1.2.10

Giampietro Marchese e Lucio Tiozzo verso il terzo mandato alla regione Veneto

la Nuova di Venezia — 01 febbraio 2010

Marchese e Tiozzo verso la deroga

«A norma di statuto, l’organismo deputato ad approvare le liste e a concedere le deroghe è il direttivo regionale - conferma il coordinatore del Pd veneziano Gabriele Scaramuzza - noi abbiamo deciso di lasciare ancora tutta la settimana ai circoli per indicare le candidature e suggerire i contenuti programmatici. Dopodiché, a metà della prossima settimana convocheremo i rappresentanti delle aree e lunedì 8, nel corso del direttivo provinciale raccoglieremo il lavoro dei circoli, arrivando così a comporre la lista che verrà approvata il dodici, ovvero in tempo utile per il direttivo».
Ad aprire il pertugio per proporre la corsa tris, lo statuto stesso, che consente ai parlamentari tre mandati, legittimando, di fatto, le richieste dei consiglieri regionali. Ancora, l’ordinamento stesso contempla la possibilità di un 10% di deroghe a livello regionale. Il 13, quindi, il partito sarà chiamato a scegliere tra un’oggettiva immobilizzazione della posizione amministrativa nel Veneziano ed il rischio di perdere esperienza e, dato tutt’altro che secondario, una valanga di voti (nel 2005 entrambi ne raccolsero oltre 9000) laddove il centrodestra schiera la corazzata Zaia. Insomma, come spiegano i meglio informati, quando minaccia tempesta è meglio non farsi trovare scoperti.

(s.zan.)

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1.9.09

Scaramuzza, Causin, Tiozzo, Zoggia, Stradiotto e Murer a Mirano per le dimissioni di Semenzato

la Nuova di Venezia — 01 settembre 2009
«Vergogna-vergogna», ring in piazza


MIRANO. Da un lato i militanti del Pd che scandiscono lo slogan «ver-go-gna-ver-go-gna», dall’altro il sindaco Roberto Cappelletto che, uscendo dal municipio, si prende per alcuni minuti il palco della protesta: «Voi vi dovete vergognare, che state strumentalizzando questa faccenda». Tutt’intorno i clienti del mercato settimanale di Mirano. Passano, guardano, si informano.
Quelli del Pd si sono trovati alle 10.30 all’ingresso del municipio, dalla parte di piazza Martiri, per chiedere le dimissioni del vicesindaco della Lega Nord Alberto Semenzato, responsabile del pagina Facebook «Lega Nord di Mirano» su cui è comparso il manifesto «Immigrati clandestini: torturali! E’ un tuo diritto». Lui da giorni si difende sostenendo di essere la vittima di un complotto: qualcuno avrebbe inserito quel manifesto a sua insaputa, dopo avergli rubato la password d’accesso al computer. Il Pd non ci sta, perché, ribatte «la sua versione non è credibile».
Ieri i militanti hanno gridato il loro sdegno in faccia al sindaco, e Cappelletto non ha avuto timore a rispondere, in un acceso scontro verbale in un lunedì di mercato particolarmente affolatto dopo le ferie di agosto. Non si è visto invece il vicesindaco della Lega, principale bersaglio della manifestazione, che da alcuni giorni preferisce stare nell’ombra.
Per invitarlo a fare un passo indietro ieri sono arrivati a Mirano i vertici regionali del partito: il senatore Marco Stradiotto, la deputata Delia Murer, i consiglieri regionali Andrea Causin e Lucio Tiozzo, l’ex presidente della Provincia, Davide Zoggia, il coordinatore provinciale Gabriele Scaramuzza, gli esponenti del Pd miranese e con alcuni militanti di base e altri esponenti del centrosinistra e dell’opposizione politica a Mirano. Uno schieramento di forze al quale, sabato 5 settembre, potrebbe aggiungersi il segretario nazionale Dario Franceschini.
I responsabili regionale del partito stanno cercando di portarlo a Mirano per lanciare un segnale forte, perché, come dicono, «questa città si trasformi un simbolo della lotta al razzismo». Chiaro il messaggio lanciato ieri dal Pd: «Semenzato dovrebbe dimettersi a scopo cautelativo, fino a quando non sarà l’inchiesta della magistratura a fare chiarezza su quanto accaduto». E se Semenzato fosse davvero innocente? Se fosse stato veramente beffato? «Ma come ha fatto a non accorgersi di quel manifesto? - risponde Causin - come mai nessuno dei leghisti iscritto al gruppo di Semenzato si è mai accorto di quel manifesto? La verità è che quel messaggio appare comunque verosimile, perché negli ultimi mesi questo comune ha emanato una serie di ordinanze che minano la convivenza civile tra noi e gli immigrati».
Per Stradiotto, che quand’era sindaco di Martellago ha amministrato anche con la Lega, «il sindaco dovrebbe ritirare le deleghe a Semenzato, perché nel suo ruolo istituzionale di vicesindaco ha commesso un grave errore». Cappelletto non lascia correre: «Usano la menzogna come arma politica, noi abbiamo preso le distanze da quel manifesto, messo da chi vuol male a questa amministrazione, e abbiamo già denunciato l’episodio alla Polizia postale».
(Francesco Furlan)

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