16.12.09

Primarie a sindaco di Venezia: in corsa Giorgio Orsoni, Fincato e Bettin

la Nuova di Venezia — 16 dicembre 2009

Primarie, si parte - Farinea si ritira - In 3 alla grande corsa

Sono rimasti in tre, perché ieri l’avvocato mestrino Alfiero Farinea, candidato della mozione Marino-Casson, ha formalizzato il suo ritiro, già annunciato nei giorni scorsi. «Avevo messo a disposizione le mie competenze e la mia storia in temi sociali e ambientali», scrive Farinea, «abbiamo lavorato e raccolto contributi e analisi che hanno contribuito a scrivere il programma del Pd sulla città unica e sostenibile. Ma una candidatura di protagonismi non mi interessa, come non mi interessa una conta esaperata. Una quarta candidatura determinerebbe un esasperato protagonismo e indebolirebbbe il candidato vincitore delle primarie. Dunque ho deciso di compiere questo atto di responsabilità e di non presentarmi alle primarie. Le nostre proposte sui contenuti restano comunque in campo».

Un gesto che in qualche modo semplifica il quadro, almeno in casa Pd. Ieri i rappresentanti dei quattro partiti hanno illustrato nella sede del gruppo Pd di Ca’ Loredan obiettivi e modalità delle primarie. Voteranno anche i sedicenni e non solo gli iscritti, si potrà sottoscrivere una sola candidatura, i seggi saranno almeno 40 e si pagherà un euro di contributo spese. Per presentarsi occorreranno 2 mila firme (massimo 2500) da presentare al comitato elettorale entro il 28 dicembre.

Il comitato è composto da due rappresentanti per partito, a cui si aggiungeranno il 30 dicembre un rappresentante per ogni candidato in campo. Sono Gianluca Trabucco, coordinatore, e Vincenzo Conte per il Pd, Ezio Da Villa e Flavio Dal Corso (Verdi), Fabrizio Ferrari e Renzo Scarpa (Italia dei Valori), Alessio Molin e Pietro Lotto (Psi),

«Dopo quasi vent’anni di buon governo si apre un nuovo ciclo», dice il segretario comunale del Pd Alessandro Maggioni, «e noi lo facciamo offrendo le nostre proposte al giudizio degli elettori in assoluta trasparenza» «Puntiamo ad almeno 20-25 mila votanti», dice il verde Beppe Caccia, «cioè circa un quarto degli elettori. La nostra forza sta nella pluralità delle proposte, e la sintesi del programma è una mediazione alta. Guardate un po’ la differenza con il centrodestra. Loro scommettono sul declino, noi sul rilancio, il loro candidato lo scelgono a Roma, pure logiche di potere». «Con il centrodestra non ci sono novità, si torna solo indietro», dicono Nicola Funari (Idv), e Luigi Giordani (Psi). Da ieri, la grande macchina delle primarie ha i motori accesi.

- Alberto Vitucci

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la Nuova di Venezia — 16 dicembre 2009

Il partito indica Orsoni, ma «salva» Fincato

(a.v.)

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4.10.09

Gabriele Scaramuzza: l'intervento al Congresso provinciale del 3 ottobre

RELAZIONE SEGRETARIO PROVINCIALE CONVENZIONE PROVINCIALE 3 OTTOBRE 2009
Convenzione Provinciale del PD di Venezia


Mestre, Auditorium della Provincia, 3 ottobre 2009
Relazione del Segretario Provinciale


Prima dell’inizio di questa nostra Convenzione, sono sicuro di interpretare il pensiero di noi tutti formulando un caro cenno di vicinanza per coloro che sono stati colpiti dalla tragedia di Messina e della frazione di Giampilleri. Siamo con le famiglie di quelli che sono mancati, insieme ai tanti sfollati dalle proprie case, siamo accanto alla Sicilia ferita e colpita, questa volta, non dalla natura, bensì dalla improvvida mala attenzione dell’uomo che non dà cura del proprio territorio, e che, come si legge oggi, disperde la memoria collettiva, quella capacità (in altri paesi diffusa e radicata) di ricordare i disastri, metabolizzarli, trasformarli in materia sociale e politica da nazione civile.


Quella cura che dovremmo avere nei confronti appunto dei nostri territori e del loro equilibrio (appunto, quella materia sociale e politica) è anche immagine e metafora amara della cura che si dovrebbe avere nei confronti del nostro paese, a partire dal garantire gli spazi delle libertà civili e sociali elementari, su cui si fonda ogni democrazia liberale e moderna. Tra queste libertà spicca quella di stampa e di informazione, cioè il diritto fondamentale di cercare, ricevere e diffondere con qualsiasi mezzo di espressione, senza considerazioni di frontiere, le informazioni e le idee, come recita la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo del 1948. Questi principi e queste tutele sono stati incardinati dai costituenti nell’art. 21 della nostra Repubblica. Ledere quei principi e quelle tutele significa ledere il tessuto intimo dell’Ordinamento Democratico e Repubblicano, significa indebolire i legami costitutivi delle nostre società, significa alterare la natura intima del rapporto tra il governante e il cittadini, che consiste nella capacità del secondo di chiedere sempre contezza al primo del suo operato. Per questo aderiamo con forza e sosteniamo la manifestazione che in queste ore si sta svolgendo a Roma, promossa dalla FNSI, e ringraziamo quanti dei nostri iscritti, militanti e simpatizzanti stanno partecipando al presidio civile che abbiamo organizzato a Venezia, insieme alle forze politiche del centrosinistra e alle realtà associative della città, tra cui l’ANPI, le ACLI, l’ARCI, la CGIL, l’associazione Libertà e Giustizia.


Perché non solo di noi si è discusso in queste settimane nei nostri circoli, ma soprattutto del nostro paese, dell’idea di Italia che abbiamo nella mente e nel cuore e che vogliamo offrire e proporre a tutti i nostri concittadini.


Da poco più di due giorni si sono concluse le assise dei circoli territoriali e del lavoro in tutto il nostro paese e nella nostra provincia. Il dato nazionale di affluenza, pari a circa il 58%, cioè a più di 400.000 iscritti che hanno partecipato ai lavori congressuali testimonia di una partecipazione davvero massiccia, che non ha eguali in nessun altro paese occidentale e d’Europa. Troppe volte infatti siamo soliti farci sorprendere da tante descrizioni caricaturali che vengono date da noi stessi, cui dovremmo rispondere con una semplice costatazione: il PD è l’unica forza del campo progressista in occidente che può mobilitare una massa di iscritti così grande nel decidere delle candidature del proprio segretario, in uno straordinario esercizio di democrazia (cfr. la vicenda del PS francese, che per scegliere il candidato alle scorse elezioni presidenziali non mobilità più di 150.000 iscritti).


