9.7.09

Alessandro Maggioni: il punto della situazione sul PD veneziano


Guardiamo avanti
Ho letto e ascoltato con curiosità ed interesse le dichiarazioni post elettorali di questi giorni ed ho pensato che fosse arrivato il momento di condividere qualche mia riflessione per fare il punto rispetto ai risultati delle elezioni ma soprattutto per dare un contributo all’ormai aperto dibattito congressuale e al futuro del PD.
Sono convinto che se davvero si vuole costruire con solidità il PD del futuro si deve innanzitutto analizzare con serietà il risultato elettorale cercando di non applicare il tradizionale metodo analitico della politica per cui alla fine vincono tutti e non perde mai nessuno. E allora mi pare fin troppo evidente che usciamo da una tornata elettorale dalla quale emergono veramente pochi elementi dei quali rallegrarsi. Sento affermazioni, sia a livello nazionale sia a livello locale, che raccontano che abbiamo tenuto, che non siamo poi andati così male, che siamo riusciti ad invertire la tendenza… io credo si debba dire senza timori che abbiamo perso! Certo, per non voler a tutti i costi vedere tutto il bicchiere vuoto, possiamo dire che a livello nazionale il PD non ha avuto il crollo che molti paventavano e che ci avrebbe portato a chiudere l’esperienza del nostro partito. Ma mi pare che le soddisfazioni, se possiamo chiamarle tali, finiscano qui; cosa potremmo dire del resto di fronte ai numeri? A livello nazionale perdiamo 4milioni di voti e a livello Veneto ne perdiamo 700mila. Abbiamo tenuto??? Non è andata poi così male??? La cosa che più mi preoccupa non è tanto aver perso, ma il fatto che non si voglia vedere con oggettività il risultato; un comportamento che nasconde il rifiuto di prendere in considerazione il fatto che forse bisogna cambiare qualcosa, far tesoro degli errori e non “chiudersi nel fortino” per mantenere quello che si ha, quasi impauriti dall’avanzata del “nemico”… E’ la vecchia logica del “meno siamo meglio stiamo”, ma è una logica sbagliata! E’ quella logica che ci farebbe stare per sempre all’opposizione, è quella logica che proprio la nascita del PD voleva, e vuole (!), cancellare. Il progetto del PD era quello di un grande partito di popolo che si candidasse con convinzione al governo del Paese, che presentasse alle italiane e agli italiani la novità per un grande rilancio. E allora se questo è ancora l’obiettivo e la convinzione di ognuno di noi, e per me lo è certamente, dobbiamo dirci perché siamo arrivati a questo punto e proporre i modi per rilanciare questo grande, indispensabile, progetto per l’Italia.
Mi pare chiaro che i motivi della sconfitta sono diversi, ma molti, ritengo, riguardino noi stessi. Tra gli elementi che considero cruciali, sottolineo che: non abbiamo tenuto fede alle promesse di base: gli organismi regolarmente eletti a livello nazionale, regionale e provinciale nelle primarie del 2007 non hanno mai avuto modo di lavorare veramente. In particolare il livello nazionale, che avrebbe dovuto dimostrare di credere davvero ai meccanismi messi in piedi, ha preferito promuovere da subito, secondo una vecchia tradizione, organismi paralleli (caminetti vari) la cui logica di composizione e funzionamento è sfuggita sempre ai più. Ciò ha comportato un rapido allontanamento di molti che eravamo riusciti a far avvicinare;non abbiamo saputo rinnovare la classe dirigente: non solo il PD non ha saputo valorizzare le molte forze che si erano avvicinate con le primarie per rinnovare e rigenerare le sue forze interne, ma anche nelle partite amministrative e politiche ha dimostrato pochissimo coraggio aprendo solo rari spazi a persone nuove. Anche quando questo è avvenuto non è certo stato in forza di metodi trasparenti e condivisi dal territorio, ma sempre per diretta incoronazione del segretario o al più dei vecchi gruppi dirigenti o per fortunati colpi mediatici;non abbiamo saputo prendere posizione su temi fondamentali: quasi mai in questi mesi è uscita una posizione chiara del PD sui temi di attualità politica: penso all’immigrazione, alla sicurezza, ai temi etici, ai referendum, alla legge elettorale. Non abbiamo saputo darci un’identità forte e chiara, ma abbiamo continuato a disorientare gli elettori cambiando idea ogni momento, senza conquistare mai quella funzione di guida che un partito deve avere rispetto alla soluzione dei problemi della società;non abbiamo costruito una opposizione sui temi politici chiudendoci troppo spesso in una sterile, e perdente, critica a Berlusconi e ai suoi comportamenti;non abbiamo avuto capacità di comunicazione: oscilliamo sempre e ancora tra il non dare conto delle buone politiche che mettiamo in atto e il fare campagne sugli slogan; vale a livello nazionale come a livello locale. Continuiamo a comunicare al meglio le nostre divisioni, a indebolire le cose buone e non riusciamo ancora a far capire quanto in entrambi i livelli abbiamo cambiato nel Paese, nei territori, nelle città con il nostro operato; serve comunicare i nostri risultati, ma soprattutto la valenza sociale delle nostre azioni;non siamo più radicati sul territorio: come dimostra l'analisi del voto, il PD tiene là dove le vecchie strutture di base sono ancora in grado di fare un serio lavoro di porta a porta, sia nel dialogo quotidiano che nella gestione delle campagna elettorali; tiene dove i circoli funzionano e lavorano quotidianamente a contatto diretto con le persone. Questi territori sono sempre più ristretti perché la società è cambiata, certamente, ma anche perché nessuno fa più lavorare i circoli nell’elaborazione delle linee politiche e programmatiche.
Accanto al crudo, forse parziale, elenco degli errori occorre muoverci per guardare avanti; abbiamo bisogno di tracciare un percorso e di compierlo, abbiamo bisogno di fare e di essere credibili. Io credo ci siano alcune cose indispensabili che devono essere attuate:rinnovare nel metodo e nelle persone: dobbiamo cambiare! Non possiamo più limitarci a dirlo, ora dobbiamo farlo! E chi lo dice deve anche assumersi la responsabilità delle affermazioni che fa e capire che il rinnovamento non può riguardare sempre gli altri. Non intendo confondere il rinnovamento con il nuovismo e il giovanilismo spesso evocato in questi mesi, ma è indiscutibile che oggi ci sia a tutti i livelli una classe dirigente che va rinnovata e rigenerata. Dobbiamo selezionare personalità fresche e qualificate per farle entrare a pieno titolo nella vita del PD come dirigenti e come amministratori, non solo per farli andare a Roma o a Milano una volta a votare cose già decise da altri;mettere al primo posto il merito nella selezione delle persone alle quali affidare incarichi di governo nelle amministrazioni e nelle società partecipate nelle quali governiamo o aspiriamo a governare. Merito è la parola che deve fare da stella polare nel PD come segno della differenza nella scelta della classe dirigente fra noi e il centrodestra. Non dobbiamo farci prendere la mano e scegliere d’istinto soltanto un’immagine… dobbiamo valorizzare la capacità, la competenza, la serietà, la moralità come unici criteri che possono far coesistere esperienza e novità, vecchi e nuovi, passato e futuro. E’ evidente la necessità di far emergere, ora, subito, le molte energie che da anni si allenano a bordo campo e sono tenute in panchina. Il territorio trabocca di persone intelligenti e preparate. Bisogna avere il coraggio di mettere in panchina chi ha guidato la squadra fino a qui e che non ha più le energie per combattere in prima linea e mettere in campo forze fresche, capaci di generare un colpo d'ala. Ai capitani di lungo corso, bisogna chiedere di restare vicino ai nuovi per sostenerli in un percorso certamente difficile, ma possibile, di rilancio del centrosinistra nel Paese e nei territori;realizzare davvero il partito federale: fermo restando che un partito nazionale deve condividere tutte le istanze di base che qualificano la sua linea politica, va dato ampio spazio ai livelli regionali, provinciali e territoriali del partito per sviluppare un lavoro aderente alle realtà locali.
Ciò significa, oltre ad avere Statuti e Carte dei Valori autonomi in ogni regione, avere risorse economiche da gestire a livello locale che consentano di organizzare il lavoro attraverso strutture capaci di gestire la complessità (segreterie, comunicazione, gestione della rete, ecc); dobbiamo avere la forza di gridare che vogliamo decidere qui cosa si deve fare nel nostro territorio e chi si deve candidare;ricostruire il radicamento sul territorio: restituire ruolo agli iscritti e ai simpatizzanti del PD definendo una metodologia di partecipazione trasparente e chiara. Per fare questo è necessario completare lo Statuto nazionale con un Carta della Partecipazione del PD nella quale siano chiariti i principi della partecipazione, i ruoli di tutti gli attori (cittadini, iscritti, eletti, circoli), le modalità di confronto, la gestione dei risultati;c ostruire piattaforme programmatiche: dobbiamo coinvolgere tutte le forze che nel territorio possono essere disponibili a collaborare per costruire insieme i nostri programmi, le nostre scelte sui territori, le nostre proposte: non solo i partiti politici più vicini al PD, ma anche tutte le Associazioni, i Comitati, i rappresentanti di categoria e i cittadini in qualunque forma organizzata e riconoscibile;tornare a parlare con tutte le persone: non tutti hanno la possibilità, la voglia e gli strumenti per intervenire attivamente nella vita politica. Oltre a tornare a studiare direttamente la società e la sua composizione, vanno perciò riscoperte e aggiornate tutte le modalità di rapporto con i cittadini: le feste popolari, la capacità di andare incontro alle persone nei loro luoghi di lavoro e di vita, dobbiamo tornare in piazza, dobbiamo avere i gazebi ai mercati, sempre.
Il punto che ci distinguerà a livello nazionale e locale, nella crescita del partito e nelle prossime sfide elettorali starà nei fatti, nelle metodologie di lavoro che sapremo attivare (partecipazione, confronto, dialogo, trasparenza, valorizzazione del merito) e nelle persone che metteremo in prima fila per assumere responsabilità di dirigenza e di amministrazione. Le scadenze imminenti che ci aspettano saranno davvero decisive nel misurare la serietà delle nostre intenzioni: il congresso e il rinnovo dell’amministrazione comunale. Sono due scadenze che segneranno il futuro del PD ed il futuro di Venezia.
Il futuro del PD
Ricostruire il lavoro di squadra: sono convinto che sia arrivato il tempo di archiviare le velleità di leaderismo per tornare ad una dimensione di squadra del partito; una dimensione che è molto più vicina alla tradizione della nostra parte politica, fatta di persone che credono nel confronto e nella discussione democratica. Dobbiamo imparare a decidere, certo, ma senza ridurre all'inesistenza chi ha un'opinione diversa (noi non tappiamo la bocca a nessuno!). Abbiamo bisogno di un’organizzazione forte, di un partito vero.Affermare la laicità del PD: solo la costruzione di uno spazio laico può consentire di impostare e promuovere politiche che mettano al centro l’uomo e la società, in particolare in una realtà sempre più dinamica e complessa come la nostra. Non ci servono dogmi nei quali rifugiarci, ma confronti in campo aperto, nei quali le diverse istanze possano esprimersi per costruire e promuovere il rispetto delle scelte individuali e lo sviluppo sostenibile della nostra società.Valorizzare le radici popolari del PD: vanno corretti e rivisti tutti i meccanismi statutari che rendono difficile e inconcludente la partecipazione ampia degli iscritti e dei simpatizzanti alla vita politica del partito. Accettando e analizzando i cambiamenti avvenuti nella nostra società vanno reinventati i luoghi e i modi del dialogo. Dobbiamo avere l’umiltà di capire che i vecchi strumenti di lettura della composizione sociale dell’Italia, dei suoi bisogni e delle sue energie non sono più sufficienti per capire la realtà e avere con le persone un rapporto diretto, franco e schietto.
Il futuro di Venezia:
Un grande progetto di città: in un quadro regionale, nazionale ed Europeo molto cambiato, Venezia ha bisogno di rinnovare i propri obiettivi di sviluppo (Porto Marghera che cambia, il turismo come comparto consolidato dell’economia, la cultura come eccellenza economica e sociale, l’ambiente come motore di crescita, il polo universitario come opportunità di valorizzazione delle capacità delle nuove generazioni, una moderna mobilità perno dello sviluppo omogeneo ed unitario tra città d’acqua e di terra, le infrastrutture e l’intermodalità per l’integrazione con le reti regionali e locali dei grandi assi di comunicazione est-ovest, di porto e aeroporto, ecc), e di riaffermare i suoi valori urbani come cuore dell’area metropolitana. Negli ultimi 15 anni la città ha saputo affrontare alcuni problemi in modo eccellente, rigenerando interi quartieri, riscoprendo i valori di alcune aree dimenticate, facendo crescere aree verdi qualificate, offrendo servizi alla persona di primo livello, ecc. Ora è necessario guardare avanti e fare un nuovo sforzo per costruire una qualità diffusa alle aree residenziali (migliorare la qualità energetica e funzionale dell’edilizia costruita tra gli anni ’50 e ’70), migliorare e aggiornare la rete commerciale, continuare il progetto di restituzione degli spazi pubblici alle esigenze degli abitanti (piazze, spazi di gioco sicuri, sosta per gli anziani, piste ciclabili, ecc), migliorare le infrastrutture per la mobilità di merci e persone, attuare tutti i progetti di bonifica, ecc
Venezia città dell’eccellenza: non di elite ma di eccellenza.
Venezia è già oggi un punto di riferimento mondiale della cultura, per la sua storia e per quel che nel corso di tutto il ‘900 siamo riusciti a costruire. Grazie alla sua eccezionalità Venezia ha una grande forza mediatica che spesso siamo riusciti a giocare anche in campo politico sostenendo da qui campagne per la pace, per l’ambiente ecc. Ora Venezia, grazie anche al suo ambiente straordinario e “grazie” ai nodi che la crisi mondiale sta portando al pettine del nostro modello di sviluppo, ha la possibilità di costruire il suo futuro basandosi su alcuni punti di eccellenza: la cultura, l’ambiente, le energie rinnovabili, etc. La città, in tutte le sue parti, ha la possibilità di presentarsi come città d’avanguardia della green economy.
Un Sindaco normale: che non vuol dire di basso profilo ma che viva la normalità, i problemi della città e delle persone, aperto, con una cultura e un approccio nuovo alle istanze del territorio. Il Sindaco che dobbiamo candidare nel 2010 dovrà essere una persona che sappia costruire e tenere intorno a sé una squadra dotata di competenze, di capacità di dialogo e di ascolto, di una visione strategica (la Giunta, la macchina comunale, le Municipalità, le società collegate). Non basta una persona sola al comando, per quanto brava. Abbiamo bisogno di applicare qui tutta la nostra capacità di valorizzare le energie che il territorio sa esprimere. Un Sindaco che, forte di tutto questo, sappia coniugare le scelte legate alla prospettiva di sviluppo della città, agli interventi di vivibilità quotidiana richiesti dai cittadini.

