09

Davide Zoggia: presentazione dei 32 candidati. I primi commenti a Mira.

Il Gazzettino Domenica 3 Maggio 2009

VERSO LE ELEZIONI
«Qui si vince», Zoggia
presenta la lista del Pd
Sindaci, amministratori pubblici e consiglieri uscenti con alcuni candidati «under 25» in corsa

Il Pd ha scelto i 32 condottieri che appoggeranno la causa di Davide Zoggia nella corsa alle elezioni provinciali del prossimo 7 giugno. A Oriago, ieri sera, durante la presentazione dei due candidati consiglieri miresi, Guerrino Palmarini e Renato Martin, l’attuale presidente della Provincia, agli occhi del sindaco Michele Carpinetti, ha colto l’occasione per suonare la carica in quella che, da sempre, è una roccaforte storica del centrosinistra. «Qui si vince – ha dichiarato sicuro Zoggia – Mira ha dato un contributo importante in questi anni e continuerà a darlo». E non potrebbe essere altrimenti: nella passata legislatura, infatti, la città rivierasca ha portato in Provincia tre consiglieri e un assessore.
Zoggia si toglie qualche sassolino dalla scarpa parlando del suo avversario, Francesca Zaccariotto. «Io voglio essere un sindaco metropolitano e non un sindaco che vuol fare il presidente della Provincia. Bisogna coordinare amministrazioni di tutti i colori: questo ente locale può essere utile e forte solo se farà il proprio mestiere in maniera meno politicizzata possibile».
Franca Donaggio, senatrice del Pd, punta il dito su chi in questi anni ha remato contro, su tutti l’ex sindaco Roberto Marcato e Paolino D’Anna, passato dall’altra parte della barricata e candidato tra le fila della costola cristiano democratica del Pdl, il Movimento popolare veneto. «Sarà una campagna elettorale difficile – ammette la parlamentare – ma se condurremo la partita come abbiamo fatto alle amministrative e alle politiche porteremo a casa un ottimo risultato».
Soddisfatto per la scelta dei trentasei candidati il coordinatore provinciale del Pd Gabriele Scaramuzza. «Abbiamo scelto un gruppo che avesse la giusta chimica di squadra. Personalità significative e un blocco di under 35 che porterà freschezza e novità. Fiducia, anche, ai candidati uscenti che in questi cinque anni hanno fatto un ottimo lavoro».
Questi i nomi dei candidati - fra i quali sindaci e amministratori pubblici- del Pd nei vari collegi:
1. Massimiliano Mazzetto (Campolongo),
2. Mario Baradel (Caorle),
3. Sante Forzan (Cavarzere),
4. Cristian Boscolo Papo (Chioggia)
5. Mauro Boscolo Bisto (Chioggia),
6. Clara Salviato (Dolo),
7. Graziano Vidali (Eraclea),
8. Pietro Rugolotto (Jesolo),
9. Paolo Gatto (Martellago),
10. Guerrino Palmarini (Mira)
11. Renato Martin (Mira),
12. Mariarosa Pavanello (Mirano),
13. Lietta Smajato (Noventa),
14. Giorgio Barro (Portogruaro),
15. Francesca Zottis (San Donà),
16. Bruno Panegai (San Michele),
17. Denis Zinelli (S. Maria di Sala),
18. Luigino Moro (San Stino),
19. Enrico Scotton (Scorzè),
20. Stefania Busatta (Spinea),
21. Maria Grazia Madricardo (San Marco e Cannaregio),
22. Serena Ragno (Castello),
23. Elisabetta Populin (Dorsoduro),
24. Renato Omacini (Lido),
25. Claudio Orazio (Murano),
26. Lionello Pellizzer (Favaro),
27. Andrea Ferrazzi (Bissuola e San Giuliano),
28. Diego Vianello (Carpenedo e Terraglio),
29. Laura Di Benedetto (Parco Ponci e Piave),
30. Savino Balzano (Zelarino),
31. Loredana Serafini (Chirignago),
32. Carmine Montefusco (Marghera).

Davide Tamiello

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25.4.09

Davide Zoggia "ci mette la faccia": la campagna elettorale alla fase finale

la Nuova di Venezia — 25 aprile 2009
«La mia candidatura è della gente» Zoggia punta su lavoro e sicurezza

MESTRE. Dieci assemblee pubbliche per le primarie delle idee, altri dieci incontri per presentare il bilancio di fine mandato. Duemila mail ricevute, quattromila persone incontrate. Il candidato alla presidenza per il centrosinistra Davide Zoggia, deciso a succedere a se stesso, ingrana la marcia e si prepara dalla prossima settimana a incontrare i cittadini, le associazioni, i movimenti nei 44 Comuni della Provincia con una serie di assemblee ma anche appuntamenti di incontro nei mercati.
Lo slogan è «Per il tuo futuro io ci metto la faccia», che campeggia su un opuscolo che sarà distribuito nei vari incontri previsti, analizzando i tre punti cardine del futuro programma di governo della Provincia. A questi incontri si affiancano una lunga serie di dibattiti pubblici nei vari centri della Provincia.
Lunedì si comincia a Mirano, poi Zoggia sarà martedì a Cona, mercoledì prossimo invece sarà a Mestre, giovedì a Noale e venerdì a Burano.
«Dobbiamo rimettere al centro le cose da fare in un momento così difficile per la nostra Provincia. La mia è la candidatura della gente, non è frutto di accordi di segreteria determinati a Padova o Roma e a breve presenteremo anche il programma di mandato. Al primo posto c’è il tema del lavoro e delle risposte da dare non solo alle imprese per tornare all’eccellenza produttiva ma anche a chi rischia oggi: donne, giovani, persone over 45 che hanno perso il posto di lavoro».
E prosegue, con un chiaro riferimento all’avversaria del centrodestra: «A Marghera c’è gente disperata che piange, ai fiori pensiamo dopo, prima vengono i problemi reali della gente, il confronto deve essere sulla realtà». E poi c’è il tema della sicurezza: «Che non si affronta con le ronde ma investendo denaro nelle cittadelle della sicurezza, dando risposte concrete alle necessità delle forze dell’ordine».
Zoggia elenca i risultati della sua amministrazione uscente per realizzare caserme e commissariati a Jesolo, Portogruaro e a Marghera e conferma l’impegno a realizzare una cittadella di carabinieri e finanza, compresi vigili del fuoco e protezione civile a cavallo tra Riviera del Brenta e Miranese. Al terzo posto delle priorità, dice Zoggia, c’è la mobilità: ovvero gli interventi sul metrò regionale, sul tram, sullo sviluppo dell’aeroporto di Tessera.
E non lesina una frecciatina all’avversaria, convinta di poter fare bene il sindaco e pure il presidente di Provincia. Zoggia ha raccolto attorno a sé il Pd, il partito socialista, i Verdi, l’Italia dei valori, Rifondazione, Comunisti italiani, Sinistra per Venezia e la civica. Ma non basta: una nuova lista civica di appoggio potrebbe essere quella dei consumatori che fa capo a Franco Conte (Codacons) e Marco Zabotti.
(m.ch.)

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8.4.09

Davide Zoggia licenzia il PTCP, dopo 4 anni di lavori

Il Gazzettino 8 Aprile 2009

Ptcp, entra la Nuova Romea ed esce Veneto city
Approvata le delibera sulle osservazioni, ora il piano urbanistico provinciale passa all’esame della Regione

Un taglio netto a Veneto City, il Quadrante di Tessera diviso in due e un’inattesa apertura al progetto della Nuova Romea. Con l’auspicio che le opere di mitigazione possano ricalcare l’iter seguito per il Passante di Mestre.

Non è stata un’operazione formale l’esame delle osservazioni al Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp) adottato a dicembre e conclusa ieri in Consiglio provinciale con il voto che ha chiuso il cerchio attorno allo strumento di pianificazione urbanistica che ora passerà all’esame della Regione.

Dopo quattro anni di lavoro, circa tremila osservazioni esaminate, 200 incontri ufficiali, cinque giorni di dibattito in aula (per 26 ore complessive) con 335 votazioni, il piano è passato con 22 voti della maggioranza di centrosinistra e nove voti contrari dell’opposizione.

Quest’ultima ha rinunciato a fare ostruzionismo - cosa che avrebbe di fatto rinviato l’approvazione del Ptcp a dopo le elezioni - decisa a giocarsi in campagna elettorale le critiche a un piano che, per il centrodestra, «aggiunge burocrazia e prescrizioni a carico dei cittadini ma anche dei Comuni», per usare le parole del capogruppo di Fi-Pdl Mario Dalla Tor.

Opposta la tesi del presidente Davide Zoggia, per il quale il Ptcp - il primo dopo quello di Padova a essere approvato in Veneto dopo il varo della legge regionale urbanistica - è «un piano di indicazioni più che di prescrizioni, che non dice di "no" alla Romea commerciale ma che pone limiti a progetti come Veneto city».

In effetti una delle novità di ieri è l’approvazione di un’osservazione dei comitati civici che schiude una porta al tracciato autostradale veneto della Mestre-Orte (la Nuova Romea) auspicando un accordo fra Regione e agricoltori analogo a quello del Passante verde per ridurre l’impatto ambientale dell’opera. Da parte sua Rifondazione con il capogruppo Aldo Bertoldo dichiara di avere posto un freno al progetto immobiliare di Veneto city, limitandone lo sviluppo direzionale a quanto già previsto dai piani regolatori di Dolo, Mira e Pianiga. Ma anche il Quadrante di Tessera, dove dovrebbero sorgere uffici, negozi e alberghi, ne esce dimezzato con una previsione produttiva per i Comuni di Marcon e Quarto d’Altino e una legata allo sviluppo aeroportuale per l’area veneziana. Infine è previsto che l’asse viario lungo il tracciato dell’idrovia non sia più a pedaggio ma aperto al territorio.