Se questo rilievo è vero per l’Italia nel suo insieme, tanto più questo è confermato per quanto riguarda il Veneto e la provincia di Venezia in specie. Nella nostra Regione hanno discusso e votato 17.297 iscritti, pari al 65,15%, mentre nella Provincia di Venezia sono stati 4.486 i partecipanti, pari a oltre il 68% degli iscritti. Una partecipazione semplicemente senza aggettivi, che dà conto del desiderio della nostra gente di essere parte attiva e diligente della nostra riflessione su noi e sull’Italia. Credo sia giusto ringraziare in questa sede tutti i nostri 77 coordinatori di circolo, che hanno costruito con pazienza il cammino di avvicinamento ai propri congressi costruendo sovente incontri preparatori di dibattito e discussione. Un ringraziamento alla Commissione provinciale per il Congresso, che ha assicurato l’esecuzione sempre corretta e ineccepibile di tutti gli appuntamenti, a quanti hanno prestato la loro opera di garanti degli appuntamenti locali, a tutti coloro che hanno presentato le mozioni congressuali in un confronto sempre alto, mai ridotto a banale contrapposizione.


E’, quello del congresso, il tempo in cui tutti noi siamo chiamati a distinguerci, ma non a dividerci. Distinguerci, perché ciascuno di noi, con onestà intellettuale e sincero giudizio, ha scelto a quale delle tre mozioni aderire. A non dividerci, perché oltre le differenze delle tre proposte esiste un unico perimetro, un unico confine che tutti ci tiene, nel cui interno tutti ci riconosciamo: quello del Partito Democratico, del suo desiderio di essere, oggi, alternativa credibile e forte che si prepara a divenire maggioranza culturale ancor prima che politica in Italia.


E nelle prossime settimane noi tutti saremo chiamati ad allargare questo perimetro, ad ampliare questo confine, rivolgendoci al popolo delle primarie, e chiedendo loro di esprimersi, come già hanno fatto i nostri iscritti sulle proposte di Pierluigi Bersani, Dario Franceschini, Ignazio Marino. Permettetemi di fronte a tutti voi di esprimere perplessità e scetticismo nei confronti di molto semplicismo e approssimazione con cui si è dipinta, a prescindere dalle parti, la nostra discussione, della potestà che competerebbe agli iscritti piuttosto che agli elettori delle Primarie. A entrambi tocca la scelta del segretario, ma soprattutto la possibilità di contribuire, arricchire, accrescere la pianta del nostro progetto per l’Italia, di rendere i suoi rami ben vigorosi e forti.


Perché è questo che chiede il nostro paese al PD: una leadership salda ed autorevole, mai solitaria ma sempre esercitata in solido con gli organismi dirigenti e con i livelli territoriali del Partito, in grado di incarnare questo progetto, questo pensiero. Trascorso il primo decennio del nuovo millennio, l’Italia è una democrazia indebolita, un’economia infiacchita, un tessuto sociale logorato.


Questa democrazia, questa economia, questo tessuto sociale chiedono di essere rimesse in movimento, e tutto ciò è possibile, solo che si restituiscano all’Italia vigore, entusiasmo, forza. E tutto ciò è possibile se noi cominciamo a mettere il paese di fronte alla realtà di queste settimane, che è una realtà anche ben dura, che ci parla ad esempio di tante lavoratrici e lavoratori che conosceranno adesso il volto vero della crisi, allo scadere degli ammortizzatori sociali di molte aziende. Ma è proprio quando è posto di fronte alla durezza della realtà che questo paese si rialza e ridesta: lo dimostrò nel secondo dopoguerra con la ricostruzione materiale delle nostre città e ideale della Costituzione, lo dimostrò negli anni neri del terrorismo e della tensione, lo dimostrò nella grande sfida dell’ingresso nella comune casa d’Europa e nell’adozione dell’Euro.


E sempre in questi momenti lo dimostrò con il contributo fondamentale delle forze politiche e sociali democratiche e progressiste, quelle forze che hanno dato vita al progetto del Partito Democratico. Ora tocca a noi, a questa generazione dimostrare di essere all’altezza di questo compito difficile. Tocca a noi tutti, in breve, dimostrare di essere all’altezza dell’Italia migliore, che vuole e pretende da noi serietà e coerenza.


La pretende a partire dai comportamenti di noi tutti, che rappresentiamo il Partito Democratico nelle nostre realtà, nelle nostre città, nelle diverse responsabilità cui siamo chiamati. La pretende con un’azione di opposizione al Governo di centrodestra rigorosa e determinata, ma sempre accompagnata da proposte serie e credibili per il nostro paese (e su questo, permettete, l’approvazione dello scudo fiscale da parte della Camera dei Deputati ieri è esattamente l’esempio di ciò che non dovrà più accadere, se davvero vorremo essere credibili agli occhi del paese).


La pretende chiedendoci di riaffermare il primato del lavoro e dei lavori nella società italiana, e di declinare questo primato tenendo conto della loro molteplicità e del fatto che tutti concorrono alla comune ricchezza sociale del paese, dal lavoratore dipendente al piccolo e medio imprenditore, dalla Partita Iva al precario cui non è consentito, oggi di costruire un progetto per sé e per la propria famiglia.


La pretende chiedendoci di dire con forza che si esce dalla crisi temperando le logiche di mercato con l’azione regolatrice delle pubbliche Autorità, e maturando la nuova consapevolezza che non si dà sviluppo economico sostenibile senza giustizia, coscienza del bene comune, ridistribuzione dei beni e della ricchezza tra le nazioni e all’interno di esse.


La pretende con una domanda forte nei nostro confronti: quella di unità, perché solo con essa metteremo il nostro Partito nelle condizioni di vincere il confronto con la destra di Governo, nella cultura profonda prima ancora che nella sfida elettorale. Perché noi invertiremo la rotta su cui il PdL e la Lega hanno costretto il nostro paese solo tornando là dove le relazioni sociali si formano e costruiscono, solo dando nuova forma e narrazione alle nostre comunità e alla nostra nazione, dicendo con forza che sicurezza è certezza della pena e dell’azione di repressione del crimine e non discriminazione tout court nei confronti dell’immigrato, dicendo che si dà futuro per un paese e per un’economia solo se si dà un presente per la sua scuola e per la sua formazione.