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25.1.09

Rosy Bindi incontra i circoli PD al Laurentianum

Il Gazzettino Domenica 25 Gennaio 2009

«Non è finito un bel niente. Anzi. La storia del Pd è solo all’inizio. Basta con questo clima di sfiducia e scoraggiamento generale. Bisogna riscoprire la nostra forza e toccare, ancora una volta, le corde del Paese. Solo così vinceremo».
Per Rosy Bindi, una dei leader nazionali del Pd, quella di ieri, è stata una giornata impegnativa a Mestre. Prima con la Fondazione Gianni Pellicani ha ripercorso l’esperienza di Aldo Moro e, poi, sotto una pioggerellina, più reale che metaforica, ha incontrato al Laurentianum i circoli locali del Pd. Dei circoli scoraggiatissimi.
«Finalmente un leader del Pd che ci viene a trovare – commenta Paolo Cuman – Nelle primarie per scegliere i candidati del Pd c’era orgoglio. Tutto questo è sparito: siamo ritornati ai vecchi metodi, con in più la perdita di serietà che personaggi come Bassolino e Iervolino danno al Pd».
«Abbiamo iniziato bene – prosegue Livio Amelio – tuttavia, man mano che andiamo avanti perdiamo la strada maestra. I giovani si stanno allontanando sempre più dal partito».
«Che fine ha fatto il referendum contro le misure del Ministro Gelmini? E che dice il Pd sulla questione lavoro?» Si chiede qualcun’altro. «In questo modo Berlusconi ha la strada spianata» sottolinea Amelio.
E alla Bindi, ora, spetta il difficile compito di ridare coraggio all’avvilito popolo delle primarie. «Bisogna mandare dei messaggi diversi. Basta con questo sconforto. Altrimenti, non ne usciamo – sottolinea Bindi – Ci si mette con pazienza. E l’impresa va avanti. Il nostro è un progetto innovativo e, anche se complicato, ancora validissimo. Chi pensa che il Pd è l’ennesimo partito di sinistra si sbaglia. Ci dobbiamo porre il problema di allargare i nostri confini».
E l’ex ministro della Famiglia si rivolge a Davide Zoggia in sala «Pensi di vincere da solo?». Per Bindi più che alle lettiane proposte di unione con l’Udc di Casini, bisogna guardare a sinistra e alla scissione all’interno di Rifondazione Comunista e al nuovo percorso di Vendola.
«Bisogna cercare gli alleati. E gli alleati non si cannibalizzano, perché ci servono – aggiunge Bindi – l’ambizione di Aldo Moro era mettere assieme i popoli. La sfida del Pd è quella di mettere assieme le diverse anime riformiste del Paese». Per Bindi, poi, «non è reale che un partito appena nato non discuta un po’, soprattutto in questioni che non si tagliano con il coltello».
E, quindi, l’ex-ministro parla a ruota libera sui grandi temi del Paese. «Sono solidale con la Cgil e al fatto che non abbia firmato l’accordo sulla riforma contrattuale – aggiunge Bindi – il Pd ha presentato a Tremonti una manovra finanziaria di 16 miliardi di euro contro la crisi economica. Ma questo Governo non ci ascolta va dritto come un treno. Non tocca a Veltroni dire cosa fare con la Englaro. Invece bisogna elaborare una legge condivisa sul testamento biologico. E sulle Università, la situazione è complicata: nemmeno possono proliferare i corsi di laurea come oggi».
Il vero “mea culpa” del Pd è per la Bindi in materia di comunicazione. «Bisogna prendere esempio da Obama – conclude Bindi - fare volantinaggi, incontri come un tempo. I ministri ombra devono girare il Paese ed incontrare la gente, per far conoscere cosa vuole fare il Pd. Ma in alcun caso buttarsi giù di morale. Mai dare messaggi allarmistici. Così potremo risalire la china».
Giulia Quaggio

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13.1.09

Davide Zoggia consolida la popolarità tra i veneziani

Zoggia fa il gran balzo: più 10
la Nuova Venezia — 13 gennaio 2009

«Mah, si vede che in questo momento di difficoltà per la politica parlare di problemi concreti e stare vicino alla gente paga». Sprizza soddisfazione da tutti i pori il presidente della Provincia Davide Zoggia.
Nella classifica del Sole 24 Ore, quotidiano della Confindustria, il capo della giunta di Ca’ Corner si è guadagnato una foto e un titolo che in termini di prestigio, a cinque mesi dal voto per la Provincia, valgono oro. «Mi sembra un risultato importante», sorride. Ed eccola la graduatoria. Aleatoria, di sicuro, forse anche un po’ discutibile. Ma esserci, si sa, è meglio che non esserci. Soprattutto se la posizione è buona.
Così Davide Zoggia fa un bel balzo e guadagna rispetto allo stesso periodo del 2007 quasi 11 punti in percentuale nell’indice di popolarità tra i suoi elettori. 54 per cento dei consensi fra gli 800 cittadini consultati dall’Istituto Ipr marketing nel periodo settembre-dicembre 2008. Fra i 101 presidenti delle province italiane, Zoggia si piazza al 56esimo posto. Ma l’aumento in percentuale è significativo.
E il «gradimento» è oggi superiore di 3 punti e mezzo anche al 50,5 per cento ottenuto nel 2004, il giorno dell’elezione contro l’avversario del Pdl Carlo Alberto Tesserin. Come mai? Zoggia prova a spiegare. «Forse la gente ha capito che la Provincia non è certo un ente inutile. Noi abbiamo provato a dare risposte ai oroblemi della gente. Le scuole, l’essere vicino ai lavoratori in questi momenti di crisi delle aziende. E poi l’ambiente, le infrastrutture. Insomma, concretezza».
Una boccata di ossigeno per Zoggia, che tra qualche mese dovrà affrontare una sfida piuttosto difficile per il rinnovo dell’amministrazione di Ca’ Corner. «Se sono preoccupato di questo risultato? Ma neanche per sogno», se la ride Mario Dalla Tor, consigliere provinciale e candidato del Pdl a sfidare il presidente uscente, «ho qui in tasca l’ultimo sondaggio che ci dà come coalizione al 54 per cento. Potrebbe anche essere il 56 se comprendiamo le liste minori come la Fiamma Tricolore con cui vedo però difficile un’alleanza».
Anche sul metodo usato Dalla Tor ha qualcosa da dire. «Non sono mica intenzioni di voto, la campagna elettorale è un’altra cosa. E’ solo la popolarità del presidente uscente fra i suoi elettori. Ma non mi preoccupo. E poi, visto che Zoggia è così forte, perché ci porta qui Veltroni? Per farsi dare lezioni sui testi di Bassolino e della Jervolino?».
Forse proprio per la vicenda della «questione morale» il governatore Bassolino e la sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino, sono agli ultimi posti nella classifica. Tra i sindaci il primo posto va a pari merito ai sindaci di Torino (Sergio Chiamparino, Pd ex Ds), Verona (Lega), Giuseppe Scopelliti (Pdl), Reggio Calabria.
Il sindaco Massimo Cacciari mantiene la posizione, piazzandosi intorno al 62esimo posto con il 53 per cento. Perde cinque punti rispetto al 2007, ne guadagna quasi tre rispetto ai giorni della sua elezione del 2005, quando superò per poche centinaia di voti l’avversario del centrosinistra - oggi senatore Pd - Felice Casson.
Tra i governatori saldamente in testa è il nuovo presidente della Sicilia, Raffaele Lombardo, seguito da Roberto Formigoni (Lombardia, Pdl) e Giancalo Galan (Veneto, Pdl).
Per i presidenti di Provincia i primi posti sono ipotecati da amministratori siciliani e calabresi. Catania, Messina, Palermo, e poi Cosenza e ancora, Siracusa e Agrigento i primi sei posti. Quanto a Venezia, secondo il giornale economico «ottimo è il risultato del presidente Davide Zoggia che dopo i numeri deludenti registrati guadagna ora il 10 per cento».
(a.v.)