«È un piano di sviluppo sostenibile - spiega l’assessore all’Urbanistica Enza Vio - che ora passa all’esame della Regione che avrà sei mesi di tempo per avanzare eventuali richieste di modifica». E alla Regione guarda anche la minoranza, per la quale il Ptcp «blocca lo sviluppo delle seconde case nelle aree turistiche - come osserva Daniele Bison (An-Pdl) - non prevede alcuno sviluppo nautico per Bibione» e «pone solo vincoli per i Comuni» come prevede Giacomo Gasparotto (Fi-Pdl).

L’opposizione (attraverso l’ex assessore della Margherita Bruno Moretto) non ha mancato neppure di sottolineare il voto in libertà della sinistra (Prc, Pdci, Verdi e Rps) rispetto alla maggioranza di centrosinistra nei numerosi emendamenti proposti dalle associazioni ambientaliste. Ma ciò rientra probabilmente nel gioco delle parti dell’imminente competizione elettorale: «Abbiamo dimostrato che la Provincia ha una maggioranza che può continuare a governare», ha detto Zoggia nell’intervento conclusivo, mentre Renato Spolaor (Pd) ha ribadito che «la sostenibilità del territorio non confligge con le opportunità produttive ed economiche».

Saranno i Comuni, d’ora in poi, a doversi confrontare con le indicazioni del Ptcp in materia urbanistica, materia che solo dal 2004, con il varo della legge regionale 11, ha assegnato la competenza alle Province. «Con fatica la Provincia sta tentando di esercitare questo nuovo ruolo», aveva detto Zoggia all’inizio del dibattito. Ma Venezia, alla fine, è riuscita ad arrivare al traguardo prima delle altre province.

Alberto Francesconi

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29.3.09

Michele Carpinetti, Davide Zoggia e Franca Donaggio: No alla Romea Commerciale in Riviera del Brenta



la Nuova Venezia — 29 marzo 2009

Romea commerciale, sindaci sulle barricate

MESTRE. «Sono imbestialito». Il sindaco di Dolo, Antonio Gaspari, è il più arrabbiato. La notizia dell’approvazione da parte dell’Anas del progetto preliminare della Romea commerciale (Orte-Mestre) presentato dalla Gefip Holding presieduta da Vito Bonsignore sta creando subbuglio in Riviera del Brenta. L’autostrada di 400 chilometri - spesa stimata in 9 miliardi di euro - spevanta Comuni, Provincia e comitati: se il progetto preliminare verrà confermato, la Romea commerciale si collegherà all’A4 a Roncoduro, dopo aver attraversato Mira e la frazione di Sambruson di Dolo. Sindaci della Riviera e Provincia non sono contrari alla realizzazione della Romea commerciale, ma contestano la scelta di far passare il tracciato proprio per la Riviera. L’innesto. In premessa va detto che il progetto preliminare, fino a che non arriverà l’approvazione da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), potrà essere anche sostanzialmente rivisto. Tuttavia questo non basta a rassicurare i sindaci. Se il tracciato verrà confermato la Romea commerciale, salendo da Ravenna e Chioggia, poco dopo il ponte di Lughetto, virerà verso l’interno, attraversando Mira e Sambruson (le vie Stradona e Carrezioi) per poi collegarsi, in località Roncoduro, all’A4 e al Passante di Mestre. Le carte del progetto approvato dall’Anas non le ha ancora viste nessuno, ma a molti appare chiaro che il progetto prenderà questa direzione. E’ possibile che sia stato anche previsto un collegamento con la futura camionabile tra Padova e Venezia che correrà lungo l’Idrovia. I sindaci. I sindaci sono neri di rabbia, specie Antonio Gaspari (Dolo) e Michele Carpinetti (Mira). «Un simile progetto distruggerà Sambruson e la Riviera - attacca Gaspari -, mettendo in pericolo le ville storiche, come ad esempio villa Tito. C’è il fondato sospetto che in questa vicenda si intersecano interessi che nulla hanno a che vedere con la salvaguardia della Riviera del Brenta». Duro anche Carpinetti: «Contro l’innesto a Roncoduro si è già espresso tutto il territorio. Oggi questa ipotesi rispunta, per un’autostrada che avrà tempi lunghissimi, che forse sarà pronta nel 2018, mentre l’attuale Romea, soprattutto nel tratto tra Chioggia e Marghera, è in condizioni disastrose, e per la sua sistemazione Anas non ha previsto un solo euro». L’alternativa. Una proposta alternativa c’è ed è quella formulata dal presidente della Provincia, Davide Zoggia. Prevede che la Romea commerciale, superata Chioggia, salga verso Codevigo per andare poi a collegarsi con il futuro grande raccordo di Padova. «Ammetto che si tratta di un tracciato più lungo - spiega Zoggia - ma servirebbe a salvaguardare la Riviera». E poi aggiunge: «La Romea commerciale serve, è un intervento fondamentale, ma non può essere fatto in questo modo, serve il confronto con le comunità locali, come è stato fatto per il Passante per la terza corsia dell’A4 Venezia-Trieste». «E’ per questo che siamo pronti a fare le barricate, a mobilitare la popolazione - aggiunge - perché non è possibile che un tracciato venga imposto in questo modo, questi signori vengano a confrontarsi con il territorio. Quelli contenti. L’approvazione della Romea commerciale a Campagna Lupia e Chioggia - dove non pesa l’innesto sull’A4 - è soprattutto una buona notizia. «E’ un passo avanti importante - dice Fabio Livieri, sindaco di Campagna Lupia - anche se questo non deve far passare in secondo piano la messa in sicurezza dell’attuale Romea, che è la cosa più importante». A Chioggia invece la Romea commerciale è vista sopratutto come un’opera che servirà a vincere l’isolamento della città. «Sarà un modo per essere più vicini all’Europa - spiega Giampaolo Convento, assessore alla Mobilità - con la costruzione di due bretelle davvero strategiche». La prima si spingerà dal previsto casello di Chioggia Sud a Sant’Anna, la seconda dall’uscita di Chioggia Nord verso l’Arzerone. «Da mesi - dice Convento - stiamo lavorando con i progettisti per definirne i tracciati».

(a.ab.)

la Nuova Venezia — 29 marzo 2009

«Un intervento inutile e dannoso» I comitati pronti al referendum

MIRA. «La Nuova Romea è una iattura per tutto il territorio della Riviera del Brenta. Siamo pronti a fare le barricate se passa il progetto di innesto dell’opera a Roncoduro. Con questo tracciato sarà una devastazione. Si tratta solo di business e non servirà a togliere traffico dall’area». I comitati per la difesa della Riviera del Brenta e del Miranese dopo la notizia del via libera dell’Anas al progetto della Romea Commerciale sono sul piede di guerra e, oltre alle assemblee, annunciano l’intenzione di organizzare un referendum. «Avevamo il sentore che dopo l’inaugurazione del Passante - spiegano Mattia Donadel, portavoce dei comitati della Riviera e Glaide Leo per il comitato No Ar - la Regione avrebbe accelerato per realizzare quest’opera». I comitati mettono in luce i punti critici del progetto. «Si pensi a interventi di cui si è discusso - attacca Donadel - come il tunnel sotto il Naviglio del Brenta che colpirà le aree fra Mira e Dolo. Cantieri che devasteranno anche il patrimonio artistico ed architettonico della Riviera come le ville. Un indicatore delle intenzioni di portare a Roncoduro la Romea Commerciale è anche il fatto che Autostrade e Regione devono ancora riportare il casello autostradale da Vetrego a Dolo. Un’area lasciata libera ad hoc». I comitati fanno una analisi lucida. «Siamo convinti che questo progetto che è inserito nella legge obbiettivo - dice Donadel - partirà proprio dalla tratta veneziana. Si tratta di un catalizzatore di traffico essendo l’opera prevista con il sistema del project financing. Sarà un’opera chiusa a pedaggio che per poter essere realizzata e pagata avrà bisogno di tanti mezzi che la attraversano. Un’idea più accettabile, anche se siamo contrari a nuove strade di questo tipo tout court, era quella della provincia di Venezia che prevedeva l’innesto con il Gra di Padova». I comitati si preparano alla mobilitazione. «Non resteremo - spiegano Donadel e Leo - con le mani in mano. Contro le grandi opere abbiamo già consegnato alla provincia 2.700 osservazioni al Ptcp. Organizzeremo nuove assemblee sul territorio investito (Campagna Lupia, Mira, Dolo, Pianiga) e chiediamo ai sindaci di schierarsi dalla nostra parte. Come ultima soluzione siamo pronti anche ad organizzare un referendum contro quest’opera».

(Alessandro Abbadir)

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21.3.09

Il metodo delle Primarie: anche per la selezione dei consiglieri provinciali

la Nuova di Venezia — 21 marzo 2009
Marghera, il Pd sceglie il candidato con le primarie

MARGHERA. Verso le elezioni provinciali. A Marghera il 29 marzo gli iscritti e i simpatizzanti del Partito Democratico sono chiamati ad eleggere il loro candidato allo scranno di consigliere provinciale. E il partito torna ad affidarsi alla formula delle Primarie.
«Abbiamo fatto delle Primarie uno dei principi ispiratori della nostra azione politica. E la selezione del candidato alla Provincia per il collegio di Marghera Centro rappresenta un atto di fiducia nei cittadini e un’occasione di partecipazione senza precedenti», ha spiegato ieri il coordinatore del circolo di Marghera Antonio Cossidente presentando l’iniziativa assieme a Davide Zoggia, candidato alla rielezione a presidente della Provincia.