Questa forma e questa narrazione dovremo costruire da subito, declinandola immediatamente in politiche e proposte concrete, perché a questo sono chiamati i Partiti Politici dalla nostra Costituzione, da quella Carta fondamentale della Repubblica che, ad onta di quel che dice e pensa la destra, ha da dire e proporre al nostro paese molto più di quanto (ed è già tanta cosa) ha detto e proposto in passato.


Proprio perché questa è l’idea di Partito che abbiamo in mente e cui tutti noi teniamo dobbiamo anche dire che il 25 ottobre a notte (o il 26 a mattina) il Partito Democratico avrà scelto il suo segretario e la sua tavola ideale e di contenuti, e che quello sarà il segretario di tutti noi, cui tutti noi assicureremo lealtà e collaborazione, perché esso si farà carico del compito epocale che tocca al PD e al centrosinistra in Italia: ritrovare consonanza tra il paese reale e i principi, le regole, gli orizzonti di legalità, sviluppo, giustizia sociale incarnati nella Costituzione.


E se questo sforzo esigerà unità soprattutto a livello degli organismi dirigenti nazionali del PD, la stessa diligenza e dimostrazione di unità dovremo dare noi, nella nostra provincia, perché grandi sono le sfide che ci attendono tra pochi mesi:

1. confermare il Governo della città di Venezia forti di un progetto per essa che valga per la prossima generazione, che ci faccia immaginare quale sarà la città nei prossimi due decenni e ne guidi lo sviluppo e la crescita;

2. costruire, insieme al Partito Veneto e alle altre Federazioni provinciali una proposta per il Veneto che ci metta in sintonia con le mille realtà del lavoro, dell’impresa, della solidarietà che in esso vivono ed operano, cui non siamo stati in passato in grado di offrire una proposta ritenuta credibile:


Su questo sforzo saremo tutti impegnati e tutti coinvolti, e tutti sapremo dimostrare, ne sono convinto, compattezza ed unità, perché ci dovremo misurare con le domande vere e reali che le comunità veneziana e veneta ci pongono, anche per misurare la credibilità della nostra risposta.

Troppe volte in questo paese negli ultimi anni ci siamo lasciati rapire (anche noi) da una malintesa retorica delle radici, dimenticando che l’identità di un Partito è soprattutto la sua capacità di costruire un progetto di futuro coerente e credibile: e così dobbiamo intendere questo tempo congressuale, come di un tempo per chiarire a noi e all’Italia la nostra destinazione. Scrive il poeta della Martinica Edouard Glissant che le radici non hanno da sprofondarsi nel buio atavico delle origini, alla ricerca di una pretesa purezza; si allargano in superficie, come rami di una pianta, ad incontrare altre radici e a stringerle come mani.

Così dobbiamo intendere il nostro congresso e le primarie del 25 ottobre: allargare e incontrare i tanti che vogliono essere nel Partito Democratico solo che esso dia una dimostrazione chiara e risoluta di sé, e cingere in questo abbraccio progressivo tutta l’Italia.


Gabriele Scaramuzza

Segretario Provinciale PD Venezia



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1.9.09

Scaramuzza, Causin, Tiozzo, Zoggia, Stradiotto e Murer a Mirano per le dimissioni di Semenzato

la Nuova di Venezia — 01 settembre 2009
«Vergogna-vergogna», ring in piazza


MIRANO. Da un lato i militanti del Pd che scandiscono lo slogan «ver-go-gna-ver-go-gna», dall’altro il sindaco Roberto Cappelletto che, uscendo dal municipio, si prende per alcuni minuti il palco della protesta: «Voi vi dovete vergognare, che state strumentalizzando questa faccenda». Tutt’intorno i clienti del mercato settimanale di Mirano. Passano, guardano, si informano.
Quelli del Pd si sono trovati alle 10.30 all’ingresso del municipio, dalla parte di piazza Martiri, per chiedere le dimissioni del vicesindaco della Lega Nord Alberto Semenzato, responsabile del pagina Facebook «Lega Nord di Mirano» su cui è comparso il manifesto «Immigrati clandestini: torturali! E’ un tuo diritto». Lui da giorni si difende sostenendo di essere la vittima di un complotto: qualcuno avrebbe inserito quel manifesto a sua insaputa, dopo avergli rubato la password d’accesso al computer. Il Pd non ci sta, perché, ribatte «la sua versione non è credibile».
Ieri i militanti hanno gridato il loro sdegno in faccia al sindaco, e Cappelletto non ha avuto timore a rispondere, in un acceso scontro verbale in un lunedì di mercato particolarmente affolatto dopo le ferie di agosto. Non si è visto invece il vicesindaco della Lega, principale bersaglio della manifestazione, che da alcuni giorni preferisce stare nell’ombra.
Per invitarlo a fare un passo indietro ieri sono arrivati a Mirano i vertici regionali del partito: il senatore Marco Stradiotto, la deputata Delia Murer, i consiglieri regionali Andrea Causin e Lucio Tiozzo, l’ex presidente della Provincia, Davide Zoggia, il coordinatore provinciale Gabriele Scaramuzza, gli esponenti del Pd miranese e con alcuni militanti di base e altri esponenti del centrosinistra e dell’opposizione politica a Mirano. Uno schieramento di forze al quale, sabato 5 settembre, potrebbe aggiungersi il segretario nazionale Dario Franceschini.
I responsabili regionale del partito stanno cercando di portarlo a Mirano per lanciare un segnale forte, perché, come dicono, «questa città si trasformi un simbolo della lotta al razzismo». Chiaro il messaggio lanciato ieri dal Pd: «Semenzato dovrebbe dimettersi a scopo cautelativo, fino a quando non sarà l’inchiesta della magistratura a fare chiarezza su quanto accaduto». E se Semenzato fosse davvero innocente? Se fosse stato veramente beffato? «Ma come ha fatto a non accorgersi di quel manifesto? - risponde Causin - come mai nessuno dei leghisti iscritto al gruppo di Semenzato si è mai accorto di quel manifesto? La verità è che quel messaggio appare comunque verosimile, perché negli ultimi mesi questo comune ha emanato una serie di ordinanze che minano la convivenza civile tra noi e gli immigrati».
Per Stradiotto, che quand’era sindaco di Martellago ha amministrato anche con la Lega, «il sindaco dovrebbe ritirare le deleghe a Semenzato, perché nel suo ruolo istituzionale di vicesindaco ha commesso un grave errore». Cappelletto non lascia correre: «Usano la menzogna come arma politica, noi abbiamo preso le distanze da quel manifesto, messo da chi vuol male a questa amministrazione, e abbiamo già denunciato l’episodio alla Polizia postale».
(Francesco Furlan)