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30.12.08

Ca' Corner e Ca' Farsetti: la partita è aperta

La Nuova Venezia 30 gennaio 2008
Politica, Ca’ Corner al voto. Inizia il toto sindaco
Alberto Vitucci
Ancora senza volto gli sfidanti del 2010 per Ca’ Farsetti. Provincia, si attende l’esito delle urne

Venezia. Sarà un 2009 di grandi sconvolgimenti per la politica veneziana. Stagione di elezioni amministrative, congressi dei nuovi partiti che nel 2008 non esistevano (il Pdl) o si erano appena affacciati sulla scena (il Pd). In primavera si parte con il rinnovamento della Provincia, in autunno comincerà la lunga corsa del candidato sindaco per Ca’ Farsetti.
Per la prima volta dovrebbe essere scelto nel centrosinistra con il sistema delle primarie, sul modello americano. Sarà anche l’ultimo anno dell’era Cacciari, il sindaco filosofo che governa dal 2005, ma era stato prima a capo della giunta dal 1992 al 1999. A meno di clamorosi - e molto improbabili - ripensamenti dell’ultima ora di Cacciari, che ha da tempo annunciato il ritiro dalla politica attiva. E sarà anche la prima volta in cui il centrodestra, forte del vento nazionale, ci crede sul serio. Dal 1975 ad oggi ha governato soltanto due volte, quattro anni in tutto, prima con Nereo Laroni (dal 1985 al 1987), poi con Ugo Bergamo dal 1990 al 1992.
Ca’ Corner. Si comincia già nelle prossime settimane con la campagna elettorale per conquistare il governo della Provincia, che era stata inserita fra gli enti inutili da abolire. Si vota in giugno, insieme alle Europee (election day) ma per i veneziani il risultato delle elezioni per il rinnovo della giunta provinciale avrà anche un importante significato strategico. Dopo la batosta alle Politiche 2008 e l’avanzata della Lega, il centrosinistra vede per la prima volta in bilico dopo 15 anni quello che era considerato ormai un suo feudo. Per tranquillizzare gli elettori si punta sulla continuità e il buon governo dell’amministrazione guidata da Davide Zoggia. Quarantenne jesolano, già sindaco di Jesolo e vicepresidente della giunta, Zoggia è al suo secondo mandato da presidente. Conta su alcune cose «fatte», come i 60 milioni spesi per le scuole, strade e servizi. Ma soprattutto su una maggioranza che a differenza di altri - a cominciare da Ca’ Farsetti - ha sempre dato prova di coesione. Niente polemiche nell’alleanza che va da Italia dei Valori a Rifondazione, ultimo residuo funzionante dell’alleanza che fu l’Unione, più il partito di Di Pietro. Zoggia ci crede, i sondaggi fatti dal Pd a livello nazionale danno la coalizione sotto di un punto. Ma l’effetto persona, assicura il presidente uscente, può fare la differenza. Dall’altra parte le carte non sono ancora scoperte. Ma il candidato più probabile è a questo punto il coordinatore di Forza Italia - ora Pdl - Mario Dalla Tor, un passato nel partito socialista, oggi consigliere di amministrazione di Actv. Se come sembra da Roma arriverà l’ordine di andare insieme alla Lega e alle sue liste civiche, per il Pdl - prima volta negli ultimi anni - il risultato sarà a portata di mano.
Il Comune. E ai risultati di Ca’ Corner si guarda con preoccupata attenzione anche da Ca’ Farsetti. Il successo del centrodestra a livello nazionale e il recente cambio di amministrazione in molti importanti comuni della provincia - da Chioggia a Mirano - fa sentire al centrosinistra il fiato sul collo degli avversari. Con le maggiori città del territorio in mano al Pdl o alla Lega (Jesolo e San Donà) il Comune di Venezia diventa ancora di più strategico nella conta delle preferenze. E un crollo a Venezia in giugno potrebbe pregiudicare l’esito delle elezioni del 2010.
I candidati. E’ partita dunque la caccia al candidato giusto. Prima ancora di dare il via alle danze sono decine i nomi di cui si mormora. «Dovrà essere giovane e possibilmente mestrino», aveva detto qualche mese fa il sindaco Massimo Cacciari. Ecco il via al totosindaco. L’assessore Enrico Mingardi? Il vicepresidente della provincia Andrea Ferrazzi? Il direttore generale di Vesta Andrea Razzini? O qualche nome più noto, come l’assessore Laura Fincato, l’avvocato Giorgio Orsoni (magari a capo di una lista civica), il sempreverde Roberto D’Agostino, il prosindaco di Mestre Michele Mognato? Fantasie. Anche perché si faranno le primarie, e poi si dovrà vedere chi la destra metterà in campo. Si dice il ministro veneziano Renato Brunetta, attivissimo in questi primi mesi di governo ma non molto amato nei settori del pubblico impiego. Oppure l’attuale presidente del Consiglio comunale Renato Boraso, consigliere più votato alle elezioni del 2005.
La sinistra. Una delle incognite riguarda la sinistra. Sparita dal Parlamento, ridotta a un consigliere a Ca’ Loredan per via della frattura, non ancora sanata, del 2005 (Cacciari sindaco con Margherita, Udeur e Ds «disgiunti», davanti a Casson sostenuto da gran parte dei Ds, socialisti, verdi, Rifondazione e Pdci). Cosa farà la sinistra extra Pd? Presenterà un suo candidato o tornerà in gioco?
Il centro. Cosa faranno i partiti di centro all’opposizione nazionale ma al governo in Regione come l’Udc e le forze emergenti come Italia dei Valori? Oppure gli esponenti del Pd piuttosto in sintonia negli ultimi tempi con la destra e la Regione di Galan come il presidente del Porto Paolo Costa, nominato dal governo Berlusconi contro il parere del Comune e della Provincia? Di qui a un anno può cambiare tutto e lo scenario è in grande movimento.
Grandi opere. Il Mose va avanti spedito, il Passante è stato inaugurato, il nuovo Ospedale di Mestre anche. Non restano grandi conflitti sul tappeto sulle grandi opere, ad eccezione della sublagunare, che adesso governo, Regione e Camera di commercio intendono rilanciare.
La giunta. Molto dipenderà dal giudizio finale che gli elettori daranno dell’operato della giunta guidata da Cacciari. Per questo il sindaco vuole ad ogni costo concludere o avviare i progetti strategici entro i prossimi mesi. Si parla del palacinema del Lido, con l’Ospedale al Mare trasformato in struttura turistica, del museo di Pinault a Punta della Dogana, del Quadrante di Tessera con terminal, stadio e Casinò, della risistemazione del turismo, con il governo dei flussi e la riorganizzazione del terminal. Del people mover che collega Tronchetto a piazzale Roma e della Città della Giustizia, del ponte di Calatrava ultimato e dei progetti culturali per la terraferma. Il punto debole, ammettono gli stessi assessori, riguarda l’amministrazione quotidiana. Di una città complicata, con mezzi scarsi e problemi di difficile soluzione come il traffico acqueo, l’esodo e la salvaguardia, la manutenzione dei palazzi. Una scommessa per la giunta uscente ma anche per il prossimo sindaco.

Venezia. «Fuori Rifondazione e Pdci, maggioranza allargata all’Udc e alle liste civiche, ma anche a verdi e socialisti». E’ la proposta che Massimo Cacciari aveva lanciato un mese fa nel corso di un forum alla Nuova. Un «laboratorio» politico che sterzando un po’ al centro possa far mettere radici al fragile centrosinistra veneziano. Ma andrà davvero così? Ad aver dubbi sulla nuova alchimia proposta dal filosofo sono i suoi stessi alleati. «Prima i programmi e dopo le formule - dice il verde Gianfranco Bettin - non bisogna escludere nessuno a priori». «Non andremo con il cappello in mano a chiedere di entrare in un’alleanza che non ci vuole - dice il capogruppo di Rifondazione Sebastiano Bonzio - L’uscita non è piaciuta nemmeno a Italia dei Valori. «Si continua a non considerare la nostra forza politica - scandisce il segretario provinciale Nicola Funari - in Parlamento siamo l’unica forza di opposizione insieme al Pd, in Abruzzo abbiamo preso il 15 per cento». E in Comune anche l’Idv come Rifondazione è all’opposizione della giunta Cacciari. Un lavoro lungo e faticoso quello di rimettere insieme i cocci della rottura del 2005. Anche perché dall’altra parte il centrodestra si annuncia agguerrito e in rimonta. E quasi sicuramente, a differenza di quattro anni fa, nella coalizione in campo per il dopo Cacciari ci sarà anche la Lega con le sue liste civiche.

Venezia. Addio Ds e Margherita, ma addio anche a Forza Italia e Alleanza nazionale. Il 2009 sarà l’anno di Pd e Pdl, i due nuovi partiti nati dalla «fusione» dei loro soci fondatori. Il partito Democratico di Veltroni, nato un anno fa con le primarie, è adesso atteso alle prove congressuali. Il nuovo segretario comunale Alessandro Maggioni convocherà l’assise nelle prossime settimane. Si tratterà di dar vita a organismi operativi votati dagli iscritti. Con una sorta di «conta» interna. Perché sarà forse per le sconfitte elettorali (le Politiche di aprile e l’Abruzzo) e per la questione morale che scuote il Pd al Sud. Ma le anime interne restano ben vive.
«Dobbiamo reagire», dice il segretario provinciale Gabriele Scaramuzza, «rilanciando il primato della politica, intesa come autonomia dei partiti da ogni e qualsivoglia gruppo di interessi privati e potentati».
Si riorganizza anche il Pdl, che ha in programma ai primi di marzo il suo primo congresso dove saranno formati gli organismi dirigenti e definitivamente sciolti i partiti di Forza Italia e An. Anche qui le anime e le correnti non si sono affatto dissolte. E la «base» veneziana, rappresentata da Antonio Cavaliere, ha duramente protestato contro la scelta dei delegati. «Fatta senza consultare gli iscritti, con un metodo che non ci piace» dice Cavaliere. Anche qui, una piccola rivoluzione.