Due i candidati che si confrontano il 29 marzo. Da un lato c’è Donatella Marello che ha alle spalle esperienze nella delegazione di zona di Marghera Centro ed ha lavoro nell’associazionismo, nel sindacato ed è oggi nell’esecutivo del partito a Marghera. Dall’altra Carmine Montefusco, consigliere di Municpalità ed ex presidente della commissione Ambiente del parlamentino di piazza Mercato.

Quanti risiedono nel collegio di Marghera nº16 e sono regolarmente iscritti alle liste elettorali e si riconoscono nelle idee del Pd sono chiamati al voto il 29 marzo dalle 8.30 alle 18 presso la sala consiliare della Municipalità di piazza Mercato 1.

La consultazione è aperta agli iscritti alle liste elettorali, a quanti compiranno 18 anni entro il 7 giugno, agli iscritti al circolo di Marghera (ci si può iscrivere anche nella giornata della consultazione), agli extracomunitari in possesso di permesso di soggiorno e residenti a Marghera.
Per partecipare occorre presentarsi con un documento d’identità valido in Municipio e versare un contributo all’organizzazione delle Primarie pari a 1 euro.

(Mitia Chiarin)

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6.3.09

Gabriele Scaramuzza: la relazione integrale del 2/3/09

Relazione all’Assemblea provinciale del PD
Mestre, Auditorium della Provincia di Venezia – 2 marzo 2009

