16.1.10

Il PD Veneto lancia Giuseppe Bortolussi: De Poli corre solo

la Nuova di Venezia — 15 gennaio 2010

Martella: «Nel Pd vuoto di direzione politica»

«A poche ore dalla direzione regionale non è possibile che il Veneto non sappia ancora qual è l’impostazione che il Pd adotterà sia in merito alla scelta della candidatura a presidente della Regione sia sulle alleanze» attacca Martella «Questo vuoto di direzione politica impedisce al Pd di essere protagonista e lo espone alle critiche giustificate dell’opinione pubblica e delle altre forze politiche. Nel dna del Pd dovrebbero invece esserci dignità, determinazione, autonomia e coraggio nel presentare una proposta - spiega - è assolutamente evidente che il Pd non può essere una forza politica a sovranità limitata a cui gli alleati tradizionali e potenziali impongono la propria logica».

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18.7.09

Andrea Martella, Franca Donaggio e gli altri dirigenti del PD veneziano:gli schieramenti precongressuali

la Nuova Venezia — 18 luglio 2009
Pd verso il congresso, ecco con chi stanno i nostri big
Mitia Chiarin

VENEZIA. Entra nel vivo il congresso del Partito Democratico. Martedì si chiude la prima tappa. Vale a dire la campagna di tesseramento congressuale: solamente chi s’iscrive entro il 21 luglio potrà contare al fine dell’elezione dei candidati alle primarie di ottobre. L’obiettivo del gruppo dirigente veneziano è il raggiungimento di quota cinquemila tessere. Un traguardo comunque ben lontano dalla somma delle tessere che raccoglievano Ds e Margherita: circa 9 mila. I big veneziani del partito sono divisi tra Bersani e Franceschini. L’ex ministro diessino sembra il più «gettonato», ma con Franceschini si sono schierati parlamentari e sindacalisti. Anche Cacciari sembra preferire la candidatura di Dario.

Sfida tra dirigenti, ma crisi d'iscritti
la Nuova Venezia — 18 luglio 2009

Martedì si chiude il tesseramento e nel Partito democratico veneziano tira aria di congresso, riproponendo nuove divisioni nel gruppo dirigente. Duecento iscritti negli ultimi giorni, la stima è di un 10 per cento di tessere in più al conteggio finale, raggiungendo quota 5 mila. Martedì scade il termine per iscriversi al Partito Democratico e poter così votare, con la propria tessera, al congresso nazionale del partito. Duecento nuovi iscritti in dieci giorni portano a quota 4.400 i tesserati in Provincia. La previsione è di un 10% di tessere in più, dice il deputato Rodolfo Viola, responsabile del tesseramento. «Per fortuna qui non assistiamo alla corsa a tessere fasulle, come avviene da altre parti. Certo puntiamo ad aumentare gli iscritti al Pd - dice - ma il monitoraggio del tesseramento in vista del congresso ci dice che noi viviamo una situazione tranquilla». E questo è un fatto positivo per il coordinatore provinciale Gabriele Scaramuzza che si prepara a gestire con un ruolo «volutamente super partes», avvisa, le nuovi divisioni dentro al partito. La previsione è di chiudere a 5 mila iscritti e il Pd è ben lontano dai 9 mila che sommavano i Ds (6.500 tessere il dato dell’ultimo tesseramento) e la Margherita prima della fusione. Il sostegno a Franceschini del sindaco di Venezia Massimo Cacciari non è ancora ufficiale. Il filosofo critica la mancata scelta di un partito federale e avvisa: «Aspetto di vedere i programmi». Mercoledì 22 luglio, doppio appuntamento a Mestre con le prime assemblee delle nuove correnti interne al Pd, che scompaginano le vecchie divisioni tra ex Ds e ex Margherita. I sostenitori di Pierluigi Bersani, annuncia Davide Zoggia, si riuniscono al Candiani. A sostenere l’ex ministro delle Attività Produttive nel governo Prodi è la parte maggioritaria del Pd veneziano. Oltre a Zoggia lo appoggiano il prosindaco Michele Mognato; il capogruppo in Comune Claudio Borghello; gli assessori comunali Laura Fincato e Sandro Simionato e il vicesindaco Michele Vianello. E poi il consigliere regionale Giampietro Marchese; il coordinatore comunale Alessandro Maggioni e il consigliere provinciale Lionello Pellizzer. Anche la deputata Delia Murer ieri ha confermato il suo appoggio. Sul fronte dei circoli, c’è l’adesione del coordinatore di Marghera, Cossidente. A favore di Dario Franceschini troviamo il deputato Andrea Martella assieme ad una parte dei Ds e a Pier Paolo Baretta, capogruppo Pd della commissione bilancio alla Camera; il segretario della Cgil metropolitana Sergio Chiloiro, dirigenti sindacali di area Cisl e Uil. L’associazione «A Sinistra» di Valter Vanni si riunisce sempre mercoledì sera, ma nella federazione provinciale di via Cecchini. «Ho ascoltato le parole di Franceschini e riascoltato quelle di Bersani - ha annunciato ieri Vanni della Direzione regionale - Mi sembra più convincente il primo e quindi mercoledì all’assemblea proporrò di sostenere la candidatura di Franceschini». A sostenere Franceschini il gruppo dei «fassiniani» con Franca Donaggio, Lucio Tiozzo e altri. A favore di Ignazio Marino, terzo nella corsa alla segreteria del Pd, si sono schierati ufficialmente il parlamentare Felice Casson e Marta Meo della segreteria regionale. Non intendono svelare le loro intenzioni, per ora almeno, l’assessore comunale ex Margherita Enrico Mingardi, il presidente della Municipalità di Mestre Massimo Venturini, l’assessore comunale Mara Rumiz e il consigliere comunale Roberto Turetta che critica l’attuale situazione: «Non mi interessano le guerre di bande ma il confronto sui contenuti».
la Nuova Venezia — 18 luglio 2009
«Scelgo Dario per costruire un partito nuovo e unitario»