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4.11.08

PD veneziano: obiettivo provinciali '09 e comunali '10

Il Gazzettino, 4 novembre 2008
Gruppi di lavoro e un social network per costruire il programma del Pd

C'è chi l'ha chiamata "riunione al caminetto", anche se non c'era il fuoco e nemmeno un pezzo di legna da ardere. In compenso erano in tanti, l'altro pomeriggio nella sede del Pd a Mestre, a fare il punto sulla campagna elettorale per le Provinciali: una riunione tra "maggiorenti" di tutte le anime del partito durante la quale non sono mancate proposte isolate (Valter Vanni ha chiesto di non ricandidare Zoggia ma nessuno l'ha appoggiato) così come è stata scartata l'ipotesi avanzata da Marcello Basso di fare due liste del Pd, una cittadina e una diversa per le aree "periferiche", Chioggia e Veneto orientale, per equilibrare la rappresentatività dei collegi.
Il dato certo è che Davide Zoggia, ricandidato presidente alla guida della coalizione che attualmente governa a Ca' Corner, sta lavorando sulla lista civica e che entro il mese conta di tenere una sorta di "convention".

Di tutt'altro tenore la riunione tenutasi ieri mattina a Ca' Farsetti con il sindaco Massimo Cacciari, il Pd (i due segretari Gabriele Scaramuzza e Alessandro Maggioni, il vicesindaco Michele Vianello, il prosindaco Michele Mognato) e i Verdi (Gianfranco Bettin e Beppe Caccia), incontro richiesto da questi ultimi dopo le dichiarazioni dello stesso Vianello sulla "fine dell'èra Cacciari": pare che il richiesto "chiarimento" non abbia sortito grandi risultati, se non la comune volontà di proseguire l'attività amministrativa senza dare segnali negativi all'esterno, tanto più che alle Comunali manca più di un anno.

E, finito l'incontro con Cacciari, Maggioni è rimasto a Ca' Farsetti per presentare in una conferenza stampa il nuovo esecutivo comunale del Pd (15 componenti, praticamente tutti presenti) con relativi incarichi nei vari gruppi di lavoro. Gruppi - ha sottolineato il segretario comunale - che «costruiranno il progetto di città per il 2010», ma anche, come ha aggiunto Massimo Venturini «il programma per le amministrative».

Un lavoro che sarà fatto nella sede del partito (anche se tra i coordinatori dei gruppi ieri c'è stato chi ha chiesto lumi sulle convocazioni) e che sarà aperto a tutti attraverso un social-network.

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28.10.08

Andrea Martella: le ragioni di Cacciari, risorsa per il PD

la Nuova Venezia — 28 ottobre 2008

«Con Cacciari faremo un Pd più forte»

 «Con Massimo Cacciari abbiamo avuto una visione diversa sulla manifestazione di sabato, che è stata un successo. Ma adesso smorziamo i toni e le polemiche. Cacciari è un riferimento assoluto per il Partito democratico, nazionale e veneto e con lui dobbiamo lavorare per rendere sempre più forte il partito e il centrosinistra a Venezia e nel Veneto anche in vista delle prossime elezioni provinciali».

 Stop alle polemiche scaturite dalle dichiarazioni del sindaco sull’inutilità della manifestazione del 25 ottobre, chiarisce subito l’uomo forte di Walter Veltroni in Veneto, il parlamentare e ministro ombra delle Infrastrutture Andrea Martella. Ieri mattina il sindaco di Venezia ai giornalisti ha ribadito le sue posizioni.  

«Il Pd deve mettere mano alla sua organizzazione territoriale con una struttura federale e occuparsi di federalismo fiscale - ha ribadito ieri a Mestre il sindaco Massimo Cacciari - Se posso continuerò a contribuire al futuro del partito ma posso occuparmi tranquillamente anche solo della mia attività di professore».  

Ma nel pomeriggio arriva un chiaro stop alle polemiche esplose nel Partito Democratico dopo le critiche mosse dal sindaco alla manifestazione di Roma di sabato scorso e al modello d’opposizione portata avanti dal segretario Walter Veltroni. «Basta polemiche» dice il ministro ombra Andrea Martella, l’uomo di Veltroni in Veneto.   

Con Massimo Cacciari c’è ancora gelo?  

 «Guardiamo avanti, abbiamo avuto posizioni diverse sulla manifestazione di Roma, ma abbiamo lo stesso obiettivo: costruire un partito democratico forte in Veneto e nel Paese in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. A Venezia lavoreremo per sostenere la rielezione di Davide Zoggia alla presidenza della Provincia. E sempre con Cacciari ci impegneremo per vincere anche le elezioni amministrative del 2010 e continuare a governare la città».   

Veltroni esce rafforzato dal Circo Massimo?   

«E’ stato un grande evento politico e democratico. Il Pd da oggi è più forte e Veltroni vede rilanciata la sua leadership. Ora dobbiamo velocemente valorizzare e dare risposte alla carica di entusiasmo e partecipazione che abbiamo visto al Circo Massimo».   

Come intende muoversi ora il Partito Democratico.   

«Dobbiamo lavorare anzitutto ad un progetto riformista che sia chiaro e netto e dia risposte alle proposte lanciate da Veltroni. Stop poi alle correnti e alle divisioni interne. Dobbiamo ridare coraggio e fiducia ai nostri elettori e saper parlare agli italiani. Stiamo lavorando ad una conferenza programmatica nazionale che parli a tutti gli elettori che ancora non guardano a noi. Servono risposte più serie e convincenti di quelle del centrodestra, per dare risposte alle famiglie, alle piccole e medie aziende, ai lavoratori. Bisogna riformare lo Stato a partire dal federalismo fiscale e investire sull’educazione, la formazione, scuola e università. Tutt’altra cosa della politica di tagli e false riforme attuate dal governo Berlusconi che ora sta scendendo nei sondaggi ed ha avuto una reazione nervosa dopo la nostra manifestazione».   

Torniamo a Cacciari. Il sindaco ha posto con forza due questioni: il partito federato e il federalismo fiscale. Su questo siete d’accordo?  

 «Cacciari sul partito federato ha ragione: siamo in ritardo ma serve avere un partito federale per avere autonomia di proposta, programmi ed alleanze e poter costruire una leadership in vista anche delle prossime elezioni regionali. Il ciclo Galan è finito, esistono evidenti divisioni tra il Popolo della Libertà e la Lega».   

Veniamo al federalismo fiscale.   

«E’ evidente che il Paese ha bisogno di federalismo fiscale. Noi abbiamo presentato un emendamento alla prossima Finanziaria che introduce la possibilità che il 20% dell’Irpef torni ai Comuni come chiede il movimento dei sindaci. E su questo tema sfidiamo il centrodestra, perchè andiamo oltre il disegno di legge Calderoli che non va bene, e appare solo una bandiera per accontentare la Lega e non ci sono cifre e risorse. Su questo tema serve una decisione che in Parlamento sia condivisa, noi siamo pronti a discuterne».   

In primavera ci saranno le elezioni provinciali. Il Pd organizzerà le primarie? Quale sarà il quadro delle alleanze?   

«La ricandidatura di Zoggia è già stata decisa. Ci potranno invece essere le primarie per la scelta dei candidati nei vari collegi. Zoggia è sostenuto dal Pd e da una ampia coalizione di centrosinistra a cui si affiancherà, come alleata, anche una lista civica che sarà espressione dei territori, della società e delle varie liste civiche che esistono nei vari Comuni. La lista civica ovviamente sarà alleata alla coalizione di centrosinistra in vista delle prossime provinciali».   

Veniamo alle Europee.   

«Siamo contrari alla proposta del centrodestra che punta su liste bloccate e l’abolizione delle preferenze. Faremo una battaglia in Parlamento e nel Paese per garantire libertà di scelta agli elettori».

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8.10.08

Per la difesa della scuola pubblica

PD Provinciale di Venezia

Comunicato Stampa

Mestre, 8 ottobre 2008


Il Partito Democratico della provincia di Venezia aderisce e sostiene la manifestazione/fiaccolata promossa unitariamente dai sindacati della scuola per venerdì 10 ottobre a Venezia.
[NdR: il volantino è scaricabile da qui: volantino flcve_10_10_08 ]

Dopo il primo voto di fiducia della Camera dei Deputati sulla conversione in legge del decreto Gelmini, la scuola italiana viene sempre più consegnata ad una condizione di retroguardia, che la mortifica, rendendola incapace di rispondere agli obiettivi di formazione e istruzione cui ogni sistema educativo deve ispirarsi.
Ciò che maggiormente rammarica in questo testo è l’ammantare sotto le specie di una pretesa “riforma” della scuola un semplice e brutale taglio di costi e di investimenti. Ancora, desta preoccupazione il pregiudizio con cui il governo di centrodestra considera la scuola, e il fatto che su un tema di tale eccezionale rilievo si sia ricorsi alla decretazione d’urgenza e al voto di fiducia, negando da ultimo, oltre al rapporto con le rappresentanze sindacali, i movimenti dei genitori, le reti locali, anche il confronto nella più alta assemblea elettiva del nostro paese.
Mancare di un progetto sulla scuola significa abdicare ad un’idea di futuro per il nostro paese, per i suoi giovani, per i suoi bambini. Significa indebolire la competitività complessiva del nostro sistema economico, significa non reggere il passo con le altre nazioni d’Europa e del mondo, che hanno da tempo compreso il primato della formazione e istruzione nei grandi processi di sviluppo e innovazione.
In un tempo che fa della società della conoscenza il proprio cardine, l’idea di scuola del centrodestra fa fare a questo paese un balzo all’indietro di molti decenni. Proprio per questo il PD di Venezia, oltre a sostenere la manifestazione di venerdì, accompagnerà e sosterrà con le proprie proposte e iniziative la mobilitazione contro il progetto del ministro Gelmini.