Dobbiamo inventare una nuova saggezza per una nuova era. E nel frattempo, se vogliamo fare qualcosa di buono, dobbiamo apparire eterodossi, problematici, pericolosi e disubbidienti a coloro che ci hanno preceduto. Queste parole, scritte intorno alla seconda metà del ‘900 non da qualche “rivoluzionario di professione”, bensì da uno dei più celebri economisti della storia contemporanea, ci consegnano un’esatta rappresentazione del compito che abbiamo di fronte.
Inventare una nuova saggezza per una nuova era, giacchè il tempo che stiamo vivendo è un tempo che traluce in tutta la sua evidenza una greve peculiarità. Dal punto di vista delle condizioni materiali innanzitutto, stiamo assistendo alla più grave crisi economica degli ultimi cent’anni, che ha le sue cause non solo nella distorsione finanziaria dell’economia reale, ma anche nell’aver ricorso negli ultimi anni ad un indebitamento mal garantito finanche per il soddisfacimento delle domande primarie delle famiglie e delle persone.
Una crisi, è stato detto, dentro la quale non siamo ancora entrati del tutto, e che ancora deve dispiegare sul nostro paese tutte le sue conseguenze, e che rischia di produrre nei prossimi mesi centinaia di migliaia di disoccupati (almeno 600.000 secondo i dati di Confindustria, non meno di 900.000 secondo i dati delle più rappresentative forze sindacali). Una crisi di sistema, che investe non solo gli apparati industriali e produttivi, bensì è destinato a modificare in radice le stesse pratiche di vita e le abitudini quotidiane di milioni di consumatori, utenti e cittadini.
Una crisi straordinaria, quindi, che esigerebbe una risposta straordinaria da parte del governo, in termini di investimento di almeno 1 punto percentuale del PIL (cioè 16 miliardi di €) da mettere subito a disposizione per la riforma e l’estensione degli ammortizzatori sociali, il sostegno alle piccole e medie imprese, lo sblocco degli investimenti da parte degli Enti Locali anche derogando i vincoli del Patto di Stabilità, la proposta di un assegno mensile per i lavoratori precari per perderanno in queste settimane il loro posto di lavoro, il contrasto e la lotta dura all’evasione fiscale che, in questo paese, equivale ogni altro a oltre 110 miliardi di €.
Inoltre, quando e dove le altre economie del mondo hanno affrontato condizioni di gravità di questo genere hanno costruito, insieme a misure strutturali di lunga durata, anche le condizioni per una concordia istituzionale tra Governo e Parlamento, maggioranza e minoranza, corpo politico e corpi sociali intermedi e sindacali coinvolgendo tutti nel superiore obiettivo di dare futuro alle proprie comunità.
Bene, niente di tutto ciò è stato realizzato in queste settimane dal governo di centrodestra, che si è attardato nel persuadersi della reale grandezza di questa situazione, ha ignorato le proposte dei nostri gruppi parlamentari, ha perseguito la strada della divisione sindacale e, quando ha impostato una timida risposta, lo ha fatto semplicemente impiegando voci già stanziate e ricollocandole, senza lo stanziamento di risorse fresche.
Dal punto di vista delle condizioni immateriali di questo paese, la cultura di riferimento del centrodestra si è dispiegata in tutta la sua drammatica evidenza. L’inaudito alterarsi degli equilibri tra i poteri dello Stato, lo svilimento della Costituzione repubblicana da norma fondamentale a brandello pronto a essere modificato secondo gli umori e gli interessi del premier, le norme introdotte dal pacchetto legislativo sulla sicurezza introducono in pieno ai paradigmi di riferimento della destra.
Si tratta di un impasto e di una commistione indistinti di autoritarismo, erosione dei principi dello stato di diritto, sregolatezza economica, abdicazione agli ordinamenti costitutivi di ogni società civile organizzata che, ad esempio, attribuisce allo Stato il monopolio della sicurezza per evitare che il singolo – o qualche gruppo sociale – si faccia giudice a sé stesso (le immagini di ieri a Padova, dove le forze di pubblica sicurezza dello Stato pagate dai cittadini sono state costrette a scortare le ronde private destano, dopo un primo sgomento sorriso, solo preoccupata inquietudine): si tratta, in breve, di una cultura profonda che alligna in questo paese e che negli anni si è avvinta, come un organismo parassita, dentro le corde remote della nostra società.
Sbaglia chi in questi anni ha pensato e scritto che Silvio Berlusconi rappresentasse la causa di questo processo: esso ne costituisce invece il prodotto più genuino il più autentico testimone.
Se questo è vero, parrà a tutti chiaro che quello che ci attende di qui in avanti non è tanto e solo un impegno a invertire le tendenze del consenso elettorale in Italia, che si misurano in ogni appuntamento elettorale, bensì la necessità di immergerci nelle strutture profonde e remote della nostra stessa società per tornare a cambiarle, per svellere la pianta malata di questo autoritarismo mite dal tronco della nostra polis, che deve tornare a crescere e fruttificare, a essere innervata di nuovo dai valori costituzionali della laicità, dell’accoglienza, dell’inevitabile relazione tra sviluppo economico e sviluppo sociale e civile.
Se tale è il compito, ad esso serviranno quell’intelligenza, dedizione, autorevolezza, convinzione che stanno ancora dentro centinaia di migliaia di donne e uomini che vivono nelle nostre città, nelle nostre province, nel nostro paese. Se tale è il compito, servirà soprattutto un luogo ove chiamare a raccolta proprie queste intelligenze, queste dedizioni, queste autorevolezze, queste convinzioni.
Questo luogo esiste, questo luogo è il Partito Democratico.
Di conseguenza, la scelta dell’Assemblea Nazionale del 21 febbraio di eleggere Dario Franceschini a segretario nazionale è stata la scelta che ragione e intelligenza imponevano dentro la realtà oggettiva e storica in cui siamo immersi. Capisco e comprendo i molti nostri militanti e simpatizzanti che in questi ultimi 10 giorni hanno sostenuto la scelta della convocazione immediata del congresso oppure l’indizione delle primarie: in una situazione, per così dire, normale, l’avvio dell’assise congressuale sarebbe stata la scelta logica coerente.
Ma nello stato di eccezione in cui viviamo essa avrebbe avuto come conseguenza lo smobilitare il Partito dalle campagne elettorali e avrebbe consentito al centrodestra di segnare un altro importante passo nel consolidamento della propria cultura profonda nel paese. Anche il ricorso alle primarie, fuori dalla redazione di piattaforme progettuali alternative su cui misurare i candidati, sarebbe equivalso ad un semplice confronto tra individualità e personalismi (quelle individualità e personalismi che negli ultimi mesi hanno costituito un fardello pesante e insostenibile per il nostro Partito).
Ragione e intelligenza hanno quindi consigliato l’elezione di Dario Franceschini. Ragione e intelligenza hanno anche, credo, sollecitato la celere nomina della nuova segreteria (con una forte rappresentanza dei territori) e lo snellimento degli organismi dirigenti di costruzione delle politiche del Partito. Ragione e intelligenza impongono la convocazione del congresso del PD subito dopo le elezioni europee e amministrative.
Sarà quello il luogo ove compiere una straordinaria riflessione su noi stessi, ove redigere quella tavola dei valori e delle proposte politiche da presentare con chiarezza e nettezza di contenuti al nostro paese.
Sarà quello il luogo ove affrontare con determinazione anche il tema capitale dell’identità del Partito Democratico, partendo da una consapevolezza: un Partito è una comunità di donne e uomini che condividono valori e idee e li traducono in una proposta di governo. Esso è un corpo vivo e vitale semplicemente perché è composto da donne e uomini, da carne, emotività e intelligenza.
Come tale, l’identità di un Partito si desume non semplicemente dall’appello alle tradizioni storiche di riferimento e provenienza, ma soprattutto dal suo progetto di futuro, a partire da una decisione semplice quanto netta: quali sono i corpi sociali che esso si candida a rappresentare, quali sono gli interessi collettivi e diffusi di cui esso vuole essere, appunto, il campione.
Dovrà essere soprattutto una occasione per confrontarci su quei temi di rilievo, come le questioni eticamente sensibili e della bioetica sulle quali, credo, il migliore punto di partenza sia la condivisione dei tanti nostri dubbi e dei molti interrogativi che abitano ciascuno di noi piuttosto che delle troppo semplici certezze che, dall’una come dall’altra parte, sono state gettate nelle scorse settimane nel macello della politica e sulle quali le parole più belle ha scritto padre Enzo Bianchi su La Stampa del 15 febbraio scorso.
Comunque la pensiamo, non possiamo non venire meno da questa semplice convinzione, che “per tutti noi è inviolabile il principio sacro della laicità dello Stato”, come Dario Franceschini ha detto nel suo primo discorso.
Io chiedo e propongo a questa assemblea che questa discussione, per noi qui a Venezia, cominci adesso. Propongo che nel mese di marzo in tutti i nostri circoli si convochino le assemblee degli iscritti e dei simpatizzanti (si badi, non degli esecutivi e dei coordinamenti) per avviare una straordinaria riflessione su noi stessi. Tanti assemblee quanti sono i nostri ormai 80 circoli, i cui esiti costituiranno il contributo più vero alla prima assemblea nazionale dei coordinatori di circolo, convocata il 21 marzo a Roma[1].
Queste assemblee saranno anche l’occasione per incrementare il tesseramento al nostro Partito, risposta vera alla domanda di militanza di tanta parte della nostra gente. Su questo, è bene cominciare a sfrondare alcune voci che sono corse in questi giorni. Il numero di iscritti al PD nella provincia di Venezia ha superato le 4.000 adesioni, cioè il 50% della somma degli iscritti di DS e Margherita. Entro la fine di marzo le adesioni dovranno essere almeno 5.000, a testimonianza di un rinnovato sforzo di noi tutti (a partire dai coordinatori di circolo) di irrobustire il Partito. In questo senso, la rigidità delle regole introdotte dal regolamento nazionale ha rallentato e appesantito la fase di tesseramento, anche allontanando alcuni militanti. Per risolvere questa situazione, io e il responsabile organizzativo abbiamo chiesto all’esecutivo di sottoporre a questa assemblea la proposta di iscrivere, su motivata richiesta del coordinatore di circolo all’Ufficio Adesioni Provinciale, anche persone iscritte fuori dal territorio di residenza, che giustifichino le ragioni oggettive della loro opzione.
Sarà questa una delle due leve di impegno del Partito Democratico a Venezia nei prossimi mesi. L’altra sarà costituita, di necessità, dal progressivo intensificarsi e potenziarsi della campagna elettorale. Anche su questo, dovremo chiarire a noi stessi che il tempo della timidezza è finito.
E, insieme alla timidezza, è finito anche il tempo delle gelosie dei territori, dei timori di parte della stessa nostra classe dirigente locale. Si candidino i migliori, senza remore. Entro pochi giorni si chiudano le candidature dei nostri candidati a Sindaco, e dei collegi provinciali. Se ad alcuni sarà chiesta generosità (penso al tema della rappresentanza in seno al Consiglio) ad altri sarà chiesta responsabilità (penso alla costruzione delle candidature nei collegi non cittadini): da tutti però dovrà venire un sì chiaro e netto, perché su questo saranno giudicati come classe dirigente.
Sulle candidature a Sindaco un lavoro importante è già stato avviato: dei 16 Comuni che andranno al voto abbiamo individuato le candidature a Scorzè, Portogruaro, Spinea (con le primarie di coalizione), Campolongo Maggiore, Noale, Fossò, mentre stiamo avviando a conclusione le candidature per i Comuni del Veneto Orientale. Ove presenti abbiamo proceduto alla riconferma dei Sindaci uscenti, ma sempre introducendo un profilo d’innovazione nella costruzione delle alleanze, guardando ovunque ai mondi del centro moderato piuttosto che alle diverse esperienze del civismo e dell’associazionismo presenti nelle singole realtà.
Sul lato delle candidature ai collegi provinciali, abbiamo cominciato le consultazioni di tutti i nostri circoli che erano stati invitati nel mese di gennaio a lavorare sulle proposte di candidatura di collegio, incontrandone finora 30. E’ bene ribadire l’invito a cercare soluzioni condivise, e di salvaguardare sempre l’unitarietà dei circoli e dei collegi, richiamando tutti all’esercizio della massima responsabilità.
La pronta costruzione della nostra lista provinciale e dei nostri progetti di governo delle 16 città costituisce il migliore viatico possibile per la vittoria di Davide Zoggia, insieme all’impegno già dimostrato nelle prime iniziative del nostro candidato (su questo, permettetemi un ringraziamento particolare ai nostri coordinatori per il contributo che hanno saputo dare nelle primarie delle idee il cui primo ciclo si è concluso pochi giorni fa proprio qui a Mestre).
Insieme a questo dovremo intensificare l’iniziativa politica organizzando alcuni grandi appuntamenti di qui ai prossimi tre mesi, sulle questioni di reale incidenza sulla vita delle nostre genti e delle autonomie locali: infrastrutture e trasporti, federalismo fiscale[2], scuola, cultura e turismo, porto Marghera costituiscono i titoli di altrettante iniziative che distribuiremo nei prossimi 90 giorni.
L’attenzione del nostro Partito, in particolare non può e non verrà meno sui temi economici e del lavoro del territorio, per costruire e condividere con tutti gli attori interessati un progetto organico di rilancio delle nostre eccellenze produttive, dal polo di porto Marghera (che necessita, dopo la recente intesa INEOS-Sartor, di un coerente e credibile piano industriale) alle piccole e medie imprese diffuse sull’intero territorio, che vivono direttamente le conseguenze della crisi e cui occorre dare risposta. Abbiamo iniziato pochi giorni fa a chiamare intorno ad un tavolo tutti i soggetti sindacali e datoriali e così continueremo a fare, accompagnando anche il prezioso lavoro svolto dall’amministrazione provinciale che ha promosso un accordo del valore di 3 milioni di € per l’anticipo degli ammortizzatori sociali alle lavoratrici e ai lavoratori delle nostre imprese.
Non va inoltre dimenticato che una campagna elettorale esige prima di tutto risorse adeguate per la sua realizzazione. Né va dimenticato quel principio di autofinanziamento della vita politica che regge il PD e ne rappresenta anche garanzia di gestione trasparente e democratica. Se uno sforzo va chiesto, quindi, esso deve cominciare da coloro che esercitano ruoli di responsabilità istituzionale, a tutti i livelli. Nell’avviare la campagna straordinaria di finanziamento per la campagna elettorale, quindi, richiedo ai parlamentari, ai consiglieri regionali, agli assessori della Provincia e della città capoluogo di essere i primi sottoscrittori, versando le somme che l’esecutivo provinciale (insieme al tesoriere) determinerà entro sette giorni.
Nel corso della prossima seduta dell’esecutivo, che terremo entro la fine di questa settimana, individueremo inoltre una figura responsabile per la campagna di finanziamento e un gruppo di lavoro responsabile per l’organizzazione della campagna elettorale, per costituire una struttura stabile che accompagni il Partito, rispondendo direttamente all’esecutivo, fino all’appuntamento del 6 e 7 giugno. Inoltre, in particolare gli amministratori eletti e i nominati negli enti di secondo livello dovranno dimostrare la massima coerenza nei loro atteggiamenti rispetto all’obbligo di contribuzione al Partito stabilito nei nostri regolamenti economico-finanziari.
Dobbiamo essere consapevoli che il successo alle elezioni amministrative del 6 e 7 giugno (e la conferma di Davide Zoggia alla presidenza della Provincia) costituisce il primo essenziale contributo che noi tutti potremo dare all’irrobustimento del nostro Partito e del suo progetto, e che se conseguiremo questo successo sapremo affrontare con la giusta autorevolezza il periodo congressuale che farà immediatamente seguito.
Un congresso, come abbiamo detto, assolutamente vero, cioè in grado di redigere le proposte politiche del Partito e chiarire il suo progetto di futuro, e di individuare quindi quale classe dirigente si farà carico di rappresentarlo al paese e rinforzarlo, costruendo le necessarie alleanze con i diversi corpi sociali e i portatori di interesse reale che si trovano dentro i nostri territori.
E’ proprio sulla costruzione di questa classe dirigente che noi dovremo fare attenzione, giacchè essa si dovrà fare carico del Partito e del suo attecchire nelle fondamenta profonde della nostra società. Un Partito che ambisce a costruire quell’alternativa culturale cui abbiamo detto poc’anzi non può essere costruito in soli 16 mesi. Esso necessita di una cura costante e di una dedizione meticolosa per alcuni anni.
E proprio perché questo Partito ha l’ambizione di durare attraverso le generazioni, esso deve liberarsi di parte dei limiti del gruppo dirigente centrale che l’ha fin qui segnato. Deve liberarsi in particolare dei logoramenti interne e delle “battaglie di posizione”, deve liberarsi della presunzione di gruppi dirigenti che perpetuano loro stessi da anni; deve, soprattutto, riscoprire il senso originario e primigenio della politica come scelta di servizio, di disponibilità e generosità.
Deve quindi innervare, a partire con il congresso, il Partito delle nuove generazioni che in esso sono giunte e stanno crescendo, e già assumono incarichi di responsabilità. Deve, soprattutto, dare centralità ai territori e alla loro vivacità, svellendo la pesantezza del livello centrale di direzione, che ha dimostrato in questi mesi un’inadeguatezza generale, che ha finito per lenire e traviare anche le personalità eccellenti in seso presenti.
Ecco, il nostro contributo a questa discussione tanto più sarà forte e accreditato quanto più noi sapremo essere autorevoli, nella convinzione che l’autorevolezza in politica si acquisisce con la bontà dei contenuti, e soprattutto con la realtà dei risultati: e la prima prova sta immediatamente innanzi a noi il 6 e 7 giugno.
Da allora quindi cominceremo quell’esercizio nell’essere eterodossi e problematici, anche disubbidienti se serve, che ci consentirà di costruire davvero in questo paese una nuova saggezza per una nuova era.

