16.11.09

Rosanna Filippin è il nuovo segretario del PD Veneto, vice Andrea Causin

la Nuova di Venezia — 16 novembre 2009

Filippin segretario di un partito in guerra


Scena finale. L’ultimo atto del congresso del Pd, dopo le primarie del 25 ottobre, si è consumato attorno alle 13 di ieri mattina. Dopo che il candidato dei «franceschiniani» Andrea Causin aveva, nella sua relazione, invitato a votare per la rivale Filippin. Il presidente dell’assemblea, Felice Casson, gli chiede se quella frase va intesa come il ritiro dal ballottaggio (ritiro che era stato annunciato il giorno dopo le primarie e poi clamorosamente smentito). Lui annuisce. Casson allora si appresta a proclamare eletta, senza bisogno di votazioni, la Filippin: «Se nessuno ha obiezioni» dice. Il colpo di scena, come in un matrimonio, è che alcuni delegati di Rovigo si sbracciano in sala.

«Per un motivo di chiarezza e trasparenza ritengo utile per il partito che si voti - spiega il segretario rodigino Gabriele Frigato - Io personalmente voterò la Filippin». «Ma cosa dobbiamo votare - interviene Roberto Ongaro, esponente della mozione Marino - se il candidato è uno solo?». Casson, da buon ex magistrato, sentenzia per l’acclamazione. Ma una parte della sala mugugna. «Il mio segnale di unità è nominare Andrea Causin vicesegretario. E non è una spartizione di poltrone» dichiara la neo-segretario, che stavolta però è apertamente contestata dalla sala.

Il retroscena. Dietro il caso di un’acclamazione «farsa» ci sono giorni di trattative e riunioni. E la spaccatura della mozione Franceschini. Frigato infatti era il vice designato in caso di soluzione unitaria, scalzato all’ultimo momento dalla «rentrée» di Causin. E’ un’intera provincia, dunque, quella di Rovigo, a sentirsi «tradita». Il vero vincitore morale del congresso resta Felice Casson, i cui uomini adesso potranno reclamare candidature e posti all’interno del partito, mentre prima erano assolutamente emarginati. Il futuro esecutivo quindi sarà composto da 7 «bersaniani», 4 «franceschiniani» e 3 esponenti della mozione Marino. Più la segretaria Filippin.

Lo sfidante in 30 giorni. «Il candidato governatore? Lo sceglieremo al massimo in 30 giorni e sarà legittimato dalle primarie. Dobbiamo guardare anche all’Udc - ha spiegato Rosanna Filippin nel suo discorso - Così come costruiremo liste competitive per le regionali: i nomi saranno scelti con larghe consultazioni tra gli iscritti». Altro punto delicato all’interno del partito è la distribuzione delle risorse: «Mi impegno a far sì che il 50% dei soldi del partito regionale sarà restituito alle attività dei circoli e delle strutture provinciali».
- Claudio Malfitano

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29.10.09

Primarie 2009: gli eletti veneti all'Assemblea Nazionale e Regionale




I 70 eletti veneti all'Assemblea Nazionale:




I 200 eletti veneti all'Assemblea Regionale:


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3.10.09

Andrea Causin: per le primarie a segretario regionale la partita è aperta


Il Gazzettino Sabato 3 Ottobre 2009

(a.fr.)
Fosse in America farebbe proprio lo slogan "yes, we can" di Barack Obama. In fondo le speranze di Andrea Causin, consigliere regionale del Pd e candidato alla segreteria regionale pe la mozione Franceschini, di spuntarla alle Primarie del 25 ottobre sono concrete.
«La partita è aperta - spiega Causin accompagnato dal coordinatore regionale della mozione Valter Vanni - in Veneto abbiamo preso più della media nazionale, mentre la mozione Bersani ha preso di meno. Il distacco in valori assoluti è di 1.496 voti, e se si considera che due anni fa, alle primarie per la nascita del Pd, votarono oltre 140mila persone, si capisce come la situazione sia aperta».
Soprattutto in Veneto, dove si è registrata la più alta partecipazione nei circoli (ha votato il 65 per cento degli iscritti), e a Venezia, dove il Pd vanta il maggior numero di iscritti fra la province venete, dove la mozione Franceschini ha superato il 40 per cento. La partita vera comincia adesso - aggiunge Causin - e mi sembra significativo che in questa regione le mozioni più innovative, quelle che sostengono Franceschini e Marino, abbiamo ottenuto risultati migliori che altrove».
Il riconoscimento a Marino non è casuale, dato che il meccanismo congressuale, sia nazionale che regionale, prevede che se nessun candidato supera il 50 per cento alle primarie si vada al ballottaggio, in sede di assemblea nazionale e regionale. «Con la mozione Marino ho riscontrato moltissime similitudini - dice Causin - sulla laicità, contro il nucleare e per la costruzione di un partito aperto. Comunque vada a finire, i dati del voto nei circoli dimostrano che ci sarà una gestione collegiale del partito».
Concetto, questo, ribadito da Vanni, deus ex machina della mozione in regione. «Gli iscritti hanno indicato che vogliono un partito aperto - dice - nonostante sei coordinatori provinciali su sette fossero schierati con Bersani. Questo vuol dire che il Veneto decide sul serio». E che la partita di Causin per la guida del Pd in Veneto sia tutta da giocare: «Pensiamo che su Andrea Causin si possa convogliare un voto ampio - prosegue Vanni - la sua è l’unica candidatura credibile».
Quanto alle possibili alleanze, lo staff della mozione Franceschini è convinto di poter contare sui contenuti del "decalogo" presentato a suo tempo da Piero Fassino a Marghera. Strategia e programma sono già pronti, mancano solo i voti per i quali Causin e soci si appellano ai "padri fondatori", ovvero al popolo delle primarie che due anni fa stupì il mondo politico per la partecipazione al voto. In prospettiva, poi, c’è la prossima tornata elettorale dove saranno in palio la Regione e il Comune di Venezia.
Qui Vanni ha già "sparigliato", con il comitato Per una metropoli sostenibile che ha elaborato un nuovo programma di governo per la città. In Regione, invece, resta aperto l’invito lanciato da Fassino ad agosto a guardare all’area moderata per cogliere le possibili frizioni fra Lega e Pdl. Guarda caso, proprio ora si parla di una possibile corsa in proprio dei due partner di maggioranza. Proprio quello che la mozione Franceschini auspicava.

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1.9.09

Scaramuzza, Causin, Tiozzo, Zoggia, Stradiotto e Murer a Mirano per le dimissioni di Semenzato

la Nuova di Venezia — 01 settembre 2009
«Vergogna-vergogna», ring in piazza


MIRANO. Da un lato i militanti del Pd che scandiscono lo slogan «ver-go-gna-ver-go-gna», dall’altro il sindaco Roberto Cappelletto che, uscendo dal municipio, si prende per alcuni minuti il palco della protesta: «Voi vi dovete vergognare, che state strumentalizzando questa faccenda». Tutt’intorno i clienti del mercato settimanale di Mirano. Passano, guardano, si informano.
Quelli del Pd si sono trovati alle 10.30 all’ingresso del municipio, dalla parte di piazza Martiri, per chiedere le dimissioni del vicesindaco della Lega Nord Alberto Semenzato, responsabile del pagina Facebook «Lega Nord di Mirano» su cui è comparso il manifesto «Immigrati clandestini: torturali! E’ un tuo diritto». Lui da giorni si difende sostenendo di essere la vittima di un complotto: qualcuno avrebbe inserito quel manifesto a sua insaputa, dopo avergli rubato la password d’accesso al computer. Il Pd non ci sta, perché, ribatte «la sua versione non è credibile».
Ieri i militanti hanno gridato il loro sdegno in faccia al sindaco, e Cappelletto non ha avuto timore a rispondere, in un acceso scontro verbale in un lunedì di mercato particolarmente affolatto dopo le ferie di agosto. Non si è visto invece il vicesindaco della Lega, principale bersaglio della manifestazione, che da alcuni giorni preferisce stare nell’ombra.
Per invitarlo a fare un passo indietro ieri sono arrivati a Mirano i vertici regionali del partito: il senatore Marco Stradiotto, la deputata Delia Murer, i consiglieri regionali Andrea Causin e Lucio Tiozzo, l’ex presidente della Provincia, Davide Zoggia, il coordinatore provinciale Gabriele Scaramuzza, gli esponenti del Pd miranese e con alcuni militanti di base e altri esponenti del centrosinistra e dell’opposizione politica a Mirano. Uno schieramento di forze al quale, sabato 5 settembre, potrebbe aggiungersi il segretario nazionale Dario Franceschini.
I responsabili regionale del partito stanno cercando di portarlo a Mirano per lanciare un segnale forte, perché, come dicono, «questa città si trasformi un simbolo della lotta al razzismo». Chiaro il messaggio lanciato ieri dal Pd: «Semenzato dovrebbe dimettersi a scopo cautelativo, fino a quando non sarà l’inchiesta della magistratura a fare chiarezza su quanto accaduto». E se Semenzato fosse davvero innocente? Se fosse stato veramente beffato? «Ma come ha fatto a non accorgersi di quel manifesto? - risponde Causin - come mai nessuno dei leghisti iscritto al gruppo di Semenzato si è mai accorto di quel manifesto? La verità è che quel messaggio appare comunque verosimile, perché negli ultimi mesi questo comune ha emanato una serie di ordinanze che minano la convivenza civile tra noi e gli immigrati».
Per Stradiotto, che quand’era sindaco di Martellago ha amministrato anche con la Lega, «il sindaco dovrebbe ritirare le deleghe a Semenzato, perché nel suo ruolo istituzionale di vicesindaco ha commesso un grave errore». Cappelletto non lascia correre: «Usano la menzogna come arma politica, noi abbiamo preso le distanze da quel manifesto, messo da chi vuol male a questa amministrazione, e abbiamo già denunciato l’episodio alla Polizia postale».
(Francesco Furlan)