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5.7.09

Gabriele Scaramuzza: una task force per le prossime scadenze elettorali

Il Gazzettino Domenica 5 Luglio 2009
LA DIREZIONE
Scaramuzza: «Un team di 20-30 persone per le elezioni cittadine»

Oltre tre di discussione, una trentina di interventi. E al termine della direzione provinciale del Pd, riunita l’altra sera a Favaro, la proposta del segretario Gabriele Scaramuzza: «Si è detto che il partito deve essere più presente sul territorio. Bene: organizziamo delle assemblee di area, una per ogni comprensorio, dal Portogruarese al Chioggiotto, per mettere a fuoco l’agenda politica di ogni specifica zona».
E a prescidere dalla fase congressuale - ha detto Scaramuzza - il Pd dovrà cominciare a preparare le elezioni comunali di Venezia: non solo le primarie, ma soprattutto «un progetto di città» e «una squadra di 20-30 persone che su quel progetto lavori».
Per le elezioni regionali, sempre nel 2010, Scaramuzza ha chiesto di «costruire un contributo come partito veneziano alla proposta complessiva che noi faremo al Veneto, consapevoli di quanto pesante sia la distanza rispetto al centrodestra, ma che è proprio da qui che si potrà misurare la nostra capacità di essere di nuovo interlocutori reali e capaci, sui molti temi delle economie, delle infrastrutture, delle pianificazioni territoriali e d’area.
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la Nuova Venezia — 05 luglio 2009
Pd, al congresso senza divisioni

Per garantire la migliore scelta sul futuro candidato sindaco, il Pd veneziano metterà da parte le divisioni in vista del congresso nazionale. Una commissione di lavoro aiuterà questo meccanismo, garante il coordinatore provinciale. Il progetto si concretizzerà al prossimo direttivo prima del 20 luglio.
E’ la novità emersa dal direttivo provinciale del Pd veneziano. Dibattito durato ore, una trentina di interventi aperti dalla relazione del segretario provinciale Gabriele Scaramuzza. Hanno preso la parola in molti: da Pier Paolo Baretta a Valter Vanni, Paolo Costa, Michele Mognato. In primo piano la sconfitta alle elezioni provinciali di Davide Zoggia (che sarà capogruppo del partito in Consiglio).
Il Pd ha bisogno di tornare a lavorare sul territorio, ha ripetuto Scaramuzza, e il buon esito del voto a Venezia, ha segnalato Mognato, non deve far pensare che sia facile vincere alle Comunali del 2010. «Molti hanno sottolineato la necessità - dice Scaramuzza, l’indomani - di lavorare sulla scelta dei candidati sindaco a Venezia, mettendo da parte le divisioni sul prossimo congresso e io mi sono impegnato a far da garante».
Per Scaramuzza i candidati dovranno esser massimo 3,4, collegati a progetti e a squadre per una nuova idea forte di città. «Se sono rose fioriranno - commenta Valter Vanni - l’invito che abbiamo fatto in tanti, dal sottoscritto a Baretta, da Ribon a Costa per una gestione ordinata delle prossime primarie è stato accolto bene».
(m.ch.)

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4.7.09

Gabriele Scaramuzza all'assemblea provinciale del PD: si riparte da quì


Il Gazzettino Sabato 4 Luglio 2009
Senza idee nuove si perde Venezia
Assemblea del partito Democratico tra preoccupazioni e voglia di riscatto. "Subito una svolta"

Uno “straordinario recupero” al ballottaggio con la conquista di alcuni Comuni, punto di partenza per le elezioni comunali e regionali del 2010, e per le imminenti scadenze della stagione congressuale. A sentire le parole del segretario provinciale Gabriele Scaramuzza e dell’on. Rodolfo Viola, che ieri sera all’auditorium di Favaro hanno aperto la direzione provinciale del Pd aperta ai segretari di circolo e ai candidati, sembrava quasi che il centrosinistra le Provinciali le avesse vinte.
A dare una scossa alla platea sono state le zanzare e gli interventi in rapida successione di Paolo Costa e Valter Vanni, che qualche sassolino nelle scarpe lo avevano, eccome. “Il vero dramma – ha esordito il parlamentare europeo uscente – è che il Pd rispetto allo scorso anno ha perso a livello nazionale due milioni e 250mila voti”. E che, ha ripreso Vanni, anche lo scorso anno dopo il ko elettorale ci si consolava annunciando un’imminente ripresa che non c’è stata. “Di questo passo – ha aggiunto l’ex presidente dell’Actv – si rischia di perdere anche Venezia cullandosi sui dati della tenuta del partito in città. Perché il vero problema è che il Pd non è ancora nato e va fondato”.
E per rimanere in città, se il prossimo anno si vuole vincere, prima di pensare ai congressi e al numero dei tesserati da comunicare a Roma – in provincia attualmente sono 4.100 – bisogna cominciare a elaborare un programma con un apposito gruppo di lavoro. “E smetterla di scimmiottare la Lega – ha aggiunto Costa – con il partito del Nord e il federalismo. Tanto si sa che le copie non sono mai come gli originali”.
Il day after del centrosinistra, che dopo 25 anni ha dovuto cedere la Provincia di Venezia, è dunque cominciato. Con il segretario uscente, sul quale pendeva una mozione di sfiducia che la minoranza aveva preparato alla vigilia del direttivo, pronto a elencare la base dalla quale ripartire, con un’analisi del voto che ha rilevato la debolezza del partito nel Veneto orientale ma anche nelle nuove aree urbane e nei quartieri popolari.
Uno scenario che nemmeno il lavoro svolto dal candidato Davide Zoggia, seduto in ultima fila e più volte ringraziato nel corso degli interventi, ha potuto ribaltare. E se Zoggia sarà, in base a quanto stabilito dalla riunione dei nuovi consiglieri provinciali che ha preceduto l’assemblea, il capogruppo del Pd a Ca’ Corner (con Diego Vianello, area Margherita, vice), idee e programmi per rilanciare il partito a Venezia e nel Veneto rimangono al momento ancora tutti da costruire. Con l’estate di mezzo e la stagione congressuale da avviare, in periferia e poi a livello centrale, per dare fisionomia e prospettive all’azione politica del centrosinistra