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27.9.08

PD Venezia: l'elezione degli organismi dirigenti

la Nuova Venezia — 27 settembre 2008
Pd al voto, le correnti si contendono i posti
Nuovo partito, rinnovamento. Donne e giovani in quantità. Ma a poche ore dall’elezione dei nuovi organismi dirigenti del Pd comunale ancora si ragiona in termini di correnti. E si fanno i conti su quanti posti spettano agli ex Popolari, ai laici della Margherita, alle varie anime dei Ds.
«Stiamo lavorando per una soluzione unitaria», garantisce Gabriele Scaramuzza, giovane segretario provinciale che al rinnovamento ci crede davvero. «Siamo partiti in salita», si lascia andare un sostenitore del partito di Veltroni. Un anno dopo le primarie e il via al nuovo soggetto politico, il Pd prova a darsi strutture e dirigenti da nuovo partito.
Stamattina al cinema Dante si riuniscono i 160 membri eletti nella primavera scorsa per scegliere il nuovo esecutivo comunale e i membri della direzione. Il segretario eletto è Alessandro Maggioni, consigliere comunale, ex pupillo di Paolo Costa, ora riuscito a ottenere la maggioranza grazie soprattutto al sostegno di Massimo Cacciari e delle anime maggioritarie di Margherita e Quercia. Il suo 63 per cento di consensi peserà sicuramente sugli equilibri degli organismi dirigenti. I posti dell’ esecutivo sono 15, dieci in rappresentanza delle varie anime, cinque scelti direttamente dal segretario in una rosa di persone di sua fiducia gradite a tutti gli altri. Sui dieci di base, 6 spetteranno dunque alla corrente di Maggioni, 3 a quella del candidato Massimo Venturini (che ottenne il 33 per cento), uno a quella del’indipendente Antonino Stinà. Equilibri con il bilancino anche per la direzione, che sarà formata di 60 membri tra cui i 19 segretari dei circoli. Dei restanti 41, la metà almeno dovrà essere composta da donne. Tra i nomi che spuntano quelli di figure note ma anche giovanissimi alla loro prima esperienza come Rosteghin, Trabucco, Musolino.
Ai lavori del pomeriggio dovrebbe essere presente anche il sindaco Massimo Cacciari, che in questi mesi si è speso per una soluzione unitaria e per il candidato Maggioni. «Al di là dei nomi», dice, «è importante che questo partito cominci a lavorare sul territorio, in mezzo alla gente. Che si dia una struttura organizzata e intervenga sui problemi». Altrimenti, lascia intendere il sindaco, la strada si fa sempre più in salita. C’è da preparare prima di tutto il percorso per affrontare le elezioni provinciali della prossima primavera. Stando agli ultimi dati delle Politiche il centrodestra avanza, e ha conquistato anche comuni come Chioggia e Mirano. Ma il centrosinistra punta molto sul «buongoverno» della giunta uscente guidata da Davide Zoggia, che si ripresenta e va da Rifondazione a Italia dei Valori. Decisiva sul voto sarà la tenuta di Venezia. Un tema, quello della strategia e delle nuove alleanze, di cui si parlerà oggi durante il dibattito. (a.v.)

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25.9.08

PD veneziano: le iniziative d'autunno

Il Gazzettino, 25 settembre 2008
IN VISTA DELLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 25 OTTOBRE
I weekend dei Democratici per spiegare la propria politica alla gente


Tra la gente, per intercettarne le richieste e diffondere le proprie proposte. Il Partito democratico veneziano si mobilita con una serie di iniziative in ambito locale nella marcia di avvicinamento alla manifestazione intitolata Salva l'Italia in programma il 25 ottobre in piazza San Giovanni a Roma.
"A partire da questo weekend e per tre fine settimana consecutivi, i circoli territoriali, i deputati e senatori, i consiglieri eletti negli Enti locali incontreranno la popolazione in alcuni luoghi simbolici della città. Consolidiamo la nostra presenza e la nostra azione sul territorio perché c'è una domanda crescente di partecipazione e politica alla quale bisogna dare delle risposte", spiega il segretario provinciale, Gabriele Scaramuzza. Più in particolare, il Partito democratico si concentrerà su queste quattro tematiche: il trasporto pubblico locale; la scuola; il carovita ed il lavoro.
Sul trasporto pubblico locale, domani negli scali ferroviari, nelle stazioni degli autobus e presso gli imbarcaderi di Venezia, Mestre, Jesolo, Mirano, Portogruaro, San Donà di Piave, Burano, Cannaregio e Chioggia, gli eletti e i militanti dialogheranno con gli utenti sulle lacune del servizio di mobilità: interverranno, a Venezia, Franca Donaggio e Tiziano Treu; a Mestre, Delia Murer, Rodolfo Viola e Giampietro Marchese; a Chioggia, Lucio Tiozzo.
Quanto alla scuola, da sabato e nella settimana successiva alcuni esponenti saranno presenti all'ingresso delle scuole di ogni ordine e grado in tutta la provincia per esprimere contrarietà alla riforma del ministro Maria Stella Gelmini che punta solo a tagli e risparmi di spesa.
"La scuola è un bene di tutti e dovrebbe essere la prima agenzia di riferimento per contrastare l'emergenza educativa di questi tempi commenta Anna Maria Miraglia, assessore comunale alla pubblica Istruzione Invece la riforma, o presunta tale, mira al contenimento della spesa, a detrimento della qualità formativa dei nostri istituti. In previsione c'è già una grande iniziativa pubblica cui sarà invitata il ministro ombra Maria Pia Garavaglia.
Riguardo al caro vita, da lunedì prossimo a quello successivo, in tutti i mercati rionali e settimanali della provincia saranno allestiti dei gazebo per parlare ai consumatori degli aggravi al costo della vita e della progressiva perdita del potere d'acquisto dei redditi delle famiglie e delle proposte a difesa e tutela della popolazione.
Ed, infine, in materia di lavoro, da domani per due settimane, gli eletti ad ogni livello verranno a contatto soprattutto con le realtà dove si fa già sentire la crisi e già incombe lo spettro della riduzione della forza lavoro (il polo chimico di Marghera ed il Linificio veneto). Peraltro nel settore occupazionale l'impegno si sta ultimamente rafforzando mediante la creazione nelle fabbriche dei circoli del lavoro che si stanno diffondendo in modo capillare.

Alvise Sperandio

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18.9.08

Il polso del PD veneziano: parla Gabriele Scaramuzza

Intervista a Gabriele Scaramuzza
«Pari dignità ai circoli dei luoghi di lavoro»

Dopo Belluno e Rovigo, abbiamo raggiunto a Venezia Gabriele Scaramuzza, coordinatore provinciale del Partito Democratico, per conoscere il percorso con cui il PD si sta radicando in provincia.
Coordinatore Scaramuzza, come sta procedendo il radicamento del PD sul territorio? I circoli hanno iniziato a lavorare?
«Dopo aver chiuso la costituzione formale dei 74 circoli, nelle scorse settimane ha avuto inizio la loro attivazione concreta, che si è realizzata con iniziative di portata nazionale, come l’allestimento dei gazebo per Salva l’Italia, e nel coinvolgimento attivo per organizzare le feste estive nel territorio.Se da un lato abbiamo curato la messa a regime del partito, nel contempo abbiamo, però, promosso, e stiamo promuovendo, dei gruppi di lavoro provinciali. Ogni persona della mia segreteria è responsabile di un gruppo di lavoro, in cui deve esserci almeno un iscritto di ogni circolo. Lunedì è partito il gruppo “Pianificazione territorio e infrastrutture”. Tra pochi giorni sarà operativo il gruppo “Scuola” e via via inizieranno i lavori anche gli altri.Altra cosa su cui stiamo lavorando è l'organizzazione sub-provinciale. Questa necessità nasce dal fatto che la nostra è una provincia composita che ha sensibilità territoriali molto forti. L'intenzione è quella di andare a toccare i vecchi mandamenti, perché i circoli si assettino su tematiche trasversali con iniziative politiche coordinate.Come organo dirigente abbiamo dato anche dignità ai circoli instaurando la “Conferenza provinciale dei coordinatori di circolo”. Questo per costruire da un lato momenti di condivisione anche sui problemi di gestione quotidiana e per aggiornarli, dall'altro, sulle iniziative di partito».
A che punto è la costituzione dei circoli nei luoghi di lavoro?
«In esecutivo regionale, con il primo regolamento, avevamo fatto una battaglia per il conferimento di pari dignità ai circoli dei luoghi di lavoro. Ora stiamo lavorando alla loro costituzione. Sono già sorti quello della Raffineria Agip di Porto Marghera e quello di Fincantieri. Entro settembre si costituiranno i due circoli che per articolazione saranno più complessi: quello della CTU, azienda che si occupa dei trasporti e quello della Veritas che si occupa, invece, dei cicli integrati dell’acqua e dei rifiuti. Dopo di ciò sarà la volta del circolo del polo chimico e proseguiremo ancora».
Com’è il clima tra i militanti, c’è voglia di partecipare al progetto del Partito Democratico?
«Una considerazione che mi sento di fare è che la nostra base, il nostro popolo, è molto più avanti di noi del gruppo dirigente. Dalle molte occasioni di incontro di questa estate è emersa, da un lato, una fortissima voglia di ritrovarsi, di fare uno sforzo perché la riuscita delle feste fosse un segnale del successo del PD; all’altro un rimprovero alla classe dirigente nazionale da leggere positivamente, come un'esortazione, uno sprone. Quanti hanno partecipato l’hanno fatto capire senza tentennamenti: non serve il continuo “contarci tra di noi”, la cosa importante è aver chiaro che siamo un’alternativa culturale e di governo al centro-destra. Si deve guardare avanti per costruire».
Come procede il tesseramento? Quante tessere sono state fatte finora?
«La stima che stavamo facendo è che complessivamente nelle 9 feste hanno dato il loro apporto almeno 600 volontari. Tra loro vi sono stati quanti fanno riferimento ai circoli, ma anche simpatizzanti e singoli aderenti. Questo ci fa ben sperare. Dov’è stato possibile, inoltre, le feste sono state un momento importante per iniziare la campagna del tesseramento, ma fare la conta ora è prematuro».
Coordinatore Scaramuzza, visto che abbiamo affrontato l'argomento “feste”, può fare un bilancio sul loro andamento? C’è stata la partecipazione attesa?
«Come dicevo, le feste sono state ben 9 e anche se sono state pianificate con il coordinamento provinciale, il loro successo è stato reso possibile dalla concreta organizzazione da parte dei circoli del partito.Alcune di esse, quelle più grandi, sono state gestite da più circoli, creando così preziose sinergie tra di loro. Sono state indubbiamente un successo, soprattutto se si tiene conto del fatto che, pur arrivando da una tradizione florida, siamo riusciti ad aggiungerne una rispetto alle 8 dei DS dell’anno scorso. Il bilancio, pertanto, è positivo sia per l'impegno che per la partecipazione. Ho visitato tutte le feste e il dato che mi ha incoraggiato e stupito, rispetto al tono medio del dibattito nazionale, è che dove abbiamo fatto programmi di incontri politici su diversi temi, ho riscontrato molta voglia di partecipare. L'aspetto importante di questo desiderio di intervenire è che una buona metà dei convenuti erano membri che già gravitavano attorno al partito, ma l’altra metà era “opinione pubblica”, la più varia possibile. C’è, quindi, desiderio e bisogno di dibattito. Noi, da canto nostro, abbiamo cercato di affrontare tematiche che fossero vicine ai territori. A Campato, ad esempio, abbiamo approfondito il problema della sicurezza stradale e dei quadranti sugli sviluppi aeroportuali, ma in ogni area siamo stati vicini alle esigenze dei territori. Inutile dire che quando sono venuti Vannino Chiti e Bersani c’è stata una partecipazione travolgente».
Che iniziative avete programmato per l’autunno in provincia, in particolare in vista della manifestazione del 25 ottobre e per il tesseramento?
«Naturalmente cercheremo di organizzare una folta partecipazione alla manifestazione del 25 ottobre. Oltre a ciò ci concentreremo sulle feste con cui i vari circoli daranno il via al tesseramento. L'intenzione era quella di lanciare una “Giornata provinciale del tesseramento”, agganciata all'iniziativa Salva l'Italia. Poi costruiremo anche un paio di iniziative politiche di più ampio respiro».
A primavera ci saranno le Europee e le Amministrative, un banco di prova importante per il PD. Come vi state attrezzando per affrontare bene quella sfida?
«In provincia abbiamo il rinnovo di 16 comuni su 44 e le elezioni dell'amministrazione provinciale. Per quanto riguarda queste ultime, potevamo scegliere un rapido passaggio che ricandidasse il presidente uscente Davide Zoggia, a fronte della bontà del suo operato, ma volevamo dare un segno di rinnovamento più profondo. Così nel mese di luglio abbiamo intrapreso un faticoso ma entusiasmante percorso di consultazione aperto alla più ampia partecipazione e condivisione.Siamo andati, così, nei territori e abbiamo fatto diversi incontri, chiamando a raccolta non solo gli organi dirigenti, ma tutto il partito, per chiedere quali fossero i pareri sull'operato dell'amministrazione uscente, quelli sulla candidatura e sulle istanze da far proprie, sia nei contenuti che nel tema delle alleanze. Il risultato è stato riportato alla direzione che all’unanimità ha riproposto Davide Zoggia. Sul tema delle alleanze, inoltre, si è deciso di ripartire dalla coalizione con cui abbiamo ben governato, cerchando anche spazi e forme per allargamenti: dalle liste civiche fino a comprendere l’area di voto moderato. Il tavolo della Coalizione ha accolto la candidatura di Davide Zoggia e ha fatto proprie le nostre considerazioni sui contenuti e le alleanze che costituiranno l’asset del nostro progetto, dando mandato allo stesso Zoggia di presentare un’architettura di programma con cui partire a fine anno.Chiusa questa fase, ci aspettano sei mesi per la costruzione del tessuto territoriale, sei mesi in cui andremo nei mercati e nelle piazze a presentare candidato e programma e costruire entro la prima metà di ottobre quella che nelle nostre intenzioni vuole essere una grande Conferenza di Programma per la provincia, che riunisca gli organismi dirigenti di partito, i coordinatori di circolo e quegli attori delle forze economiche, sociali e sindacali che vorranno esserci».
ma.ri.