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1.8.09

PD Veneto: Rosanna Filippin Andrea Causin e Felice Casson a proporsi come eredi di Paolo Giaretta

la Nuova Venezia — 01 agosto 2009
Pd Veneto, sfida a tre per la segreteria

Renzo Mazzaro
VENEZIA. Certo che sono bravi a fare le pentole senza i coperchi, pur non avendo niente di diabolico, questi sindaci veneti del Pd. Si fanno in quattro, letteralmente, per indicare un programma di rilancio attorno ad un candidato segretario regionale, da votare tutti insieme per ridare credibilità all’alternativa di centrosinistra nel Veneto, e il giorno dopo patatrac. Il candidato non è più lui. E non sarà neanche unitario. Al vedo tra Veneto e Roma, i quattro sindaci più importanti del Pd - Massimo Cacciari di Venezia, Flavio Zanonato di Padova, Achille Variati di Vicenza e Fausto Marchiori di Rovigo - rimediano un ceffone. Possiamo pure non definirlo sonoro, nel senso che gliel’ha dato ha cercato di affibbiarlo mezzo di nascosto, quasi che non si vedesse, o almeno non facesse rumore. Una sberla veloce, più che uno sberlotto esemplare, come facevano i genitori con i figli discoli. Mettiamola come vi pare, certo non è una carezza. Il candidato segretario regionale proposto dai 4 sindaci, il vicentino Stefano Fracasso, ha vissuto lo spazio di un pomeriggio. Era partito per le vacanze in Francia con la candidatura unitaria in tasca, tornerà retrocesso a professore di chimica, mestiere che gli dà da vivere.
Al suo posto il coordinamento nazionale dell’area Bersani indica Rosanna Filippin, vicentina, uno dei 5 nomi che il “pensatoio” veneto aveva comunque suggerito. Bilancio: vincono i parlamentari, perdono i sindaci, unico riferimento visibile del Pd nel territorio.
«Non mettiamola così», si ribella Margherita Miotto, deputato della componente Bindi, che ha dato l’ok assieme ai colleghi Gianni Dal Moro e Filippo Penati: i tre costituiscono il «tavolo di coordinamento nazionale» della mozione Bersani, considerata maggioritaria (ne consegue che la Filippin ha l’elezione già in tasca). «Non mettiamola così, perché non è andata così», insiste la Miotto. E com’è andata allora? «Il nome era tra quelli indicati dal territorio; per esigenze di immagine nazionale occorreva puntare su una donna; soprattutto l’appello dei sindaci era nato da un equivoco».
Quale? «A loro risultava che il Veneto dovesse andare ad un candidato dell’area Letta, mentre non è mai stato così». A che area appartiene la Filippin? «Alle primarie era con la Bindi, al congresso provinciale è stata candidata da tutti, adesso ha scelto l’area Bersani». Geografie di partito, per gli appassionati. Fin qui la Miotto. Va aggiunto, per sminuire l’impatto del ceffone, che almeno due sindaci su quattro erano d’accordo nel cambiare cavallo: Variati e Zanonato. Di Cacciari e Marchiori non si sa, ma se non protestano come minimo non si erano appassionati alla scelta. Laura Puppato ha chiuso il cerchio, ritirando la sua candidatura. Opplà, gioco fatto per l’area Bersani.
Ma non per la componente di Ignazio Marino, che proprio sulla candidatura Puppato aveva puntato le speranze per una prospettiva unitaria. «Ci siamo resi conto che una parte importante dell’elettorato sarebbe rimasta non rappresentata nel Pd, così abbiamo deciso la mia candidatura», spiega Felice Casson, che giorni fa la escludeva.
Terzo, ma non certo in ordine di arrivo, il candidato dell’area Franceschini, Andrea Causin, consigliere regionale, soprannominato Fullio a Martellago, da cui il suo blog www.fullio.it. «Questa situazione nasce dalle incertezze e dalle divisioni nell’area Bersani, ma è giusto così». Quanto contate nel Pd veneto? «Noi contiamo di vincere», risponde gasatissimo. E volete che non ci conti la Filippin? «Io me l’auguro ma niente è sicuro, qui le cose possono cambiare nel giro di una notte» risponde con più saggezza la candidata di Bassano. Forse pensa alle veline di Berlusconi, estromesse in una notte, dopo la lettera di Veronica all’Ansa. Con lei, in una notte, è successo il contrario. Certo che vincere nel 2010 sarà un altro paio di maniche: il Pd parte dal 19,8%.
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L'assessore all'urbanistica di Bassano del Grappa