Alberto Francesconi

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3.7.09

Gabriele Scaramuzza: il PD veneziano deve cambiare

la Nuova Venezia — 3 luglio 2009
«Il Pd per non morire deve cambiare»

Mitia Chiarin
Monta l’insoddisfazione dentro il Partito Democratico veneziano che cerca il rilancio dopo la sconfitta alle Provinciali. Stasera alle 20 all’Auditorium di Favaro si riunisce la direzione provinciale.
Gabriele Scaramuzza ribadisce di esser detto pronto alle dimissioni e al partito, già lanciato nel toto-candidato sindaco in vista del 2010 (in lizza ci sono tra gli altri Mingardi, Ferrazzi e Mognato) chiederà stasera uno sforzo per rilanciare l’attività politica e per scegliere candidati nuovi e autorevoli alla poltrona di primo cittadino per le Primarie di coalizione del prossimo autunno.
«Arrivare alle Primarie con sei candidati è un segno di debolezza. Bisogna puntare su tre nomi forti con un progettodi città collegati ad una squadra di nomi», dice Scaramuzza.
I mali di cui soffre il Pd veneziano oramai sono noti. «Manca al Pd una identità ben definita ed una credibilità territoriale. Mali che, per un effetto a cascata, finiscono col coinvolgere tutto il centrosinistra», è l’analisi del sociologo Gianfranco Bettin, esponente dei Verdi.
«C’è un problema di radicamento e di contatto con parti della società, come i lavoratori precari - continua Bettin - E poi la leadership: c’è la necessità, come sottolinea Ilvo Diamanti, di puntare sui migliori. Non significa giovani e donne ma persone davvero capaci».
Per Bettin il Pd a Venezia deve saper recuperare i valori del Pci e del movimento operaio «non autoreferenziali e settari, che hanno avuto in Gianni Pellicani, l’ultimo grande interprete», e dall’altra, dei cattolici democratici dentro e fuori la Dc. «Un patrimonio straordinario da collegare a quei molti iscritti che non vengono dai partiti precedenti e credono nella forza riformista del Pd».
Temi questi su cui Gabriele Scaramuzza concorda. «Siamo percepiti come un partito che non sa dare risposte concrete alla società». Il coordinatore comunale Alessandro Maggioni la pensa nello stesso modo, ma lui non intende dimettersi, chiarisce subito. «Manca il dialogo con parti della società, dai lavoratori precari agli imprenditori e categorie. Dobbiamo toglierci l’etichetta elitaria e ascoltare la gente, tornare nei luoghi di lavoro. Lo dovranno fare i candidati sindaco. Comunque la sconfitta alle Provinciali non può avere un capro espiatorio, quindi invito Scaramuzza a non dimettersi».
Il partito si prepara al prossimo congresso. Il 21 luglio scade il tesseramento, il 24 si chiudono le candidature per i congressi nazionali e regionali. Entro fine mese, spiega Maggioni, via agli incontri con i partiti della coalizione di centrosinistra in vista delle primarie per il candidato sindaco, previste in autunno.
Una ipotesi è anche quella di un Primarie Day il 25 ottobre, unendo la scelta del segretario nazionale con quella del candidato sindaco.

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30.6.09

Gabriele Scarmuzza: a partire dall'emorragia degli iscritti, una diagnosi delle malattie del PD

la Nuova Venezia — 30 giugno 2009

Provincia, il tesseramento si ferma a 5 mila iscritti

MESTRE. Ds e Margherita, assieme, contavano in provincia 8 mila iscritti. Oggi, il Partito Democratico conta 5 mila iscritti. I dati, forniti dal coordinatore provinciale Gabriele Scaramuzza, rendono l’idea di un partito che con la fusione, ha perso iscritti.

«Colpa - dice Scaramuzza - di una attesa eccessiva per il via al tesseramento da parte della segreteria nazionale e di norme bizantine che costringono l’iscritto ad andare al circolo a farsi fare la tessera dal segretario mentre in passato era il segretario ad andar a casa delle persone. Capisco che in alcuni territori si possa temere una sorta di mercato delle tessere, ma da noi questi problemi mica esistono. E ci voleva maggiore libertà, che ci siamo presi con il pre-tesseramento».

Dei quasi 5 mila iscritti, tra il 20 e il 30 per cento sono persone che non hanno mai avuto la tessera di Margherita o Ds. Ora qualcosa cambierà sul fronte del tesseramento. Si muoveranno gli ex della Margherita che non si sono tesserati attendendo di vedere i risultati elettorali e che guardano all’Udc di Casini. Così come il fatto che si vada in autunno al congresso, spinge ad accelerare il tesseramento perché è vicino il 21 luglio, il termine indicato per ottenere la tessera del Pd ed avere il titolo per partecipare alle fasi congressuali non da spettatori senza diritto di voto.

E in attesa dei congressi nei 72 circoli veneziani, il dibattito politico si sposta nelle feste. Confermate per ora quelle di Zelarino e Campalto.

(m.ch.)

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la Nuova Venezia — 30 giugno 2009
«E' vero, il Pd è un partito malato»

Mitia Chiarin

MESTRE. «Il Pd non è morto ma sta abbastanza male». Venerdì scorso al Candiani, al seminario della Fondazione Pellicani, il politologo Ilvo Diamanti ha condotto una impietosa analisi dello stato di salute del Partito Democratico, dopo il voto di giugno per Europee e Amministrative. Dagli errori alla questione leadership. Un coro di consensi arriva dai dirigenti locali del partito. Ecco i mali del Pd secondo il politologo Ilvo Diamanti. Un partito che non sa dare risposte chiare su questioni centrali come sicurezza, immigrazione, costi della politica, economia e lavoro. Che non convince i delusi dal Pdl. E «che deve riprendere il rapporto con la società e formare una classe dirigente che sappia selezionare i migliori».

E dopo la sconfitta alle Provinciali, temi come la solitudine dei sindaci, segnalata anche da Cacciari, trovano d’accordo i dirigenti locali del Pd che guarda alle Comunali del 2010, ai congressi e alle Primarie del 25 ottobre per la scelta del segretario nazionale.