Gabriele Scaramuzza

[1] Evento cui assicureremo la partecipazione massiccia di tutti i nostri coordinatori assumendoci, insieme al regionale, l’organizzazione e le spese del viaggio
[2] sostegno al movimento dei sindaci per il riconoscimento del 20% del gettito IRPEF che consente di forzare sulle contraddizioni della Lega Nord che non vi aderisce

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4.3.09

Gabriele Scaramuzza: al via la mobilitazione per la campagna elettorale

la Nuova Venezia — 3 marzo 2009
«Pronti a vincere Europee e Provinciali»

Il cambio al vertice del Partito Democratico dopo le dimissioni di Walter Veltroni, dopo l’infelice esito delle elezioni regionali in Sardegna e la nuova direzione affidata a Dario Franceschini e poi la crisi economica e la campagna elettorale per le Provinciali sono stati i temi ieri dell’assemblea comunale e provinciale del Pd veneziano, svoltasi al centro Servizi della Provincia a Mestre.
Numerosissimi gli interventi di vari esponenti del partito veneziano, che si prepara non senza timori alla sfida elettorale di giugno per l’elezione del presidente della Provincia e di 16 Consigli comunali. In attesa del congresso nazionale di ottobre e nonostante i mal di pancia di molti iscritti, che dopo la scelta di Veltroni di lasciare la segreteria, hanno chiesto un congresso immediato, anche la segreteria provinciale del Pd - ha spiegato il coordinatore Gabriele Scaramuzza - ha accolto l’elezione di Franceschini come «una scelta che ragione e intelligenza imponevano dentro la realtà oggettiva e storica in cui siamo immersi», anche se «l’avvio dell’assise congressuale sarebbe stata la scelta logica coerente».
Ma in vista della prossima campagna elettorale, ha proseguito, «il tempo della timidezza è finito». Tra gli interventi, il segretario della Cgil veneziana Sergio Chiloiro ha lanciato un appello all’assemblea affinché il partito assicuri il sostegno alla mobilitazione della Cgil il 4 aprile.
E assemblee, ha annunciato ancora Scaramuzza, si terranno in questo mese in tutti gli 80 circoli, coinvolgendo simpatizzanti ed iscritti, per assicurare il più ampio dibattito in vista della prima assemblea nazionale dei coordinatori di circolo, convocata a Roma per il 21 marzo.
Forniti anche dati sul tesseramento: il numero di iscritti al Pd in Provincia di Venezia ha superato le 4 mila adesioni, cioè il 50 per cento della somma degli iscritti di Ds e Margherita e l’obiettivo è quello di arrivare per fine mese a superare i 5 mila iscritti.
(m.ch.)

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3.3.09

Assemblea del PD provinciale: Davide Zoggia chiama tutti a raccolta


Il Gazzettino 3 Marzo 2009

Dario Franceschini alla guida del Partito democratico era la soluzione più ragionevole, ma dopo le europee servirà un profondo confronto al Congresso nazionale. Perché il Pd è un partito in crisi e se qualcuno pensa che alle prossime elezioni provinciali la vittoria sia scontata, si sbaglia di grosso.
L’autocritica arriva dall’Assemblea provinciale del Pd, riunitasi ieri presso l’auditorium della Provincia. Oltre 200 persone attente quando a prendere la parola è stato Davide Zoggia, presidente della Provincia nonché ricandidato alle prossime provinciali, che ha risposto per le rime a chi metteva in dubbio il sistema delle alleanze.
«Credevo che il nome del candidato e le alleanze non dovessero più destare incertezza, qui non si tratta di essere più o meno buoni nei confronti di qualcuno, bensì di costruire una vittoria che oggi non è poi così certa. L’attuale situazione è diversa da quella del 2004, il Pd attraversa un periodo difficile, ma le possibilità di vincere ci sono, purché ciascuno dia il cento per cento. Vorrei che tutti i rappresentanti del partito si lasciassero andare a dichiarazioni esplicite di vittoria, senza titubanze, perché la gente ne ha bisogno anche a livello psicologico».
Pieno sostegno a Zoggia arriva anche dal prosindaco Michele Mognato. «Sono ottimista, Zoggia ha fatto bene e ha costruito qualcosa di importante per il futuro. Il Pd ha un forte radicamento nel veneziano». Un radicamento che, secondo qualcuno, inizia però a scricchiolare, soprattutto per quella componente che guarda più a sinistra che al centro.
«Non condivido un Pd riformista – attacca Antonio Cossidente del coordinamento Marghera – dobbiamo guardare di più a chi vogliamo davvero rappresentare, a cominciare da precari e pensionati. La crisi economica ha allargato la forbice fra ricchi e poveri».
E a snocciolare un po’ di numeri è il coordinatore provinciale Gabriele Scaramuzza: 150 grandi aziende in crisi nel veneziano, 6.000 lavoratori in bilico, un Governo che non dà risposte. Per questo «Franceschini era la scelta che ragione ed intelligenza imponevano. Il Congresso sarebbe stata la scelta più logica e coerente, ma avrebbe distolto il partito dagli imminenti impegni elettorali a vantaggio del centrodestra». Un rischio che il Pd non può permettersi.
«Bisognava dare continuità al partito – spiega Piero Rosa Salva, capogruppo del Pd in Comune – credo che in questo momento fosse la strada più responsabile. Non c’è stata l’investitura delle primarie come per Veltroni, ma al congresso ci sarà tempo per confrontarsi».
Un congresso al quale gli 80 circoli del Pd veneziano rischiano di partecipare con un numero ridotto di aventi diritto al voto se alcune circoscrizioni non si affretteranno a ratificare le iscrizioni, attualmente 4.000, un migliaio nel veneziano, 523 nel miranese, 367 nel sandonatese e 350 nella zona di Portogruaro.
Una lancia a favore di Veltroni la spezza Valter Vanni. «Le responsabilità non possono ricadere tutte su Veltroni e non possiamo chiedere a Franceschini di risolvere in pochi giorni una tendenza negativa che si protrae da mesi. I sondaggi ci danno in calo e anche a livello provinciale serve un comportamento responsabile».
Giacomo Garbisa

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21.2.09

Gabriele Scaramuzza: per il dopo-Veltroni una reggenza transitoria è il "male minore"

la Nuova Venezia — 21 febbraio 2009
«Le elezioni sono troppo vicine, la reggenza è il male minore»

Un documento duro, che sposa sì la soluzione della reggenza per la guida del Pd, ma allo stesso tempo chiede un radicale cambiamento dei vertici nazionali del partito. Fino a tardi si è negoziato per trovare una posizione condivisa nella sede di via Cecchini a Mestre, alla fine ne è uscito un documento che, in più passaggi, fa trasparire il malessere della base del Partito Democratico, un testo che «evidenzia i sentimenti della nostra base», come ha ribadito il coordinatore provinciale Gabriele Scaramuzza.
A partire dalla scelta di Veltroni. «La grave responsabilità delle dimissioni, che non andavano rimesse in questo momento, ricade sull’intero corpo dirigente centrale», si legge infatti, «in questi mesi troppo impegnato a misurare il preimetro dei propri recinti piuttosto che contribuire al rafforzamento e al radicamento del partito sul territorio».
Dopo questo affondo, viene evidenziato che «In circostanze normali, noi dovremmo ricorrere immediatamente e con speditezza alla convocazione di un assise congressuale», aggiungendo però che «in queste strette il ricorso alla reggenza transitoria rappresenta, se volete, il male minore nella realtà oggettiva e fattuale in cui ci troviamo. Una reggenza, però, non aliena da un vincolo preciso e chiaro: l’immediata indizione del congresso e il rinnovo del gruppo dirigente centrale immediatamente dopo le elezioni. La rabbia, la disillusione di tanti militanti in queste ore non è riuscito a scalfire il desiderio di costruire questo partito e di impegnarsi subito per la prossima campagna elettorale. Una volta in più questi militanti si stanno dimostrando più maturi dei loro dirigenti centrali».
E sempre riguardo i militanti, nel documento si esalta il fatto che rappresentino «il corpo vero e sano del partito».
(m.t.)