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5.9.08

Il futuro del PD a Venezia, secondo Cacciari

Il Gazzettino, 4 settembre 2008

Il futuro di Venezia passa per Mestre e per Marghera.
Il futuro di Venezia passa per Mestre e per Marghera . E da lì dovrà venire il sindaco del dopo Cacciari. A patto che, oltre che mestrino, il nuovo doge sia anche giovane. Ha delineato così le caratteristiche del futuro primo cittadino, lo stesso Massimo Cacciari. Un identikit cui il sindaco filosofo ha dato forma martedì sera di fronte a compagni ed amici della Festa Democratica per l'Unità dei Popoli di Marghera . Nulla di più però. Di dire nome e cognome del suo successore a Ca' Farsetti, Cacciari non se lo sogna neppure.L'accento di questa città ha sottolineato il sindaco - va posto su Mestre e su Marghera : bisogna capirne le enormi potenzialità. Mestre può diventare una capitale economica: ha un futuro importante segnato. La Giunta del futuro non potrà nascere da una lista civica. L'unica strada per le prossime elezioni amministrative (Non farò dice escludendo un eventuale quarto mandato - più pazzie. Basta che non mi facciano incazzare.) fa tappa nelle primarie del Partito Democratico. Vanno individuati i candidati e, entro ottobre del 2009, - detta la tabella di marcia - si proceda con le primarie.

Appare sereno e rilassato il sindaco durante l'incontro, aperto dal coordinatore del PD di Marghera , Antonio Cossidente. Maurizio Dianese, il giornalista del Gazzettino che lo intervista, perde persino la scommessa fatta con il consigliere comunale Roberto Turetta. Il sindaco, infatti, non si scompone nei primi trenta secondi malgrado le prime domande guardino al Cacciari uomo più che al sindaco. Alla richiesta di Gianni De Michelis di diventare socialista, aveva risposto davvero: No, grazie, sono già ricco di famiglia (Non è stata si schermisce - la mia migliore battuta). Il tempo per le donne? Introvabile se, oltre al sindaco, si fanno altre cose, come a dire che tra S. Agostino e S. Tommaso, spazio per l'amore, cortese o meno, non ne trova. Gli scatti che lo immortalano con donne ogni volta diverse dicono altro, però. Tutte cose passate... Memorie. Una mezza idea di mettere su famiglia? Bah, - sorride pensavo di diventare direttamente nonno..."

Un ipotetico nipotino che potrebbe ammirare la città del domani, quella per cui, secondo Cacciari, si sono poste le basi. Mestre sta vivendo i dolori della crescita, dovuti ai cantieri del tram, ora, e della nuova lottizzazione dell'Umberto I, fra poco. Temo che, a Venezia, - commenta Cacciari - si patiscano invece dolori di vecchiaia, come dimostrano le reazioni ad opere d'arte come il ponte di Calatrava. Per arginare l'ondata turistica fuori misura, il sindaco ribadisce la necessità di innalzare il prezzo di Venezia, prevedendo aumenti dei prezzi ovunque, compresa la basilica di S. Marco, per scremare i turisti. Del resto Venezia è un bene prezioso e i beni preziosi si pagano. E, a proposito di soldi, Cacciari avverte che per costruire il Polo nautico a San Giuliano bisognerà utilizzare il sistema del projec financing. Nessuna stoccata al Governo Berlusconi salvo quella per l'ingiustizia pazzesca dell'eliminazione dell'Ici per tutti, anche per i ricchi (Mi hanno regalato 500 euro), che era stata prevista, del resto, dallo stesso Prodi. Attacca la burocrazia ministeriale che agisce, da decenni, come freno per la bonifica dei terreni a Porto Marghera e ammette che sulle Municipalità bisognerà riflettere perchè almeno le due centrali, Mestre e Venezia, spesso si sovrappongono a quel che fa il Comune e invece la Municipalità non può comportarsi come un piccolo Comune.
Ed il PD ? Per il Partito Democratico, a Venezia siamo arrivati ad un gruppo dirigente giovane. Vedo conclude Cacciari - difficoltà a livello nazionale dove, dopo il buon risultato elettorale, non si è elaborata una strategia. Si vada al congresso: qui prevarrà una corrente e la minoranza ne dovrà prendere atto, senza sbattere la porta. I partiti sono sempre stati organizzati in correnti: erano venti che smuovevano la polvere, non aliti mefitici. Ci si divide, se non si discute, e si pensa solo al potere.

Giacinta Gimma

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4.9.08

Il post-Cacciari: un giovane mestrino, attraverso primarie

la Nuova Venezia — 4 settembre 2008
«Primarie tra un anno, voglio un sindaco giovane e mestrino»

«Il candidato sindaco lo sceglieremo con le primarie, entro ottobre-novembre dell’anno prossimo. Il futuro sindaco dovrà essere mestrino e giovane». Un Massimo Cacciari a ruota libera sui temi politici e amministrativi. Così è apparso il sindaco, l’altro ieri sera, alla festa del Partito democratico di Marghera, intervistato dal giornalista Maurizio Dianese di fronte ad una folta platea. Quando gli è stato chiesto, perché non abbia disegnato il suo delfino e successore alla guida del Comune, il sindaco filosofo ha risposto con una battita: «Perché l’unica volta che l’ho fatto, me l’hanno bruciato». Cacciari alludeva a quando prima delle passate elezioni amministrative, aveva lanciato la candidatura di Alessio Vianello. Il sindaco, comunque, ha ribadito e che il futuro candidato dovrà essere «giovane e mestrino», come lo era d’altronde Alessio Vianello. E un quarto mandato di Cacciari? «Non se ne parla. A me basta che non mi facciano arrabbiare», chiosa ridendo. Come per dire: speriamo che non mi costringano a candidarmi ancora... Ma il sindaco non sembra averne alcuna voglia. Resta invece molto critico con la politica nazionale. Guarda però con fiducia al Pd veneziano: «C’è un gruppo dirigente abbastanza giovane che sta lavorando bene». «L’accento in questa città - ha detto ancora Cacciari - va posto sulla Terraferma: Mestre e Marghera, per l’appunto. Le candidature devono esprimere Mestre e le sue enormi potenzialità. Venezia rimarrà una capitale mondiale della cultura ma la Terraferma ha enormi potenzialità, per quanto riguarda i servizi». Il centro di Mestre, Porto Marghera, Tessera e Malcontenta, secondo il sindaco nei prossimi anni saranno i cardini di «un incredibile sviluppo, non paragonabile a nessuna altra città italiana». La zona dell’ex ospedale Umberto I, l’asse tra piazza Barche, via Torino e San Giuliano e il tram saranno per Cacciari i sintomi più importanti del cambiamento a Mestre. A Porto Marghera, invece, il travaso da Venezia di una parte del traffico acqueo turistico, porterà nuova ricchezza. «Tessera, invece, con l’alta velocità che collegherà il Marco Polo - ha detto il sindaco - conoscerà delle opportunità che anche all’estero, si sognano». Cacciari ha tessuto anche le lodi dell’esistente in Terraferma. «Vi sfido a trovare - ha affermato - da un’altra parte in Italia, una città con una presenza di così tanto verde. Un centro con così tante piste ciclabili non esiste nel nostro Paese, provate ad andare a Milano, non hanno nemmeno un metro di percorsi protetti per i ciclisti». Dopo aver parlato di lati positivi di Mestre, il sindaco è passato ad annunciare ai disagi del futuro. «Lo so che i cantieri del tram sono stati una scocciatura - ha sostenuto il filosofo - ma ci porteranno ad un enorme beneficio: un collegamento veloce e non inquinante. Ma i disagi del tram sono niente rispetto a quello che succederà con i lavori nell’area dell’ex Umberto I ma si tratterà dolori di crescita non di acciacchi di vecchiaia, come a Venezia dove c’è gente che si lamenta dei costi del ponte di Calatrava». Poi la parola passa al pubblico: «Sindaco ma non le è sembrato un errore strategico fare il campo Sinti di via Vallenari, proprio ora? Non era meglio farlo prima quando ancora non c’era questo clima xenofobo?». «Sapevo - ha replicato Cacciari - che quella era una scelta che avrebbe potuto costarci elettoralmente ma non me ne frega niente. Era una scelta giusta eticamente e andava fatta».
(mi.bu.)