«Sostengo la candidatura di Dario Franceschini perché credo abbia il profilo giusto e le qualità adeguate per riuscire in questa impresa. A lui chiedo di realizzare ciò che Veltroni non è riuscito o non ha potuto realizzare. Superando limiti e insuffcienze di questi ultimi due anni». Parla Andrea Martella della direzione nazionale del Partito Democratico, e uomo forte del Pd veneziano a Roma. Al congresso sosterrà Dario Franceschini e s’impegnerà a fondo perché «le diverse posizioni che si confronteranno al congresso dovranno guardare anche al futuro, mantenendo la capacità di affrontare unitariamente le sfide del 2010». Vale a dire le elezioni Comunali a Venezia e regionali. ma cosa si aspetta dal prossimo congresso del Pd? «Il congresso dovrà finalmente sciogliere i nodi del riformismo moderno e contestualmente avere un’organizzazione moderna. Mi auguro che così si possa uscire dalla caricatura di un congresso in cui ci si divide tra chi è per un partito solido e organizzato e chi no. Tutti dobbiamo contribuire alla costruzione di un partito di circoli, che sia radicato sul territorio, aperto a nuove energie e strutturato su base federale con ampia autonomia regionale». Il congresso per Martella dovrà anche «definire una volta per tutte l’identità del Pd e formulare una proposta capace di far uscire il paese dalla crisi, non solo economica, in cui versa». Sulla questione delle alleanze, Martella chiarisce che «si tratta di tenere insieme una vocazione maggioritaria con la capacità di costruire alleanze con chi condivide un programma riformista. Senza tornare indietro ad alleanze litigiose e non in grado di governare». Per questa ragione, conclude Martella «è fondamentale che il congresso sviluppi un confronto vero ed aperto sul nuovo progetto che il Pd intende sviluppare nella società italiana».
(m.ch.)