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1.2.09

Davide Zoggia: al via le Primarie, ma delle Idee

la Nuova Venezia — 1 febbraio 2009
Zoggia lancia le primarie delle idee

Accettare la sfida di un confronto vero. Raccogliere le idee e le istanze che provengono dal territorio per recepirle, totalmente o in parte, nel programma elettorale. Incontrare ora, nel mese di febbraio, i potenziali elettori e reincontrarli ad aprile (in occasione della grande convention a cui parteciperanno anche le parti sociali e i referenti del mondo dell’associazionismo) per rinsaldare il patto in vista delle elezioni di giugno.
Questo l’obiettivo delle «primarie delle idee» presentato ieri - al Calice di piazza Ferretto - da Davide Zoggia, presidente della Provincia candidato dal centrosinistra a succedere a se stesso.
«Non vogliamo chiuderci all’interno degli uffici, cedere ai tatticismi come sembra stiano facendo altri - spiega Zoggia - Abbiamo accettato la sfida di un confronto vero con i nostri elettori.
Nel mese di febbraio saremo sul territorio per presentarci ai cittadini e raccogliere le istanze concrete (il 9 a Jesolo, l’ 11 a Venezia, il 13 a Mirano, il 16 a Mira, il 18 a Portogruaro, il 20 a San Donà, il 23 a Chioggia, il 25 a Mestre, ndr).
Ad aprile ci torneremo, dopo aver esaminato tutte le proposte e aver recepito nel nostro programma quanto di buono ci sarà proposto».
Si vota per rinnovare l’amministrazione provinciale. Zoggia è consapevole che, però, la Provincia come la conosciamo oggi ha i mesi contati. «Noi ci candidiamo a proseguire un percorso cominciato cinque anni fa perchè siamo convinti di aver fatto bene - spiega Zoggia - E il fatto che il 70 per cento dei provvedimenti del Consiglio sia stato votato anche dall’opposizione conferma questa convinzione. Ma ovviamente la Provincia come fulcro della nuova città metropolitana avrà un nuovo ruolo. Noi abbiamo sempre lavorato per tenere insieme il territorio, al di là delle appartenenze politiche. Nel segno del pragmatismo».
Tanto per citare le ultime battaglie «il caso della terza corsia, dove la Regione è stata costretta, su nostra sollecitazione, a convocare tutti i sindaci coinvolti. Ricordo l’accordo, 5 anni fa, sull’ arretramento del casello di Villabona prima che si aprisse il Passante: non si può fingere di dimenticare i patti siglati. Ecco, questo ruolo di coordinamento è quello che la nuova Provincia dovrà garantire in misura sempre maggiore».
La Città metropolitana, nei fatti, è già realtà. «Con Treviso ci siamo già confrontati su rifiuti, ambiente, trasporti, urbanistica e infrastrutture - ricorda Zoggia - Ed è ovvio che, a differenza di quanto dice Galan, non tutto il Veneto è area metropolitana. L’asse portante per noi è Venezia-Treviso-Padova».
Confronto e contatto, dunque. Quelli «virtuali» sono già molti: 3-400 contatti settimanali sono garantiti dal blog personale di Zoggia; 1.300 gli amici/contatti su Facebook, il social network più diffuso in Italia. Ma non basta. Internet non può bastare, tanto più che qui da noi, a differenza che negli Usa, non serve per raccogliere fondi.
Ci sarà anche la campagna elettorale «vecchio stile», sul territorio. Sono già partite le lettere con cui i responsabili dei vari circoli inviteranno i potenziali candidati a mettersi in lista. In linea di massima chi ha ricoperto (bene) un solo mandato sarà ricandidato. Nel segno delle «primarie delle idee», però, saranno recepiti anche i suggerimenti dal basso. Il coinvolgimento della base sarà garantito da un lato attraverso la segnalazione di possibili candidati, dall’altro attraverso la compartecipazione alla scrittura del programma.
- Massimo Scattolin

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30.12.08

Antonino Stinà: alle provinciali spazio ai giovani nel PD

la Nuova Venezia — 29 dicembre 2008
Pd, è arrivato il momento di ripartire Si può fare dal basso, e da Venezia

Gentile Davide Zoggia, da qualche settimana sei ufficialmente il candidato alla presidenza della nostra Provincia per il centro sinistra. E’una bella sfida, che comporta l’assunzione di moltissime responsabilità.
Il momento non è tra i più felici. L’economia globale attraversa una profonda crisi che ormai tocca da vicino anche i cittadini e le imprese veneziane. Il nostro partito, il Pd, versa in molteplici difficoltà che sarebbe ingiusto e sbagliato negare, ingiusto e sbagliato attribuire a soggetti esterni. I nodi che stanno venendo al pettine dobbiamo scioglierli al meglio e velocemente se vogliamo, e lo vogliamo, difendere questo nuovo soggetto.
Il Pd deve darsi al più presto un’identità che ne giustifichi l’esistenza. Credo che l’identità di un soggetto politico, di un’organizzazione politica che vorremmo essere «di massa», non si costruisca, soltanto, con il pragmatismo, che rischia di sconfinare nel cinismo, della buona amministrazione. Ritengo serva uno sforzo per recuperare l’utopia necessaria all’elaborazione di un’idea di società, capace di mettere in moto le energie positive dei cittadini del nostro Paese e della nostra provincia.
Un progetto di società poi si sostanzia nelle persone che si mobiliteranno per realizzarla. Un partito che vuole essere autenticamente federale non aspetta che venga data la linea nel corso delle direzioni, o peggio dei caminetti, di Roma. Un partito federale si mobilita dal basso; coinvolge nei diversi territori i propri militanti: per elaborare le idee e per realizzarle.
Per questo motivo Davide, hai una grande chance. Approfitta, insieme ai militanti del Pd e degli altri partiti della coalizione di centro sinistra, di questa campagna elettorale per offrire le idee che da Venezia possono venire per accompagnare il nostro Paese fuori dalle sacche della crisi. Dai il contributo al rinnovo della classe dirigente del Pd di cui tutti ormai parlano ma che pochi praticano. L’accesso alle stanze dei bottoni della politica, almeno la prima volta avviene per cooptazione. Lo sapevano bene i grandi partiti popolari del secolo scorso che erano capaci di muovere le preferenze per consentire l’elezione delle persone più meritevoli.
Il meccanismo elettorale per l’amministrazione provinciale può esserti di grande aiuto. Gli elettori dovranno esprimere la preferenza solo per la forza politica che intendono sostenere. C’è la grande possibilità di assumere decisioni drastiche a priori, che vadano anche oltre gli statuti del nostro partito.
Candidiamo in ogni collegio persone giovani davvero, rigorosamente sotto i 40 anni (mi auto escludo avendoli ormai compiuti), scegliendoli tra coloro che nei territori si sono fino ad ora spesi per il bene comune, a servizio degli altri, e della comunità, a 360 gradi, non solo per alcuni segmenti di proprio interesse. Contattiamoli nelle associazioni di volontariato, nelle associazioni sportive, nelle parrocchie, nelle associazioni giovanili. Alcuni di questi già sono vicini a noi.
Nella formazione della tua giunta, oltre ad adempiere ai dettami statutari che pongono il limite dei due mandati agli assessori (valgono anche quelli svolti sotto altre bandiere, che nessuno faccia il furbo, che poi le furbate di pochi le paghiamo tutti) rispetta questo criterio: solo assessori under 40. Abbi il coraggio di osare. Gli elettori lo premieranno. Avrai con te una squadra di amministratori giovani, motivati, presenti nel territorio, che ti aiuteranno a governare al meglio la nostra provincia e che avranno la chance di diventare la nuova classe dirigente del nostro partito.
Antonino Stinà
* componente Assemblea provinciale del Pd

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14.12.08

Davide Zoggia: al via la campagna elettorale -intanto, apre il blog

La Nuova Venezia, domenica 14 dicembre 2008
Effetto buongoverno
Elezioni: sfida per la Provincia
Alberto Viticci

Da ente inutile a test quasi decisivo per la politica veneziana. Con sei mesi di anticipo parte la campagna per la conquista di Ca’ Corner, sede della Provincia. Il centrosinistra governa qui da 3 lustri, prima con Luigino Busatto, poi con Davide Zoggia.
Per la prima volta la corsa del candidato del centrosinistra non è affatto scontata. Nel giugno del 2004 l’allora quarantenne Davide Zoggia, ex sindaco di Jesolo e vicepresidente della giunta uscente, la spuntò al primo turno. Un buon successo anche personale, con 237 mila voti (il 50,5 per cento) contro il 32,3 del suo avversario, il consigliere regionale di Forza Italia Carlo Alberto Tesserin. Ma allora la Lega era andata da sola, arrivando a un buon 8 per cento con Giovanni Anci. E il clima a Venezia era molto diverso.
Alle ultime Politiche di primavera l’avanzata di Berlusconi e del Pdl si è fatta sentire anche nel Veneziano, con un cambio di amministrazione in molti importanti comuni della provincia a cominciare da Chioggia e Mirano. E il patto tra Lega e Pdl stavolta sembra funzionare. Il centrodestra non ha ancora sciolto le ultime riserve, ma pare ormai scontata la candidatura di Mario Dalla Tor, segretario provinciale di Forza Italia e consigliere di amministrazione Actv. Basterà alla destra per realizzare il sogno del ribaltone?
Il presidente uscente ostenta ottimismo. I sondaggi nazionali danno i partiti della coalizione che lo sostiene sotto di circa un punto rispetto al centrodestra. L’effetto candidato e la vicinanza al territorio, dicono i sostenitori di Zoggia, può fare facilmente la differenza, insieme all’apporto delle nuove liste civiche. Presto per fare conti.
Ma Zoggia conta molto sull’effetto «buongoverno», le cose fatte dalla sua amministrazione negli ultimi anni. E nella coalizione che a differenza del resto d’Italia - e anche della città capoluogo, dove Rifondazione e Italia dei Valori sono all’opposizione - va d’amore e d’accordo. Il Pd non è ancora un partito strutturato, e sconta divisioni e incertezze. Ma sul treno di Zoggia ci sono gli alleati di sempre, dai Verdi a Rifondazione e al Pdci, lo Sdi e Italia dei Valori.
Zoggia intanto ha già messo in piedi un suo blog. Politica ma non solo, filmati su you tube con il presidente al lavoro, solidarietà, commenti sui fatti del mondo.
Su Ca’ Corner, ente che fino a qualche mese fa qualcuno voleva abolire, il centrosinistra si gioca molto più di una Provincia. E fa la prova generale per le Comunali del 2010.