Rosanna Filippin, 46 anni, avvocato di Bassano del Grappa, da due anni coordinatore del Pd vicentino, da una trentina di giorni assessore comunale all’urbanistica in una giunta con un sindaco dell’Udc. Formatasi nell’associazionismo cattolico, è stata presidente della Azione Cattolica. Nel 1995 è stata eletta consigliere comunale per il Ppi, di cui è stata anche capogruppo. Dal 1999 al 2001 ha partecipato alla costruzione di «Insieme per il Veneto».
Il pubblico ministero prestato alla politica

Felice Casson, 56 anni, senatore, è candidato alla segreteria regionale del Pd per la mozione di Ignazio Marino. Casson è nato a Chioggia il 5 agosto 1953. Si è laureato in giurisprudenza a Padova, ha lavorato in magistratura, è stato pm di inchieste molto note. Ha lasciato la magistratura nel 2005. Alle elezioni politiche del 2006 è stato eletto in Senato, come indipendente, tra le fila dei Ds. Attualmente è senatore della repubblica nel gruppo del Pd.
Il consigliere regionale nell'esecutivo di Veltroni

Andrea Causin
, 36 anni, consigliere regionale, candidato per la mozione di Dario Franceschini. Sposato, un figlio, vive a Martellago. E’ entrato in Regione nel 2005, si occupa in particolare di temi legati al welfare, alle politiche del lavoro e alle attività produttive. Nel novembre 2007 è stato chiamato da Veltroni a far parte dell’esecutivo nazionale del Pd, dal quale è poi uscito. Dal 1999 al 2002 era stato segretario nazionale dei giovani delle Acli.

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17.7.09

Andrea Causin: con Dario Franceschini, l'appello

Il 14 ottobre 2007 milioni di italiani si sono messi in movimento e insieme hanno dato vita al Partito Democratico. Con le primarie e le elezioni politiche abbiamo visto quanti altri con noi hanno raccolto la sfida del cambiamento, di apertura della nostra società e della politica, di rottura degli schemi rigidi e anacronistici del nostro paese.

Al tempo stesso abbiamo constatato come quel consenso non fosse una cambiale firmata in bianco, ma una fiducia da riconquistare e alimentare di giorno in giorno.

Per farlo serve un partito che sia al servizio dell'Italia e degli italiani, di tutti gli italiani. L’esatto contrario, cioè, della politica di divisione sociale e di difesa del corporativismo che porta avanti il governo Berlusconi.

L’Italia ha bisogno di uno sviluppo economico nuovo, che faccia crescere tutto il paese senza giocare sulle sue divisioni. Ha bisogno di mobilità sociale e di un sistema di welfare inclusivo, capace di rispondere e tutelare le nuove fasce di povertà e di insicurezza, a partire da quella del lavoro precario.

L’Italia ha bisogno di scelte lungimiranti. Come, di fronte alla crisi economica, Obama in America ha proposto un’idea nuova di sviluppo che fa leva sulla green economy, sul futuro e la solidarietà nazionale, così in Italia il Partito Democratico deve mettere in campo una visione coraggiosa e nuova della società: aperta, giusta, libera, solidale.

