28.1.09

Massimo Cacciari: una nuova proposta per un federalismo fiscale

La Nuova Venezia, 28 gennaio 2009

Il federalismo di Cacciari. Tutte le tasse riscosse dai Comuni. Aboliti Catasto, Entrate e Demanio
Nuova proposta di riforma istituzionale

Alberto Vitucci


Venezia - Le tasse, anche quelle statali, riscosse direttamente dai Comuni e dalle Regioni. L’abolizione del Catasto e dell’Agenzia delle Entrate, del Territorio e del Demanio. Una «Banca regionale degli Investimenti». E ampia libertà agli enti locali per la gestione dell’Iva e la lotta all’evasione.
E’ una vera rivoluzione il progetto per il «Federalismo fiscale» elaborato dal Comune di Venezia. Il sindaco Massimo Cacciari, da sempre sostenitore del progetto federalista, ha istituito due mesi fa nuova la figura del consigliere delegato per il federalismo. E in questi giorni il lavoro è stato completato.
Un malloppo di un centinaio di pagine con proposte, studi e tabelle che sarà illustrato domani agli Ordini professionali e poi inviato all’Anci, l’associazione dei comuni italiani, per farlo diventare una proposta di legge da presentare al governo. Il mago del federalismo made in Venice si chiama Maurizio Baratello. Commercialista di fama, consigliere comunale del Pd ex Ds ha lavorato («Gratis», ci tiene a dire) raccogliendo dati ed elaborandoli al computer. Adesso la «consulenza» è conclusa, e il rapporto è sulla scrivania di Cacciari.
«Siamo il primo comune in Italia», dice soddisfatto. Il decalogo sarà illustrato in un grande convegno programmato per aprile. E intanto il dibattito è aperto.
Le imposte. La vera grande rivoluzione consiste nel modificare alla radice il sistema della riscossione delle imposte. Non più le tasse versate allo Stato e poi distribuite con i trasferimenti. Ma il percorso inverso: l’esazione diretta da parte dei comuni anche delle imposte statali, con poteri di accertamento e di controllo. Sarà istituita una Conferenza Stato-Regioni-Enti locali per la redistribuzione tra regioni ricche e povere.
Agenzia delle Entrate. Nella proposta Cacciari sono destinate a essere abolite le Agenzie del ministero delle Finanze a cominciare dalle Entrate. «E’ il Comune che deve riscuotere direttamente le imposte», dice Baratello, «avviando accertamenti in sede locale. I comuni sono in fibrillazione, perché l’abolizione dell’Ici (9 miliardi di euro nel 2007) si è aggiunta al taglio netto dei trasferimenti, ridotti dal 2003 del 38 per cento».
Il Demanio. Una delle parole d’ordine del sindaco Cacciari è quella che il Comune «torni padrone del suo territorio». A Venezia soprattutto, ma anche in altri comuni, ampie porzioni di territorio sono sottratte alla giurisdizione dei sindaci. E’ il caso delle aree militari, delle acque demaniali, delle aree aeroportuali e portuali. La riforma proposta prevede l’assegnazione dei Beni demaniali agli enti locali (i comuni in accordo con le regioni) con il compito della valorizzazione urbanistica, della produzione di cultura e reddito. In laguna clamorosi sono gli esempi dell’isola di Sant’Andrea e dell’Idroscalo, porticcioli ideali ancora in carico all’Esercito. Oppure dei Forti e delle caserme inutilizzate, che i comuni devono pagare per poter utilizzare.
L’Iva. «Non convincono», secondo lo studio di Cacciari, le proposte fin qui avanzate dell’assegnazione ai comuni di una percentuale delle entrate dell’Irpef. Molto meglio la tassazione decentrata. La principale fonte di finanziamento degli enti locali sarà la compartecipazione all’Iva (tassa sui consumi indifferenziata), in modo da ridurre l’evasione, molto alta in Puglia e Campania, e aumentare i controlli. Oggi il finanziamento arriva invece dall’Irap regionale, la tassa sulle aziende utilizzata in questi anni per finanziare il 37 per cento della spesa sanitaria regionale. Il gettito Iva nazionale, secondo gli studi Unioncamere, ammonta a circa 70 miliardi di euro l’anno. La Regione con il gettito più alto è l’Emilia Romagna con 7 miliardi e 300 milioni di euro (1889 per abitante), seguita dalla Lombardia con 15,4 (1753 euro per abitante) e dal Veneto con 7,7 miliardi, 1743 euro l’anno pro capite.
Il Catasto. Altra rivoluzione prevede l’abolizione del Catasto e il suo passaggio ai comuni. La Tassa del Registro (circa 3 miliardi e 197 milioni di euro) dovrebbe essere applicata sui passaggi di proprietà da destinare al comune dove si trova l’immobile.
Appalti e grandi opere. Il testo prevede anche di garantire alle regioni «capacità di autonomia legislativa», estendendo le attuali competenze fissate dai decreti Bassanini alla normativa sugli appalti. Per infrastrutture e progetti di interesse regionale è prevista l’istituzione della Bri, la Banca regionale per gli investimenti, modello «federalista» della Bei che possa fornire prestiti e finanziamenti «senza scopi di lucro». Uno strumento per far accedere ai mutui gli enti locali monitorando in tempo reale il loro stato di indebitamento.
Legge Speciale. Insieme a Roma, l’altra città «speciale» è senza dubbio Venezia, per cui lo Stato ha previsto due leggi speciali e finanziamenti per proteggere un patrimonio dell’umanità. Senza finanziamenti statali basterebbe, conclude la proposta, consentire lo sforamento del Patto di stabilità. E dunque la possibilità di aprire il mercato anche a capitali esteri.
Statuto speciale. Obiettivo finale è quello di riconoscere anche alle Regioni a Statuto ordinario lo Statuto speciale. Oggi, conclude lo studio, la Sicilia spende il 150 per cento di quello che produce, il Trentino il 118. I trasferimenti a queste regioni sono in media 4350 euro a cittadino (con punte di 11 mila per Valle d’Aosta e 8900 per Bolzano. Una sperequazione che va eliminata, mantenendo anche per le regioni più povere le garanzie dei servizi essenziali.