«Scontiamo l’assenza di posizioni chiare, l’eccessiva incapacità di andare a fondo su molte questioni - dice il coordinatore provinciale del Pd Gabriele Scaramuzza - il congresso non mi interessa se è un referendum tra Bersani e Franceschini, serve invece che questo appuntamento ci faccia fare davvero chiarezza sull’idea di paese che vogliamo». Scaramuzza vuole legare ai congressi di circolo il lavoro in vista delle Comunali 2010 e la scelta del candidato sindaco. Ne parlerà venerdì alla direzione provinciale chiedendo di avviare da luglio una serie di assemblee in tutta la provincia.
Centrale la questione della leadership. Lui, all’indomani della sconfitta di Zoggia, si è detto pronto a farsi da parte. «Priorità sono il rapporto con il territorio e gli amministratori locali e la scelta dei dirigenti migliori. Vanno fatti crescere coloro che non hanno solo i titoli di studio ma doti come dedizione, spirito di servizio, capacità di mediazione e sanno sporcarsi le mani».
Il capogruppo del Pd in Consiglio comunale, Claudio Borghello concorda con Diamanti: «La sua è la disamina più veritiera», dice, su un partito che fatica a valorizzare idee e persone. «A Venezia il segretario comunale è stato scelto tra tre candidati. Scaramuzza invece è stato eletto all’unanimità così come Zoggia è stato il candidato scelto con voto unanime. Se deve farsi da parte è perché incarna l’errore di tutti e non di pochi». Puntare sui giovani? Borghello è d’accordo ma ricorda la segreteria Veltroni in cui i «giovani vennero silurati e sostituiti in toto con un governo ombra invisibile di personaggi di non primo pelo».
Ai migliori, dopo il Lingotto, pensa Marta Meo della segreteria regionale Pd. «Esiste un partito sano e al congresso bisogna confrontarsi sulla volontà o meno di rinnovamento - dice - Per il Pd è indispensabile puntare sui migliori».
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25.6.09

Gabriele Scaramuzza: il PD impari dalla sconfitta


Il Gazzettino Mercoledì 24 Giugno 2009

Imparare dalla sconfitta, magari cambiando modulo e puntando sui giovani più promettenti. Non si tratta delle considerazioni postsudafricane del c.t. della nazionale di calcio, ma della linea programmatica esposta da Giovanni Scaramuzza, coordinatore del Pd della provincia di Venezia.
Secondo Scaramuzza, non è tutto da buttare. La sconfitta è l'esito di una sfida, nella quale il Partito Democratico ha saputo ridimensionare una débacle numerica che in molti – dopo l'accordo tra Zaccariotto e Udc – davano per scontata.
«Al primo turno – enumera Scaramuzza – il distacco era di 30mila voti, che potevano crescere, potenzialmente, fino ai 50mila grazie ai voti dell' Udc; invece la differenza è stata di sole 10mila preferenze. Questo grazie ad un grande lavoro di recupero basato su una presenza capillare sul territorio».
A bocciare il centro sinistra sono state le zone periferiche della Provincia, in primis Veneto Orientale e Clodiense. Secondo la dirigenza del Pd, in queste zone il risultato poco confortante è stato causato dallo scarso radicamento del Partito Democratico nel territorio. In quelle stesse circoscrizioni la Lega, invece, ha sfondato.
«La colpa – analizza Scaramuzza – è anche nostra. Il nostro messaggio non è passato; dobbiamo imparare a semplificarlo, a graduarlo sul territorio, ma senza banalizzarlo, visto che c'è già chi lo fa. Non dobbiamo seguire la Lega, ma distinguerci».
Il mea culpa dei Democratici parte da una considerazione: il Pd resta – nelle percentuali – il partito che ha ricevuto il maggior numero di preferenze in Provincia, mantenendo alte le percentuali nei centri più urbanizzati. Ha pagato dazio, invece, nelle realtà urbane limitrofe; anche per incrementare i consensi in terra nemica, il Pd sembra intenzionato a modificare la propria metodologia propagandistica, tornando a “sporcarsi le mani”, ossia: incrementare i comizi pubblici e moltiplicare gli appuntamenti nei luoghi di lavoro che oggi non hanno rappresentanza politica. Prosaicamente, tornare alla politica dei gazebo, a quella politica tradizionale troppo velocemente abbandonata e che, dati alla mano, ha invece premiato la coalizione avversaria.
Una volta cambiato modulo, si potranno inserire volti nuovi. Un cambiamento graduale della classe dirigente, che parta dai giovani coordinatori di circolo, molti dei quali sono ventenni.
Il Partito Democratico aspetta ora al varco la nuova giunta guidata da Francesca Zaccariotto, per la quale – a detta di Scaramuzza – si pronosticano tempi di spasimo e di immobilismo. «Non vorrei che in Provincia si ripetesse lo stallo che si sta vivendo in Regione, con Pdl e Lega impegnate – più che a legiferare – a misurare l'uno la forza dell'altra, in vista della prossima candidatura Presidenziale. Inoltre – profetizza Scaramuzza – a causa di questa situazione, la Zaccariotto sarà costretta a creare una Giunta di controllori, più che di collaboratori». Il Pd non prepara le barricate, promettendo invece un'opposizione attiva.

Marco Dori

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24.6.09

Sconfitta di Davide Zoggia: Gabriele Scaramuzza pronto a dimettersi

la Nuova Venezia — 24 giugno 2009

Scaramuzza: «Sono pronto a dimettermi»

VENEZIA. «Il mio mandato è a disposizione». Non cerca scuse per la sconfitta, il segretario provinciale del Pd Gabriele Scaramuzza. E si dice pronto a dimettersi per aprire la discussione congressuale del Pd. Ma al tempo stesso suona la carica ai suoi.

«Abbiamo fatto un gran lavoro in queste settimane, non è bastato. Dobbiamo tornare sul territorio, ripartire dalle idee e dalle proposte. Insomma, non possiamo essere soltanto il partito che amministra, anche se questo lo facciamo sicuramente bene». La resa dei conti avverrà la settimana prossima, e il segretario ha già convocato la direzione provinciale allargata ai segretari di circolo del partito. Non c’è una vera e propria fronda all’attuale maggioranza. Anche se i malumori sono tanti. E vengono prima di tutto dagli sconfitti al turno di ballottaggio.