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2.12.08

Gabriele Scaramuzza: relazione assemblea provinciale 29/11/08

Gabriele Scaramuzza Relazione 29 Novembre 2008

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1.12.08

Assemblea provinciale del PD: ecco le risultanze

Il Gazzettino 30 novembre 2008

L’ASSEMBLEA PROVINCIALE DEL PARTITO DEMOCRATICO
E il Pd risponde con l'investitura di Zoggia per la Provincia

Ricandidato all’unanimità il presidente uscente, che punta a conquistare anche il Veneto orientale: «È alla nostra portata»

La macchina del Pd è già in moto, in vista delle elezioni Provinciali del 2009. L'agenda politica s'infittisce di appuntamenti, si moltiplicano gli incontri, si mobilitano i circoli del territorio. Nell'auditorium di via Hermada a Mestre è stata convocata ieri l'assemblea provinciale. Una platea gremita ha confermato all'unanimità come candidato alle prossime elezioni provinciali il presidente uscente di centrosinistra Davide Zoggia, pronto a ripresentarsi con la lista civica Progetto Provincia 2014.

Nell'occasione il presidente Zoggia ha illustrato all'assemblea un primo bilancio dei suoi cinque anni di mandato, elencando alcuni degli interventi e degli investimenti più importanti: 60 milioni di euro spesi per migliorare l'edilizia scolastica (l'80 per cento delle scuole in provincia di Venezia sono oggi a norma), 30 milioni per l'edilizia patrimoniale, 100 milioni per gli interventi sulla viabilità, rotatorie, piste ciclabili, ma soprattutto il Passante.
«Il Passante non è solo merito di Galan ha puntualizzato Zoggia , ma è frutto di un lavoro a cui la Provincia ha collaborato in modo decisivo, valutando assieme ai comuni interessati le opere complementari».
Tutti risultati importanti che hanno spinto Zoggia a ripresentarsi con l'attuale coalizione, ma con la volontà di allargarla, aprendosi verso l'area del voto moderato con l'esperienza della lista civica, e mantenendo aperto anche un dialogo con l'Udc.

«Invito tutti a crederci, perché il risultato è alla nostra portata», ha dichiarato all'assemblea Davide Zoggia, sicuro della compattezza del centrosinistra, ma anche delle tensioni interne che caratterizzano il suo avversario. «In Regione il consiglio è bloccato dalle contrapposizioni tra Pdl, Lega e Udc. E poi mi chiedo ha detto Zoggia perché il centrodestra non si sia ancora presentato con un candidato e non abbia iniziato un confronto pubblico con noi».

«Partiremo dal territorio, dalle esigenze concrete della gente - ha affermato nel suo intervento il coordinatore provinciale del Pd Gabriele Scaramuzza , dalle condizioni in cui versano molte famiglie e dalla situazione occupazionale della nostra Provincia. Ecco perché ha aggiunto Scaramuzza - pensiamo a un programma partecipato, una sorta di patto federativo. Tra dicembre e gennaio saranno organizzati una serie di eventi nelle piazze a cui parteciperanno sindacati, categorie ed associazioni che potranno presentare le loro istanze».

A partire da oggi comincia un percorso davvero intenso per il Pd . Nelle prossime settimane il partito dovrà costruire la propria rappresentanza nei 36 collegi provinciali, cercando di proporre, collegio per collegio, i candidati migliori. Verso fine gennaio l'assemblea provinciale sarà quindi convocata nuovamente per approvare le candidature.
Ma la vera difficoltà, messa in luce dall'assemblea, sarà quella di rappresentare tutti i diversi territori provinciali, anche quelli, come il Veneto orientale, dove il Pd è in condizioni di minoranza.

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25.11.08

Gabriele Scaramuzza: il PD provinciale riduce la forbice vs il PdL

Corriere del Veneto, 25 novembre 2008


La politica Scaramuzza: dobbiamo essere più spregiudicati. Il sondaggio del Pd vede il centrodestra al 51 per cento


«Nuove alleanze, partiamo dai piccoli Comuni»


Camponogara, dialogo con la Lega. «La civica di Zoggia, un test per le regionali»


VENEZIA — «Dobbiamo essere più spregiudicati e sperimentare nuove alleanze, dall'Udc alla Lega. Partendo dal basso, dai Comuni con meno di 15 mila abitanti dove l'operazione è più facile. E poi pro -seguire, perché no, su scala regio­nale». Incoraggiato dall'ultimo sondaggio Swg commissionato dal Pd che per le Provinciali 2009 dà un sostanziale pareggio (51 al centrode­stra, 49al centrosinistra), il segretario provinciale del Pd Gabriele Scaramuzza si augura che all'interno del partito ci sia in futuro «più ela­sticità». Con la quale la vittoria del centrosinistra potrebbe essere più agevole.


Su scala provinciale, secondo il sondaggio Swg, I'Udc si assesterebbe attorno al 3,5 per cento (e non al 6 come invece riportato dal sondag­gio del politologo Paolo Feltrin commissionato dal Pdl), un'ulteriore apertura metterebbe quindi più al sicuro.


«Non è una questione di numeri — dice Scaramuzza — la sperimentazione di nuove alleanze va fatta perché in molti casi il programma credo possa essere condi­viso al di là degli schieramenti poli­tici». Una base programmatica comune, quindi, per accordi trasver­sali. Un po' quello che accade spes­so attorno a certe liste civiche e un po' quello che potrebbe succederecon la civica che accompagnerà il centrosinistra alle Provinciali del prossimo anno. «Non a caso riten­go che l'esperienza civica voluta fortemente da Davide Zoggia possa essere il primo ponte, la prima car­tina di tornasole per comprendere se i tempi sono già maturi per queste operazioni, ma io credo di sì». E a proposito di Zoggia, altri segnali incoraggianti arrivano dal sondaggio. Il suo livello di «popolarità» sarebbe infatti attorno al 70 per cento e la questione sicurezza (sulla qua­le il centrodestra ha impostato buo­na parte dell'ultima campagna elet­torale) sembrerebbe scesa al setti­mo, ottavo posto in una scala di priorità dei cittadini.


Tornando alle nuove alleanze, in alcuni Comuni al voto amministra­tivo nel 2009, Camponogara ad esempio, le prove tecniche sono concrete: «In quel caso sì, stiamo andando in quella direzione e un'intesa programmatica con la Le­ga è tutt'altro che campata in aria. Per gli altri Comuni c'è molto da la­vorare, specie su quelli con più di 15 mila abitanti nei quali la caratu­ra politica è ovviamente più marca­ta». Se la lista civica di Zoggia sarà un primo test, i risultati potrebbe­ro essere più utili per uno scenario regionale che non per il Comunale di Venezia del 2010. E' infatti evi-dente che gli equilibri della provin­cia si siano avvicinati più a quelli veneti che non a quelli lagunari.


«Comunque non credo che il Pd debba fare chissà quale rivoluzio­ne, non ci inventiamo nulla, da sempre infatti a livello locale le alle­anze sono diverse da quelle su sca­la nazionale». E a chi oppone che la Lega sia forse troppo diversa dal Pd, Scaramuzza chiosa: «Su molte questioni il divario è grande, vero, ma bisogna anche tenere presente la componente sociale che ci avvici­na. Il tutto ovviamente salvaguar­dando il nostro patrimonio di valo­ri».


Ma. Co.