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18.5.08

Ca' Farsetti 2010: il punto della situazione politico-strategica

la Nuova Venezia — 18 maggio 2008
Ca' Farsetti, largo ai giovani
Parola d’ordine, ringiovanire. E lanciare una nuova «Idea di città», la chiave del successo del centrosinistra nella sua stagione felice, 15 anni fa. La politica veneziana è a una svolta. A un anno dalle provinciali, a due anni dalle amministrative per il rinnovo di Ca’ Farsetti il centrosinistra strapazzato alle ultime Politiche prova a fare due conti. Perché il rischio concreto è quello di cedere il bastone del comando, da sempre in mano alle forze di sinistra. Oppure ritrovarsi con un Comune «espropriato», come ha detto il sindaco Cacciari, stretto fra i «poteri forti», il governo e gli altri enti territoriali.
La giunta «politico strategica» convocata a Mestre dal sindaco Cacciari aveva proprio questo scopo. Tracciare lo scenario di qui al 2010. Far ripartire una macchina che sembra un po’ arrugginita per fronteggiare la destra che avanza. Consegna del silenzio per tutti. Ma alla fine qualcosa trapela.
Il quadro politico. In tre anni è cambiato quasi tutto. Nel 2005 la sinistra aveva in città un consenso notevole. Tanto da poter correre da sola - senza i centristi - e arrivare a un soffio dalla vittoria con il candidato Felice Casson. Ma il quadro si è modificato. Verdi, Rifondazione, comunisti e socialisti sono spariti dal Parlamento. Ds e Margherita, separati nel 2005, non esistono più, adesso c’è il Pd. E poi ci sono i voti dell’Udc - non più alleata di Berlusconi - in libera uscita. Il centrodestra. Se il Pdl (Forza Italia e An) ha perso voti alle ultime Politiche, la Lega li ha invece triplicati. E la gara, che sembrava persa in partenza per la Cdl, sempre sconfitta nettamente alle ultime amministrative, si riapre. Anche perché il nuovo governo di centrodestra ha tre ministri veneti e cinque sottosegretari, un ministro veneziano (Renato Brunetta).
«La Lega non si ripeterà alle amministrative, ma loro hanno capito che bisogna dare attenzione al Nord», dice preoccupato Cacciari. Il Pd. Non basta. Perché il Pd ancora non si comporta come un vero «partito», ma spesso ragiona con la testa dei suoi dirigenti ex Ds e ex Margherita.
Nella vicenda della nomina al porto di Paolo Costa, l’indignazione di Cacciari («metodo indecente, non siamo stati consultati) non è stata condivisa da una parte del Pd (Andrea Causin, Valter Vanni, Paolo Giaretta). Le varie anime interne si fronteggiano anche per l’elezione del nuovo segretario comunale, rinviata da mesi.
Le civiche. La risposta all’antipolitica, che ha visto aumentare l’astensione potrebbe essere quella delle liste civiche. Ci pensano in tanti - compreso il vicesindaco Michele Vianello - e ci sono da recuperare i tanti movimenti comitati e associazioni di cittadini. A destra si ipotizza un movimento analogo, trasversale, che potrebbe avere come canaidato sindaco l’avvocato Giorgio Orsoni oppure il forzista Renato Boraso.
La discontinuità. Tre anni fa Cacciari vinse le elezioni, pur partendo da una posizone di minioranza (era sostenuto solo da Udeur e Margherita) impostando la campagna elettorale sul rinnovamento e la «discontinuità» sulla giunta Costa. Pian piano sono entrati a far parte della sua giunta anche esponenti che all’epoca lo avevano contrastato, come i Ds (Sandro Simionato, Delia Murer e Michele Mognato) e i Verdi (Luana Zanella). Adesso il fattore Cacciari, da solo, potrebbe non bastare.
Il nuovo. «Dobbiamo rilanciare l’amministrazione, concludere i progetti e tornare a far politica», è stato l’invito rivolto dal sindaco agli assessori, «puntare su facce nuove, far crescere i giovani». Qualcuno, come Laura Fincato (una delle possibili candidate sindaco) non l’ha presa benissimo. «Se dobbiamo finire questa esperienza qui diciamolo subito», è sbottata.
I nomi. Presto per parlare di candidati. Ma i nomi cominciano a circolare. La Fincato, Mara Rumiz, Mauro Pizzigati, Andrea Martella, Davide Zoggia. A meno che non spunti qualche giovane. Oppure Cacciari all’ultimo non ci ripensi. Accettando di correre un’altra volta. - Alberto Vitucci

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