Ancora ieri, a mente fredda, Davide Zoggia ripensava a quei voti venuti a mancare in quelli che si consideravano territori «sicuri». A Scorzè, dove la battaglia per il sindaco è stata persa per pochi voti, alla Provincia ne sono mancati invece quasi duemila. A Martellago altra debacle imprevista, a Portogruaro la vittoria per il Comune non si è riflessa nei consensi a Zoggia, che anche qui ha perso circa 400 voti. La spiegazione? Un voto più politico che amministrativo rispetto ai comuni. Ma anche la scarsa capacità dei «quadri» e dei dirigenti locali del partito di ripotare alle urne quelli che avevano votato al primo turno. Falle numerose. Dovute secondo i vecchi militanti al fatto che «il nuovo partito non è radicato nel territorio». Ma anche alla scarsa convinzione con cui molti nel Pd avrebbero lavorato per sostenere Zoggia.

C’è anche chi mormora contro gli alleati, Rifondazione in testa. «Noi abbiamo fatto la nostra parte», replica il segretario provinciale Sebastiano Bonzio, «e se a Venezia abbiamo vinto è perché ci siamo anche noi. Dopo quattro anni passatti a lodare l’Udc abbiamo visto da che parte sono andati appena hanno potuto».

Ma intanto i quadri del Pd fanno i conti. «Stiamo studiando sezione per sezione», conferma Scaramuzza, «non per polemica ma per vedere dove intervenire». Così emerge che in alcune zone come Chioggia il crollo è stato maggiore del previsto. Un disastro nel Veneto Orientale, mentre a Venezia il centrosinistra regge. E in provincia il Pd resta il primo partito.

(a.v.)

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18.6.09

Davide Zoggia con Dario Franceschini, da Mestre lancia il rush finale


Piazza Ferretto, Mestre, mercoledì 17 giugno 2009

Una sintesi del comizio elettorale in vista dei ballottaggi provinciali del 21 e 22 giugno (clicca sul simbolo di play per visualizzare i filmati)

L'intervento di Dario Franceschini





L'intervento di Davide Zoggia





http://www.partitodemocraticoveneto.org

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15.6.09

Gabriele Scaramuzza: contro le manipolazioni della Lega, il PD continua a parlare alle realtà parrocchiali

15/06/2009
Gabriele Scaramuzza, coord. PD provincia di Venezia
Una volta in più la destra veneziana che sostiene Francesca Zacariotto dimostra la sua reale natura menzognera. Ad onta delle dichiarazioni dei diversi suoi esponenti (primo fra tutti il capogruppo della Lega Alberto Mazzonetto, con un senso del ridicolo degno del migliore teatro dell’assurdo) nella mattinata di oggi nei Sagrati di alcune chiese della terraferma veneziana sono stati distribuiti quei volantini di cui la destra negava l’esistenza.
Distribuiti da appartenenti alla Lega nord e ad alcune formazioni neofasciste, e da alcuni ragazzini pagati per questa attività, i volantini sono comparsi privi del simbolo dei partiti: come dire, oltre che della faccia e della decenza, queste persone si sono spogliate finanche della loro dignità.
Ci spieghino ora i campioni della famiglia e del solidarismo cattolico dell’UdC come possano pretendere che i propri simpatizzanti diano loro retta quando annunciano di sostenere la coalizione di Francesca Zaccariotto, nei fatti un impasto della peggiore destra che eleva a valore e misura di condotta il disprezzo nei confronti dell’avversario, l’intolleranza, l’odio.
Spiace soprattutto che questa distribuzione sia stata fatta nei pressi delle realtà parrocchiali della nostra città, nelle quali con sincero spirito ecclesiale si rinnova, giorno dopo giorno, l’abitudine e la dedizione nei confronti dell’altro, e che tanta parte ha avuto e ha nel ricordare, a tutti noi, che obiettivo ultimo dell’impegno politico è la crescita delle nostre comunità civili, la loro umanizzazione, il loro essere spazio che accoglie e offre opportunità, alle famiglie, ai giovani, ai lavoratori.
A costoro continueremo a parlare in questi giorni, forti della bontà delle nostre proposte, della convinzione che nostro scopo non è disprezzare l’avversario, bensì ascoltare il cuore e la mente della nostra popolazione, per trovare le risposte alle loro domande di equità nel lavoro, di crescita e prosperità delle famiglie, di giustizia sociale.
Uff. Stampa

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13.6.09

Gabriele Scaramuzza: facciamoci "Testimoni di Zoggia"

Il Gazzettino Sabato 13 Giugno 2009
SCARAMUZZA RIBATTE A DALLA TOR
«Loro sono ossessionati noi abbiamo le risposte»

(al.va.) «Loro hanno l’ossessione di battere il nemico, noi invece vogliamo risolvere i problemi di questa provincia». Gabriele Scaramuzza, coordinatore provinciale dell’Udc, ribatte a distanza al coordinatore del Pdl Mario Dalla Tor. «C’è una differenza radicale nell’approccio - dice Scaramuzza - loro hanno una preoccupazione ossessiva di scalzare il nemico, noi la convinzione di farci carico delle domande del territorio e di dare risposte credibili. Tanto che non ci siamo risparmiati non le scarpe, ma le parole per dare queste risposte».

Il coordinatore del Partito democratico indica le priorità da affrontare: «Lavoro, economia, famiglia, sicurezza, istruzione. Abbiamo letto nei giornali dell’impegno che si è assunto il patriarca di fronte alle rappresentanze dei lavoratori di Porto Marghera: in un momento in cui i diversi corpi sociali, le categorie, la chiesa, cercano di farsi carico del problema dei lavoratori noi siamo al fianco di questi attori». Quanto ai numeri, per Scaramuzza il Pdl e la Lega hanno poco da cantare vittoria: «Il Pd è sempre il primo partito a livello provinciale. Ed è anche questa constatazione a motivarci e a convincerci per il ballottaggio. L’altro giorno ho riunito i coordinatori di circolo e e candidati nei 36 collegi, dovevamo essere poco più di un centinaio, invece, spontaneamente sono arrivati tanti militanti: alla fine eravamo in 300. Tutti con una convinzione: noi vinceremo il ballottaggio. Vinceremo perché abbiamo un programma all’altezza, l’ambizione di avere idee e risposte ai bisogni del territorio». In quell’assemblea si è parlato anche di possibili allargamenti della coalizione e di un eventuale apparentamento con l’Udc: «Il Pd è favorevole, da parte nostra abbiamo dato il via libera a Davide Zoggia. Ma abbiamo anche puntualizzato: indipendentemente dall’apparentamento con l’Udc, noi ci attrezziamo a vincere. A prescindere».