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17.11.08

Rodolfo Viola e Andrea Martella: l'impatto della Finanziaria sul veneziano

la Nuova Venezia — 16 novembre 2008
Scontro politico sui tagli alla Finanziaria

Finanziaria, i tagli imposti dal governo Berlusconi con la manovra economica che ora andrà, di fatto blindata, al vaglio del Senato pesano per quasi 47 milioni di euro sulla nostra Provincia. Il conto lo hanno fatto i parlamentari del Partito Democratico, che parlano di una autentica «mannaia» su opere infrastrutturali importanti, prime tra tutte il Passante e il metrò di superficie. Opere che perdono, da sole, 15 milioni di euro per il 2009. Ma dalla Regione, l’assessore regionale Chisso replica: «Nessun problema».
Il conto l’avevano già fatto ad ottobre i parlamentari del Pd Rodolfo Viola e Andrea Martella, ministro «ombra» alle infrastrutture. E ieri lo hanno confermato. All’appello, con la manovra Finanziaria che ora va all’esame del Senato, mancano quasi 47 milioni di euro per la Provincia di Venezia.
«Il conto sale», ha spiegato ieri Martella, «con il taglio di 7,5 milioni di euro ai fondi per gli indennizzi dell’alluvione 2007. Per il Mose, il ministro Matteoli ha spiegato che i finanziamenti li garantisce un mutuo con la Banca europea degli investimenti. L’elenco va in discussione al Cipe la prossima settimana». Nel Partito Democratico c’è grande preoccupazione. «La Finanziaria arriva in Senato blindata, sarà difficilissimo cambiare le cose».
Ecco l’elenco dei tagli: 10 milioni in meno per la seconda tranche della metropolitana di superficie (Sfmr). Il governo Prodi aveva garantito 100 milioni di euro in dieci anni per un secondo stralcio che vale 140 milioni di euro. La Finanziaria 2009 taglia la prima fetta di finanziamento da 10 milioni di euro. Nel secondo stralcio era compresa anche la linea Quarto d’Altino-San Donà-Portogruaro. Poi, le opere complementari al Passante: qui si prevede un taglio di 5 milioni. Stessa cifra per i tagli ai fondi della legge Obiettivo mentre l’escavo dei canali portuali perde un 1 milione di euro. Altri 5 milioni in meno per gli interventi di riequilibrio idrogeologico della laguna mentre la Salvaguardia viene decurtata di 13 milioni di euro. Nel conto finiscono poi anche i 7 milioni e mezzo di euro per gli indennizzi dell’alluvione del settembre 2007 a Mestre. Soldi non ancora arrivati, ha tuonato nei giorni scorsi il prosindaco Mognato.
E la Regione? L’assessore regionale ai trasporti Renato Chisso getta acqua sul fuoco della polemica. «Io questi tagli al servizio metropolitano regionale non li ho visti e anche se ci fossero non mi bloccano niente. Il primo lotto del Sfmr è interamente finanziato, sul secondo utilizzeremo i fondi della Regione e poi quei dieci milioni comunque non li avremmo spesi nel 2009. Insomma, non ci cambia nulla».
Sul fronte Passante, parla il commissario Silvano Vernizzi. «Le opere complementari di prima fascia, per 106 milioni di euro, sono già finanziate da tempo: 81 milioni di euro sono nel bilancio regionali, gli altri 25 milioni sono assicurati dalle passate Finanziarie. Non capisco francamente a cosa sia riferito un taglio di 5 milioni di euro per le opere complementari. A noi non era giunta notizia di ulteriori stanziamenti».
Preoccupato si dice invece il presidente della Provincia Davide Zoggia: «A disposizione ci sono 106 milioni di euro per le opere complementari ma mancano all’appello un altro centinaio di milioni di euro per realizzare tutte le opere di fascia A e B. Opere che servono a contestualizzare il Passante nel territorio. Per questo per noi aveva una valenza strategica l’inserire queste opere nella Legge Obiettivo. Così purtroppo non è stato. Oggi i previsti tagli della Finanziaria mi preoccupano non poco e spero che al Senato la situazione venga rivista, e il governo rispetti quel che ha detto in passato», spiega il presidente. Che poi annuncia di voler convocare prima di Natale un vertice con Regione, Veneto Strade e sindaci dei Comuni interessati dal Passante per una verifica dello stato dell’arte di progetti, finanziamenti e futuri cantieri. «Sarà un confronto all’insegna, non delle polemiche, ma del confronto e della collaborazione. E per garantire i fondi alle opere complementari spero ci sia una battaglia comune dei parlamentari degli opposti schieramenti come di tutti i sindaci».
- Mitia Chiarin

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13.11.08

Davide Zoggia: per la provincia lo sfidante è Dalla Tor

la Nuova Venezia — 12 novembre 2008
Provincia, Dalla Tor il rivale di Zoggia

Sarà Mario Dalla Tor, segretario provinciale di Forza Italia, il candidato che il Pdl opporrà al presidente uscente di centrosinistra Davide Zoggia alle prossime elezioni provinciali di primavera. L’ufficialità arriverà in febbraio, ma il vertice del partito di Berlusconi, che riunisce lunedì la sua segreteria, sembra ormai orientato su questa strada. Che potrebbe anche risultare vincente se il Pdl riuscirà, a differenza delle ultime volte, a tenere insieme anche Lega, Udc e liste civiche.
«E’ presto, è presto, non abbiamo deciso», si schermisce Dalla Tor, «e poi bisognerà vedere l’equilibrio con le altre province, cosa deciderà Roma». Intanto si sa che perde quota l’ipotesi di candidare Renato Chisso, assessore regionale alle Infrastrutture il cui nome era circolato qualche mese fa. Chisso parrebbe più orientato a una riconferma in Regione. Magari nello stesso posto, se dovesse ricandidarsi per la quarta volta Giancarlo Galan. O in quella di vice, se la geopolitica del Nord obbligherà il Pdl a «cedere» il posto a un leghista, forse il sindaco di Verona Flavio Tosi.
Nel frattempo Chisso sponsorizza il suo vecchio compagno del Psi di De Michelis Mario Dalla Tor. Esperto di tessere e politica, carattere schivo, Dalla Tor è oggi consigliere di amministrazione di Actv. Potrebbe guidare una coalizione di centrodestra per la prima volta molto ampia, dal Pdl alla Lega (se il Carroccio non metterà in campo l’ipotesi Zaccariotto) e all’Udc. Ma anche liste che fanno capo a consiglieri fuoriusciti dal Pd, come Paolino D’Anna e Bruno Moretto.
Sull’onda nazionale dell’avanzata della destra e contando sul «ribaltone» in tanti comuni della provincia, il centrodestra stavolta ci sta facendo un pensierino. Ma dovrà vedersela con un candidato uscente, il presidente Davide Zoggia, che ha fatto del «buon governo» la sua parola d’ordine degli ultimi mesi. Il centrosinistra rissoso ha trovato un largo equilibrio. Appoggiano Zoggia tutti i partiti del centrosinistra (il Pd ma anche Rifondazione, i Verdi, Pdci, Sdi) e anche Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.
«Il nostro è un appoggio convinto», dice Nicola Funari, assessore alla Cultura della Provincia e portavoce di Italia dei Valori, «fondato su un programma che ci convince».
Saranno anche enti inutili che qualcuno vuole abolire, ma intanto le province rappresentano un banco di prova importante, il primo insieme alle Europee in vista del rinnovo del Comune previsto per il 2010. Dai risultati delle elezioni provinciali 2009 dipenderà con ogni probabilità anche l’esito delle elezioni per Ca’ Farsetti e dunque il dopo-Cacciari.
Nel giugno del 2004 i candidati in campo erano stati ben 11. Zoggia aveva vinto di un soffio al primo turno, senza bisogno di ballottaggio, con il 50,5 per cento dei consensi (237 mila voti) contro il 32,2 (151 mila voti) del candidato di Forza Italia Carlo Alberto Tesserin e l’8,2 per cento del candidato leghista Giovanni Anci. Ma quest’anno, per la prima volta, la Lega potrebbe non andare da sola.
- Alberto Vitucci

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2.11.08

Andrea Martella: il PD non intende abolire le province

la Nuova Venezia — 2 novembre 2008
«Il Pd non abolirà le Province»
MESTRE. «Altro che boicottaggio. Il Pd sta lavorando da mesi per vincerle, le elezioni provinciali». Andrea Martella, ministro-ombra per le infrastrutture, questa volta è d’accordo con il sindaco di Venezia Massimo Cacciari.
L’uscita di Massimo Calearo al convegno sul federalismo di Vicenza («Non presentate liste e candidati alle prossime provinciali») non gli è affatto piaciuta.

Le province sono enti inutili, fonte di sprechi, vanno abolite. E’ il pensiero di Calearo o del Pd?
«Quando si trova vicino a Riello forse Calearo non riesce a trattenersi. Mi è parso un gioco a chi la sparava più grossa».
Dunque è solo un pensiero di Calearo?
«Mi sembrano parole in libertà, provocazioni inutili, soprattutto alla vigilia di un turno amministrativo per noi molto importante in diverse città».
Forse quello di Calearo era un tentativo, magari un po’ sbrigativo, di dare la sveglia al Partito Democratico proprio in Veneto.
«Trasformiamo in positivo anche le provocazioni se hanno l’obiettivo di fare un Pd più forte, in grado di offrire una proposta politica capace di attrarre il consenso anche in territori finora non vicini al centrosinistra».
Come?
«Sul federalismo, quello vero, la diminuzione della pressione fiscale, le infrastrutture, la sicurezza noi riteniamo di avere delle proposte più serie e concrete del centrodestra che, per molti aspetti, finora non sono andate oltre gli slogan e l’apparenza».
Non esiste allora nessuna proposta del Pd che punta all’abolizione delle Province.
«Non esiste nessun programma in tal senso. Ricordo che l’abolizione delle Province, al contrario, era prevista nel programma del Popolo delle Libertà. Nel Decreto legge Calderoli, però, sono ancora tutte lì: vaglielo a dire alla Lega di abolire le Province. Così come restano le comunità montane e sono confermate intatte le prerogative delle Regioni a statuto speciale, che parteciperanno solo se vorranno al finanziamento del fondo perequativo».
Sta dicendo che quello del centrodestra è un finto federalismo?
«Resta una bandiera, un miraggio. Si vede in lontananza, ma non c’è. Al momento non esiste uno straccio di cifra, non sono indicate le risorse necessarie. In pratica è una cosa che resta sulla carta. E poi si prospettano tempi lunghissimi: due anni per i decreti attuativi, poi le Regioni avranno 5 anni per passare dalla spesa storica ai costi standard e altri 5 per quelle che non ce la fanno».
La vostra proposta, invece, cosa prevede?
«Quello del centrodestra è un federalismo che non ci piace perchè la riteniamo una proposta insufficiente. Serve un Senato federale composto dai rappresentanti regionali, bisogna ridurre il numero dei parlamentari. Stiamo lavorando a un documento che diventerà un disegno di legge e che presenteremo a gennaio a Venezia».
Tornando alle Province: è pur vero che per molti cittadini le competenze di questi enti risultano, diciamo così, non meglio identificate. Sono proprio indispensabili anche dove sono previste le città metropolitane?
«Nel programma del Pd c’è il no a nuove province, ci sono accorpamenti e razionalizzazioni e c’è l’avvio di un processo di superamento delle Province là dove esistono le città metropolitane».
Per quanto ci riguarda parliamo di Venezia.
«Sì, anche Venezia sarà un’area metropolitana. Ma questo processo non interferisce con le prossime elezioni provinciali. E’ una cosa che non succederà domani. A Venezia noi siamo forza di governo e puntiamo a confermarci. Per questo sosteniamo ancora Davide Zoggia, per proseguire il lavoro iniziato».
Massimo Scattolin

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