Perché questa visione sia credibile, serve coerenza nei comportamenti e nell’azione di governo e amministrazione della cosa pubblica. Solo con la coerenza tra le parole che diciamo ed i comportamenti che mettiamo in atto, riusciremo ad aggregare tutti quegli italiani che sono già in campo, in prima persona, a partite da quelli che – spesso in solitudine - in questi mesi si sono opposti alle disastrose politiche del governo. Dal mondo della scuola ai pensionati, dai dipendenti alle piccole e medie imprese, c’è un’Italia che ha bisogno di risposte, che ci chiede e vuole costruire nuove risposte.
Per fare tutto questo, per vincere la
sfida del cambiamento, dobbiamo costruire un partito radicato che risponda alle nuove esigenze della società. Non c’è contrapposizione tra partito delle primarie e partito strutturato. La rete dei circoli, per quanto fragile, ha tenuto in piedi il partito in questi mesi. Le Feste democratiche e de l’Unità sono vissute come momenti e spazi collettivi, politicamente caratterizzati ma aperti a tutti e “interessanti” per tutti. Dobbiamo pensare i nostri circoli come luoghi utili alla collettività, dove ragionare di politica ma anche in cui trovare risposte concrete, momenti di socializzazione e servizi utili. Dobbiamo valorizzare il loro lavoro e renderlo possibile, dando loro strumenti, attenzione e rappresentanza reale, non solo "compiti" da svolgere. Dobbiamo ripensare lo strumento delle primarie, che deve però rimanere anche per la scelta della leadership nazionale, senza gettare via “il bambino con l’acqua sporca”.

Ma soprattutto il PD deve darsi una nuova identità, una nuova appartenenza che superi le vecchie. Ci sarà un partito strutturato e radicato, solo quando il PD smetterà di essere un partito di ex, ma avrà costruito una nuova compiuta identità democratica. Quando arriveremo ad essere tutti, semplicemente, democratici.

Due anni fa abbiamo iniziato un cammino collettivo che ha dato vita al primo grande partito di questo secolo. A noi stessi e all’Italia abbiamo promesso una nuova stagione. Oggi, e' Dario Franceschini ad incarnare questa idea.

In questi pochi, difficili mesi alla guida del partito, e' stato capace di dare unità al partito, di usare parole chiare e compiere scelte nette e coraggiose. Dovrà continuare a farlo, dovremo aiutarlo a continuare a farlo, con determinazione e coerenza.
Con Dario Franceschini, con l'impegno diretto di tanti di noi, possiamo dare gambe al percorso del PD e costruire un futuro per il nostro partito e per il nostro paese.

Vinicio Peluffo, Federica Mogherini, Andrea Causin, Francesco Ori, Luca Rizzo Nervo, Giorgia Beltramme, Andrea Catena, Stefano Fancelli, Pierluigi Regoli, Fabio Santoro