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8.7.09

Andrea Martella: la dirigenza PD ammette i gravi errori e guarda ad un Congresso di discontinuità col passato

Il Gazzettino 8 luglio 2009
Questo PD ha fallito. Serve un partito nuovo
Andrea Martella
(deputato del Partito democratico)


Nel dibattito precongressuale che accompagnerà il Partito democratico da qui ad ottobre è necessario partire da alcuni punti di verità.
Il primo ci impone di ammettere che l’‘Italia nuova’ dei democratici, quella evocata nell’atto di nascita del Pd, non l’abbiamo ancora costruita.; e se oggi guardiamo ai problemi del Paese, alle soluzioni che bisognerebbe dare e alla nostra forza reale, siamo ben lontani dal poterla costruire.
Eppure, la nostra missione è e resta quella, e cioè unire il cambiamento del PD alla modernizzazione e al cambiamento dell’Italia. In altre parole dare una nuova qualità alla democrazia per fare dell’Italia un Paese più giusto e competitivo.
È per queste ragioni che il congresso del PD non dovrà, non potrà rappresentare l’ennesimo momento di transizione, ma dovrà segnare al contrario una svolta vera che faccia uscire il partito dal terreno accidentato che ne ha fortemente rallentato il cammino e la crescita. Una svolta che faccia del Pd una formazione capace di interpretare le esigenze di una società in continua evoluzione e che lo renda finalmente credibile e attrattivo per le donne e gli uomini di questo nostro Paese. O il congresso sarà questo, o sarà stato inutile farlo.

È però inutile nascondersi che il Pd si appresta a cogliere questa sfida non in buona salute. La percentuale di voti raccolti alle ultime elezioni europee ha reso la sconfitta meno dura, ma non per questo meno evidente. Tuttavia, quel voto ha detto anche che il progetto del PD è e resta attuale. Il crollo di consensi dei partiti socialdemocratici europei, evidentemente percepiti come incapaci di dare risposte adeguate alla crisi economica, ha evidenziato come sia oggi più mai necessario un soggetto che vada oltre la sinistra tradizionale; in questo senso, il progetto del Pd ha in qualche modo anticipato l’esigenza di cambiamento rappresentata plasticamente dalla caduta dei progressisti in Europa. È per questo che è oggi necessario tornare al nucleo originario, superandone i limiti ed ampliandone le ragioni politiche e culturali. Non si può e non si deve tornare indietro .

Infine, sono a mio avviso almeno tre gli aspetti con i quali è urgente fare i conti:
  • Il Pd ha suscitato una speranza, ha evocato un cambiamento che poi non è riuscito a realizzare nei fatti. In sostanza, è come se non avessimo mantenuto le promesse. Il problema è stato ed è tutt’ora l’applicazione di quelle idee, di certo non l’‘amalgama’.
  • È doveroso fare i conti fino in fondo con il fatto che le tradizioni e le culture politiche da cui è derivato il PD hanno da tempo perso sia forza attrattiva che capacità di dare risposte adeguate. Ciò che è in discussione, adesso, è se siamo in grado di produrre un pensiero nuovo che parli ad un mondo nuovo. E dunque, ci sono nodi irrisolti da sciogliere una volta per tutte, pagandone il prezzo se necessario. Nodi che riguardano il profilo di un partito modernamente riformista: la libertà, il mercato, il valore dell’impresa, la sicurezza, l’università, l’ammodernamento della Pubblica Amministrazione, la giustizia e, ovviamente, la laicità. Da questa impasse non si esce né solo rimescolando le alleanze né accentuando l’antiberlusconismo, ma solo aumentando la nostra capacità di proiettare più avanti testa e cuore. Insomma, bisogna dire finalmente cosa vuole essere il PD declinandone la carta di identità con proposte forti, parole chiare, messaggi reali.
  • Dobbiamo, infine, fare i conti fino in fondo con il fatto che il progetto non è decollato anche perché il gruppo dirigente non è riuscito a dare lo slancio necessario a trasmettere lo spirito di innovazione e la spinta a guidare il cambiamento. Ecco perché dobbiamo costruire oggi una leadership in grado di interpretare, incarnare e realizzare quel cambiamento. La rottura con il passato è questa e non semplicemente una dinamica un po’ asfittica e troppo riduttiva tra vecchio e nuovo. Una rottura in grado di costruire un partito autonomo, che competa con il governo e lo sfidi sul terreno della modernizzazione e delle riforme. Questa deve essere la missione che il Pd deve darsi. Alla luce dei nostri valori e delle nostre idee.

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