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Chisso in corsa per la provincia?

la Nuova Venezia — 4 settembre 2008
Provinciali, Chisso l'asso pigliatutto

MESTRE. E se dopo aver cavalcato il Passante di Mestre mettesse la freccia e prendesse lo svincolo per la presidenza della Provincia di Venezia? La candidatura di Renato Chisso, assessore regionale alla Mobilità, alle elezioni provinciali di primavera 2009, è una delle ipotesi sulle quali ragiona il Pdl in questi giorni. Con un interrogativo bello tosto: la Lega Nord aprirà la sbarra del casello per Ca’ Corner, e quale sarà l’eventuale pedaggio politico di questa operazione? Sul fronte veneto infatti è accesa da tempo la spia della tensione nei rapporti tra Pdl e Lega. Il motore potrebbe grippare. Il confronto nel centrodestra sulla candidatura per la Provincia è aperto da tempo. Con una speranza che alcuni ostentano come certezza. «Se questa volta non combiniamo stupidate - dicono alcuni responsabili del Pdl veneziano - ce la possiamo davvero fare». Il dato di partenza è l’esito, su scala provinciale, delle elezioni politiche di aprile scorso. I numeri. Nel Veneziano Pdl e Lega Nord hanno superato il 48 per cento dei voti, mentre l’Udc si è portato a casa il 4.7 per cento delle preferenze. Dall’altra parte, nonostante il Pd si sia confermato (con oltre il 32 per cento) il primo partito, il centrosinistra veneziano, considerando Italia dei Valori e Rifondazione si era fermato al 41 per cento. Primo turno. «Non c’è dubbio che la situazione ci è favorevole - spiega Cesare Campa, ex parlamentare di Forza Italia di lunga esperienza - ma la sinistra a Venezia non mollerà facilmente l’osso. Per noi sarà fondamentale andare con la Lega Nord già dal primo turno altrimenti, in caso di ballottaggio, sappiamo bene che sarebbe tutto molto più difficile». Vincere, uniti, al primo turno: così spunta il nome del «cavallo» su cui puntare, Renato Chisso. Ipotesi Chisso. E’ una questione di equilibri politici che si gioca su scala regionale. La riflessione che fanno alcuni esponenti del Pdl è: considerato che la Lega Nord vuole esprimere il presidente della Regione dopo Giancarlo Galan, far correre per la presidenza della Provincia di Venezia - con l’aiuto fondamentale del Carroccio già dal primo turno - l’uomo del Passante (forzista e galaniano di ferro) potrebbe essere la giusta mossa per bilanciare i pesi all’interno del centrodestra. Chisso potrebbe rappresentare l’uomo adatto e vincente. Alle elezioni regionali del 2005 portò a casa quasi 17 mila preferenze, un record imbattibile per il Veneziano. «Certo che se corresse lui...», si lascia scappare tutto contento il coordinatore comunale di Fi a Venezia, Alessandro Danesin. Prova di forza. Il ragionamento nato in casa Pdl non trova però sponda facile nella Lega, pronta a una prova di forza muscolare, fiera di alcuni sondaggi che nel Veneziano la danno oltre il 20%. «E’ un ragionamento che non può reggere», attacca velenoso Corrado Callegari, coordinatore provinciale del Carroccio: «Non mi pare proprio che alle precedenti elezioni, visto che Galan andava a palazzo Balbi, Forza Italia e An ci abbiano lasciato esprimere il candidato per Ca’ Corner». La Lega un candidato lo ha già. «E’ forte, è del movimento, e ha le capacità per vincere. In questa fase politica - aggiunge Callegari - siamo noi che abbiamo gli uomini giusti per vincere». E’ già spunta il nome della sindachessa di San Donà, la bionda Francesca Zaccariotto. Il Carroccio non ha certo paura di correre da solo, a rischio di perdere. «E’ un luogo comune - taglia corto Alberto Mazzonetto, consigliere comunale a Venezia - che insieme al Pdl vinciamo al primo turno». La Lega ha fatto i muscoli anche nel Veneziano e li mette bene in mostra. Tutti in pista. Altri nomi in ballo in area Pdl: Claudio Tessari, sindaco di Spinea, vicino a Forza Italia ma senza tessera in tasca. Ha già dato la sua disponibilità. «Sarebbe capace di conquistare voti nell’elettorato moderato - spiega un dirigente di Fi - ma paga lo scotto di essere praticamente sconosciuto nel Veneto orientale». Mario Della Tor, coordinatore provinciale di Fi. «Il mio nome? E’ stato messo in giro ad arte», dice lui. E ancora: Carlo Alberto Tesserin (consigliere regionale di Fi), Paolo Fontana (consigliere provinciale di Fi), e Bruno Bernardi, docente di economia a Ca’ Foscari.
L'interessato glissa: «Cosa farò? Resterò in Regione»

MESTRE. La candidatura alla presidenza delle Provincia? «Credo di essere più utile per il territorio veneziano continuando a lavorare in Regione». Renato Chisso glissa sulle indiscrezioni. Assessore, dica la verità: il Pdl la vuole candidare alla guida di Ca’ Corner. «Non commento le indiscrezioni. Dico solo che alla provincia in cui sono nato, ovvero Venezia, sono molto più utile se resto all’interno della Regione. E’ da qui che possono fornire il contributo più importante per il territorio lagunare. Di questo ne sono convinto. Poi ogni altra considerazione lascia il tempo che trova». Non ci vuole dire cosa farà da grande? «Ripeto, il mio posto è in Regione. Qui, come assessore alle Infrastrutture sto lavorando bene e voglio continuare a farlo. Stiamo facendo cose molto importanti per il territorio, in primis il Passante. E’ assurdo mettersi a discutere adesso delle indiscrezioni. La posizione a riguardo è molto chiara. Per la provincia in cui sono nato e in cui vivo, sono più utile se resto a palazzo Balbi». Ma allora sarà lei il dopo Galan... «Dopo Galan c’è solo Galan». (g.cod.)

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28.8.08

Festa del PD di Marghera

la Nuova Venezia — 27 agosto 2008
«Portiamo la Festa nazionale del Pd a S. Giuliano»

MARGHERA. La festa dell’Unità di Marghera diventa Festa Democratica dell’Unità dei Popoli. Niente più liscio, nessuna orchestra, dibattiti mirati, musica di ogni tipo, dalle danze popolari alla disco-music, costicine, salsicce e ombre a prezzo calmierato. Ma il valore aggiunto della manifestazione - in programma da venerdì 29 agosto fino a lunedì 8 settembre - si materializzerà in una richiesta formale degli organizzatori: portare per la prossima estate la Festa nazionale del Pd a Mestre, nel parco San Giuliano. «Chiediamo agli amministratori locali di farsene carico - dice Antonio Cossidente» coordinatore del circolo di Marghera. Intanto, la macchina organizzativa è in moto nel parco Panorama di Marghera e l’evento rappresenterà l’ideale continuazione del Village. In calendario molti appuntamenti di richiamo, fra i quali spicca l’intervento conclusivo dell’onorevole Pierluigi Bersani, lunedì 8 settembre alle 20. La Festa Democratica dell’Unità dei Popoli comincia venerdì con l’aperitivo alle 18.30, poi serata organizzata dalla comunità bangladeshe. Nel parco del Panorama sventoleranno le bandiere del Pd per 11 giorni. La musica sarà assicurata da varie band: Batisto Coco (domenica 31), Talco (martedì 2 settembre), Noite do Brasil (venerdì 5), Tuareg Blues (sabato 6). Nei due weekend non mancherà la musica da discoteca, mixata da Giuliano Veronese e Marco Spanio. Nei dibattiti si parlerà invece di sicurezza sul lavoro, trasformazione del territorio, scuola. Martedì 2 settembre intervista a Massimo Cacciari. Sconosciuto ancora il nome dell’intervistatore, ma, assicura il consigliere comunale del Pd Roberto Turetta, «sarà qualcuno in grado di fare domande scomode». (g.cod.)

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24.8.08

PD e IdV: prove d'intesa per Venezia

Il Gazzettino, 23 agosto 2008
Elezioni provinciali del 2009, i dipietristi avvertono il centrosinistra: «Pronti a correre da soli»

(al.va.)
Pronti a correre da soli. È il monito che i dipietristi lanciano al centrosinistra veneziano in vista delle elezioni che il prossimo anno interesseranno la Provincia e, l'anno dopo, il Comune. Perché questo "avviso"? Perché - spiegano il segretario comunale dell'Italia dei Valori Erminio Viero e il segretario provinciale Nicola Funari - finora il Partito democratico sembra essersi "dimenticato" dell'esistenza dei dipietristi: si è parlato di alleanze con l'Udc, di liste civiche, ma nessuno che si sia sognato di chiamare l'Italia dei valori. «In questi ultimi due mesi estivi in cui il caldo e l'afa fanno agio a tutto - scrivono Viero e Funari - abbiamo letto molteplici interventi di numerosi esponenti politici locali sulle possibili alleanze per le prossime elezioni. Ha iniziato il sindaco Cacciari che il 5 luglio ha indetto un'assise di maggioranza e hanno proseguito i vari Morandina, Vanni, Boraso, Comerci». Peccato che tutti si siano "scordati" dei dipietristi: «Nessuno ha mai chiesto all'Italia dei valori come intende muoversi e proporsi». Ed è la stessa Italia dei valori - ricordano Viero e Funari - «che ha conquistato anche a Venezia, nelle ultime elezioni politiche, un ampio consenso». Ed è sempre la stessa Italia dei valori «che fa parte della coalizione che governa la Provincia e che, pur non facendo parte della maggioranza, assicura un valido apporto costruttivo in consiglio comunale». Cosa vogliono i dipietristi? «Noi vogliamo confrontarci non sulle formule ma sui programmi e con le persone che saranno chiamate ad attuare quei programmi». L'annuncio è che l'Idv avvierà «con gli altri partiti del centrosinistra e in particolare con il Pd un serio confronto per arrivare, possibilmente uniti in un'alleanza organica, agli ormai prossimi appuntamenti elettorali». Occhio: l'alleanza dovrà essere «la stessa» sia per la Provincia che per il Comune. «Niente sconti - affermano Viero e Funari - E se questo non fosse possibile non abbiamo alcuna paura di affrontare da soli, o con chi vorrà allearsi con noi, la sfida elettorale».