Di qui al 21 giugno i militanti del Pd vestiranno i panni dei "testimoni di Zoggia": basta comizi, si farà il porta a porta. «Sappiamo che serve uno sforzo straordinario per riportare tutti al voto, vogliamo irrobustirci nell’area centrale e lavorare più di fino nel Veneto orientale e nel litorale - dice Scaramuzza - Lo faremo moltiplicando gli incontri con le categorie, i presidi nelle piazze, il porta a porta: i nostri militanti andranno fisicamente a bussare alle porte dei cittadini».

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10.6.09

Davide Zoggia: un appello contro l'astensionismo per il ballottaggio del 21 e 22

Corriere del Veneto 10 giugno 2009

POLITICA

Provinciali, Pdl e Lega divisi sull'alleanza con l'Udc

Il Carroccio: «Apparentamento inopportuno». Zaccariotto e Zoggia, appello contro l'astensionismo

VENEZIA — AAA. A come apparentamento. A come astensione. A come Arcore, nel senso di patto tra Bossi e Berlusconi. Due giorni dopo il voto provinciale, sul ballottaggio tra Zoggia e Zaccariotto domina il fattore A. E se la cena tra il premier e il leader del Carroccio sembra aver facilitato le cose nel centrodestra, entrambi gli schieramenti si trovano sin d’ora a fare i conti con le alleanze future (più Zoggia) e con l’imperativo categorico di portare nuovamente tutti gli elettori al voto (più Zaccariotto). In mezzo gli elettori, che il 20 e il 21 si troveranno di fronte ad una consultazione esclusivamente amministrativa, in mezzo l’Unione di Centro di Ugo Bergamo che ieri è volato a Roma sia per questioni relative al Csm sia per incontrare Pierferdinando Casini e formulare assieme una strategia, in mezzo i trentamila voti che separano i due candidati. Pochi, tanti, chissà.

Dialogo diviso I 24 mila voti dell’Udc al ballottaggio fanno comodo, figuriamoci. Soprattutto alla coalizione di centrosinistra, impegnata a scalare la montagna dei 30 mila, anche a Pdl e Lega il cui elettorato tradizionalmente la seconda volta non va molto volentieri alle urne. I due schieramenti sono convinti dell’utilità di un dialogo con Bergamo, eppure in entrambi i casi c’è chi accelera e chi frena. Da una parte c’è Davide Zoggia che dice: «Tra noi e l’Udc c’è sempre stato un rapporto, il nostro percorso è lineare. Semmai è il centrodestra che fino a ieri li mandava a quel paese e ora cambia idea». Ma troviamo anche parti della coalizione, come Sebastiano Bonzio, segretario provinciale di Rifondazione, che raccomanda calma: «Quella dell’apparentamento con l’Udc — dice — è per noi una soluzione complicata. La politica non è un laboratorio ma un luogo in cui contano le idee e la capacità di amministrare». Più o meno lo stesso copione dall’altra parte dello schieramento. Con la candidata del centrodestra Francesca Zaccariotto che dice: «Apparentamento con l’Udc? Non ha grande importanza, l’elettorato di Bergamo difficilmente andrà assieme a Rifondazione, stare con noi mi sembra per loro una scelta naturale, forse non servono forzature». «Sì, sì — rincara il consigliere regionale leghista Daniele Stival — l’apparentamento è inopportuno, basta riportare i nostri a votare». Di un’altra opinione è invece Mario Dalla Tor, e con lui gran parte del Popolo della Libertà: «Abbiamo già parlato con Bergamo, deciderà lui se apparentarsi con noi o meno, personalmente però so che cosa mi ha risposto».

Sempre in tema di apparentamento c’è poi la questione sondaggi. Cose vecchie, chiaro. Che però contibuiscono a frammentare ancor di più le già poche certezze dei due schieramenti. In casa Pdl infatti sono più che certi: solo il venti per cento dell’elettorato dell’Udc seguirebbe la coalizione di Zoggia, mentre l’80 sposerebbe il matrimonio Pdl-Lega con l’Unione di Centro.

Tutti alle urne Al di là dei 24 mila voti dell’Udc che vedremo nei prossimi giorni se avranno o meno una casa, l’altra questione al centro del ballottaggio è quella dell’astensionismo che nel centrodestra sembra un po’ ridimensionata dal patto di mututo soccorso tra Bossi e Berlusconi. Il secondo turno in genere non raccoglie folle oceaniche e stavolta non dovrebbe certo essere la consultazione referendaria ad alzare la media. «Le prove di forza locali non hanno più nessun senso — attacca Daniele Stival — il 20 e 21 si va tutti a votare punto e basta». La frase in codice è rivolta in primo luogo al Pdl che potrebbe avere la tentazione di non motivare a sufficienza i suoi per sostenere Francesca Zaccariotto alla conquista di Ca’ Corner. «Balle» taglia corto l’azzurro Mario dalla Tor, «siamo già pancia a terra per sostenere il candidato di centrodestra». «Ci fosse stato l’amico Salvagno con la Zaccariotto al primo turno — replica Nereo Laroni — non sarebbe stato necessario il ballottaggio. Grave errore commesso dagli apprendisti registi del Pdl». Il segretario provinciale del Pd Gabriele Scaramuzza invece ci mette la maggior grinta possibile: «Tutti alle urne con orgoglio, ambizione e rabbia».

Già, perché il rischio astensionismo non sembra essere solo una questione di centrodestra. «Faranno fatica anche loro a riportarli tutti al voto — dice Alessandro Danesin, vice coordinatore del Pdl di Venezia Grande Città — sono finiti i tempi del Pci».

Due settimane di sfide Passati solo due giorni dal voto, i due candidati hanno già ricominciato una campagna che — soprattutto per Zoggia — sembra non finire mai. «Tornerò sul camper, incontrerò i cittadini — dice il presidente uscente — e spero anche Francesca Zaccariotto per poter parlare di programmi, cosa che non ha mai voluto fare. Ora si fa sul serio, e il voto è amministrativo, non più politico. La discussione si fa su cose concrete». Secca la candidata del centrodestra: «Sono tranquilla, 30 mila voti di differenza sono tanti e ce la possiamo fare senza troppi problemi». Rimpianti di non avercela fatta al primo turno? «Un po’ se penso alle 12 mila schede annullate. A pensar male si fa peccato ma...».

Massimiliano Cortivo
10 giugno 2009

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