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22.8.08

Festa Democratica a Zelarino

la Nuova Venezia — 22 agosto 2008
Da oggi al primo settembre la Festa Democratica

ZELARINO. Dalle ombre allo spritz. Dalla Festa dell’Unità alla Festa Democratica. I tempi cambiano. E così, da oggi al 1º settembre, i campi sportivi di Zelarino ospitano la prima manifestazione targata Pd aprendo le danze, appunto, con uno spritz in compagnia del coordinatore provinciale Gabriele Scaramuzza. La manifestazione ricalcherà il classico programma della Festa dell’Unità. Stand gastronomici con vino e grigliate, tanta musica, in particolare orchestre. Ma anche alcune interessanti giovani band e tanti dibattiti. Oggi alle 19 apertura con lo spritz democratico in compagnia di Gabriele Scaramuzza. Domani alle 21 il primo dibattito: «Consumi e acquisti consapevoli: nuovi stili di vita», con Luca Falasconi (presidente Last Minute Market), David Marchiori (responsabile progetto Tuttogas). Domenica alle 21 «Venezia tra economia e turismo», con il vicesindaco Michele Vianello, il direttore dell’Associazione Veneziana Albergatori (Ava). Lunedì alle 21 faccia a faccia fra i sindaci Massimo Cacciari, Achille Variati (Vicenza), Flavio Zanonato (Padova). Martedì 26 spazio ai giovani, con la Pink Floyd Tribute Band Gambler. Dalle 21 si parlerà del nuovo ospedale di Mestre con Delia Murer e l’assessore Sandro Simionato. Mercoledì 27 alle 21 «Un garante nazionale per l’infanzia», con l’intervento della senatrice Franca Donaggio. Giovedì 28 ancora una band locale, i Talco. Argomento del dibattito «Ambiente: fonti energetiche alternative ed energia nucleare» con il segretario nazionale di Legambiente, Francesco Ferrante. Venerdì 29, direttamente da Zelig e Colorado, Alberto Patrucco in Sottospirito. Sabato 30 torna il liscio. Mentre la parte culturale si occuperà dei grandi progetti di Mestre, della pianificazione territoriale e della mobilità. Fra gli invitati anche il prosindaco Michele Mognato e gli assessori Mingardi e Vecchiato. Domenica incontro con Andrea Martella, ministro infrastrutture e trasporti del governo ombra. Lunedì gran finale con il vicepresidente del Senato Vannino Chiti.
(Gianluca Codognato)

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11.8.08

Una Große Koalition a Venezia tra PD e Pdl?

Il Gazzettino 10 agosto 2008
(al.va.) Sapeva che l'altra sera Massimo Cacciari sarebbe stato a Fusine, frazione di Zoldo Alto, a un convegno sui destini dell'Europa. Così, trovandosi in vacanza proprio da quelle parti, il presidente del consiglio comunale non ha potuto non portare un saluto al proprio sindaco. Anche perché, più che dei destini dell'Europa, approfittando dell'alta quota, era dei destini di Venezia che Renato Boraso voleva parlare con Massimo Cacciari. È finita che due ore prima del convegno, Boraso , accompagnato dalla figlioletta Giulia - che ha cinque anni e mezzo e, riferisce il padre, una visibile simpatia per il sindaco-filosofo - ha invitato Cacciari a prendere un gelato assieme. Creme, frutta e politica. «Ho anticipato a Cacciari una mia idea. E Cacciari non ha detto no. Anzi, ha detto che è una buona idea».

L'idea illustrata dall'esponente di Forza Italia a uno leader nazionali del Partito democratico ha a che fare con le elezioni del 2010: tra meno di due anni scadrà il mandato di Cacciari e, indipendentemente da chi farà il sindaco, bisogna costruire le alleanze. Solo che quelle pensate da Boraso non hanno nulla da spartire con quelle cui sta lavorando il suo partito: neanche un mese fa, al Ramada, il Popolo della Libertà ha lanciato la sfida ai «comunisti» annunciando di essere pronto a conquistare prima Ca' Corner e poi Ca' Farsetti. Al Ramada, in prima fila, c'era anche Boraso , ma in quella sede non ha detto una parola della sua idea. Che è la seguente: «Se vogliamo davvero il bene di Venezia, allora dobbiamo fare l'unica cosa possibile: presentare una grande lista civica che metta assieme il meglio del centrodestra e il meglio del centrosinistra». Anche perché, puntualizza Boraso , non è che ci sia poi tanta differenza tra la "base" del Pd e la "base" del Pdl: «L'ha detto anche il ministro Renato Brunetta, quando, applauditissimo, la settimana scorsa è intervenuto a un dibattito alla Festa dell'Unità a Campalto».
Pdl e Pd, però, sono avversari: uno governa il Paese, l'altro è all'opposizione. «Ma qui - risponde Boraso - stiamo parlando di elezioni comunali, stiamo parlando di Venezia, una città che ha fin troppi problemi seri da affrontare, non ultima la crisi economica. Che sul fronte dell'economia Venezia stia attraversando una fase di decadenza assoluta, lo si desume anche da segnali che potrebbero sembrare banali e invece sono indicativi: il Calcio Venezia è in mano a due imprenditori di origini trentine, bresciano è un nuovo socio, di La Spezia un nuovo sponsor. E Venezia?».
Paralleli calcistici a parte, Boraso resta convinto della necessità di «riprendere quel laboratorio politico che Cacciari nel 2005 ha avviato, salvo poi bloccarlo sei mesi dopo». Ma chi dovrebbe fare la "grande lista civica "? «Il Partito democratico, il Popolo della Libertà, l'Italia dei valori, l'Udc. Tutti assieme a promuovere una civica , senza simboli di partito e candidando il meglio del centrodestra e il meglio del centrosinistra. Dopo la pausa estiva chiederò ai quattro segretari di promuovere un "tavolo" per Venezia».
E i Verdi e Rifondazione? «Fuori». E la Lega? «Fuori. La Lega ha già detto che correrà da sola e poi non è neanche interessata a parlare di programmi». E il sindaco che ha detto? «Non ha detto no. Anzi, gli è parsa una buona idea». Il gelato dev'essere stato squisito.

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18.7.08

Festa dell'Unità a Campalto: 18-28 Luglio 2008

la Nuova Venezia — 17 luglio 2008
Il Pd battezza la sua prima festa

CAMPALTO. Per i residenti del territorio è sempre stato un appuntamento che unisce ideali e tradizioni. Ma quest’anno la Festa dell’Unità di Campalto ha una marcia in più, perché si presenta sotto le spoglie di prima festa del Partito Democratico, trampolino di lancio e fucina di idee per le provinciali alle porte e le comunali del 2010. Ecco perché la manifestazione che si apre domani sarà un mix di appuntamenti corposi e importanti, oltre che un’occasione per raccogliere iscritti e lanciare alcune linee programmatiche in vista della chiamata alle urne. La presentazione è avvenuta ieri pomeriggio nella sede del Pd di via Cecchini. Ad illustrare l’evento, il coordinatore provinciale Gabriele Scaramuzza assieme ad Ugo Bissacco, Lionello Pellizzer, Roberto Carisi e Pierina Giorgione Bulfutti, questi ultimi rispettivamente coordinatori del circolo di via Passo e di Tessera. L’evento riunisce i circoli di Mestre Est, vale a dire Favaro, Campalto, Tessera e Carpenedo. I dibattiti a sfondo politico e sociale toccheranno i temi maggiormente caldi. Si parte domani alle 21 con l’onorevole Livia Turco. Si parlerà di «Sanità e servizi sociali» con l’assessore Sandro Simionato e il direttore generale dell’Asl 12 Antonio Padoan. Domenica sarà affrontato invece il tema del «Lavoro che cambia (sicurezza, lotta alla precarietà, nuovo modello contrattuale). Lunedì i riflettori si accenderanno su un disagio locale: si parlerà delle vittime di via Orlanda. Martedì 22 si entra nel vivo. L’attenzione sarà focalizzata sul Quadrante di Tessera e sullo sviluppo strategico della terraferma. Mercoledì 23 a tenere banco saranno le elezioni provinciali del 2009, ospite Davide Zoggia. A sdrammatizzare la situazione penseranno Carlo & Giorgio, attesi giovedì 24. Il 25 luglio altro tema caldo, il senatore del Pd Felice Casson e diversi esponenti della giunta discuteranno di «Sicurezza e integrazione» e dunque questioni sinti e via Piave. Sabato 26 ha confermato la sua presenza il ministro dell’Innovazione Renato Brunetta, in una serata durante la quale sarà presentato il volume Governare la città di Gianni Pellicani. Domenica si terrà la prima festa provinciale dell’adesione al circolo del Pd. «La festa dell’Unità - spiega Gabriele Scaramuzza - sarà anche la prima delle otto in programma in provincia nella quale ci agganceremo all’iniziativa di Veltroni “Salva l’Italia” che mira alla raccolta di 5 milioni di sottoscrizioni alla petizione contro le politiche di centrodestra». (m.a.)

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11.7.08

Coord. PD Venezia: ricorso di Stinà

Il Gazzettino 11 luglio 2008
POLITICA
Pd al voto per eleggere il segretario. Tre i candidati, ma contro Maggioni c'è un ricorso
(al.va.) Pd alle urne voto oggi (ore 17,30, ex Plip in via San Donà a Mestre) per eleggere il coordinatore comunale. Centottanta gli aventi diritto al voto, tre i candidati: Alessandro Maggioni, Massimo Venturini, Antonino Stinà. Tutti e tre in corsa, nonostante le voci (infondate) di tentativi di accordi in extremis e ritiro di candidature. La sfida si profila tra Maggioni (sostenuto sulla carta da tutti i ds e margheriti della lista Veltroniani 1 oltre che dai Lettiani) e tra Venturini, che potrebbe avere consensi addirittura tra gli ex ppi che non hanno gradito l'intesa al vertice che ha portato al ritiro della candidatura di Andrea Degan. Ma la vigilia del voto è stata caratterizzata anche da denunce per violazione delle regole: «La candidatura di Alessandro Maggioni, a prescindere dalla stima personale per Alessandro, è la più vistosa di queste violazioni - dice Antonino Stinà - Per sostenere l'illegittimità di questa candidatura ho presentato al livello nazionale, regionale e provinciale, un ricorso che mi auguro venga preso in considerazione prima dello svolgersi dell'assemblea». Stinà spiega che Maggioni non è un eletto nell'assemblea comunale (ex art.9) ma un integratore della stessa (ex art.11), fa cioè parte di diritto dell'assemblea in quanto consigliere comunale: «Tale violazione è particolarmente grave poiché in virtù di quelle stesse regole è stata impedita, di fatto, la candidatura ad altri autorevoli possibili candidati, che, forse, avrebbero potuto garantire davvero un'unità del partito». Sulla possibilità di candidatura di Maggioni erano già sorte obiezioni la settimana scorsa, tanto che era stato interessato il segretario regionale Paolo Giaretta. E quest'ultimo aveva fatto sapere che la candidatura era possibile anche per i "non eletti". Stinà, di tutt'altro avviso, ha presentato il ricorso.

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