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16.7.09

Andrea Causin: manifesto dei trentenni per Dario Franceschini

Europa 16 luglio 2009
Noi under 30 con Dario

La nostra sfida è avvicinare alla politica chi è distante, i tanti nostri coetanei che la percepiscono come qualcosa di inconcludente da cui stare alla larga.
Ma il punto di partenza deve essere chi c’è: quei ragazzi e quelle ragazze che, con una scelta controcorrente rispetto alla propria generazione, hanno deciso che vale la pena di mettersi in gioco, di provare a cambiare il mondo partendo dal proprio quartiere. Ragazzi e ragazze che hanno nel proprio vocabolario parole come “militanza”, “territorio”, “passione”, “partecipazione”, che conoscono la fatica della politica.
Siamo una generazione che esiste. Nel Partito democratico, nei suoi circoli, sui banchi nei consigli comunali, provinciali e regionali, nei suoi organismi dirigenti. Uno straordinario patrimonio di energie, impegno, fantasia e senso di appartenenza. Un buon punto di partenza per praticare un ricambio generazionale che non sia solo una operazione mediatica. Per costruire un Pd innovativo e moderno che parta dai suoi giovani per conquistarne dei nuovi. Per parlare a chi nei circoli non ci ha mai messo piede, per intercettare le aspettative, i bisogni e le speranza di una generazione di cui facciamo parte, di cui condividiamo le ansie ma anche la voglia di futuro.
Vogliamo parlare a chi ha la nostra età, chiamarli ad un impegno diretto accanto a noi, vogliamo convincerli del progetto del Partito democratico: pensiamo alle migliaia di professionisti in maggioranza “under 30” che lavorano nelle aziende italiane confrontandosi quotidianamente con la flessibilità, a quei giovani di talento delle factory che portano avanti progetti culturali creativi, ai ricercatori universitari che per amore della scienza e dello studio, resistono in Italia con paghe da fame, ai tanti giovani che hanno smesso di studiare e lavorano duramente senza interessarsi di politica perché pensano che non discuteremo mai di quello di cui parlano la sera a tavola: le tasse, come arrivare a fine mese, l’affitto da pagare, un frigo da riempire,la speranza di costruirsi una famiglia.
Di fronte ad una società più povera e smarrita, più incerta e insicura, una parte largamente maggioritaria delle nuove generazioni corre il rischio di avere un triste primato: quello di avere meno speranze di futuro delle generazioni che l’hanno preceduta. Viviamo in un paese a bassissima mobilità sociale in cui è altissima la probabilità che il figlio di un operaio faccia lo stesso lavoro del padre, nel caso riesca ad averlo, un lavoro. Un paese in cui il reddito e le condizione economica della famiglia è decisiva più del merito e delle capacità, nel determinare quale sarà il percorso di studi, il lavoro, le opportunità che potranno avere nella vita.
Vogliamo un partito che sia innanzitutto partito della società: che valorizzi le idee e le istanze dell’Italia giovane e nuova, che studia, intraprende, rischia: mettendo ogni giorno in gioco un pezzo di futuro. E ci candidiamo ad essere noi lo strumento per poter parlare a questa Italia, e a questa generazione. Perché si tratta della nostra Italia. E della nostra generazione.
Quella che ha assunto la dimensione del suo esserci dopo che a Berlino era caduto il Muro, che ha scelto il partito quando i partiti erano messi alla gogna, ed è cresciuta con i Simpson e con le notizie delle bombe a Palermo e Roma. La generazione che conosce la rete e le reti, gli sms e l’i-Pod, usa i social network e ha confidenza con i nuovi linguaggi del nuovo tempo.
E per dargli voce e rappresentanza, dobbiamo immaginare e costruire un radicale e ambizioso programma di trasformazione del nostro paese, riforme vere, concrete, profonde, diritti nuovi, esigibili, universali, libertà di scelta e autonomia, pari opportunità e un nuovo welfare, un nuovo patto tra le generazioni.
Una Italia del merito e dei talenti, che ha il coraggio delle riforme. Che risolve i problemi, che non si perde negli infiniti giri di una politica inconcludente e fastidiosa. Una Italia che sceglie, anche a costo di scontentare qualcuno. Che sa rompere i legacci che negano le opportunità, che libera l’avvenire delle generazioni future, che muove assedio alle mille caste, casematte e cittadelle dei privilegi nazionali.
Abbiamo la presunzione di credere che questa Italia inizia dal progetto di governo del Partito democratico, abbiamo la certezza di dire che per costruire questo progetto è da noi che si deve partire, senza inventare nulla. Non contro qualcuno, non per chiudere ad altri ciò che chiediamo sia aperto a noi. Intendiamo assumere le responsabilità del tempo presente senza paura di sporcarci le mani, con la consapevolezza che non si fa politica per governare, ma si governa per cambiare.
Crediamo nella forza della green economy, come motore dello sviluppo che sconfigge la crisi. Vogliamo un sistema del lavoro in cui le garanzie si ampliano e le risorse che finanziano i diritti si redistribuiscono. Pensiamo ad una nazione delle autonomie e dei piccoli comuni, che sappia scommettere su politiche che scoraggino il fenomeno della urbanizzazione selvaggia e dello spopolamento della provincia, della campagna e della montagna. Crediamo nella modernizzazione del paese, attraverso le infrastrutture, le energie rinnovabili, le nuove tecnologie, lo sviluppo industriale che sa rispettare il territorio. Crediamo in una democrazia matura, bipolare e parlamentare. E vogliamo una legge elettorale nuova che ci dia un parlamento di eletti e non di nominati.
Le energie nuove per realizzare questo progetto ci sono: è la generazione che esiste e che vuole far vincere Dario Franceschini.
Per continuare a rinnovare il Partito democratico, facendone un luogo aperto ed accogliente, che non sia solitario ma che trovi nella sua vocazione maggioritaria la forza dello stringere alleanze di programma e non di cartello. Per governare, non solo per vincere.
Ci rivolgiamo a quelli che si sentono parte di questa generazione che abbiamo evocato, a chi da tempo sente sulle mani la fatica della politica, a chi ha da sempre il coraggio un po’ anticonformista di scegliere la sezione invece del bar, un volantinaggio invece di una partita di pallone, una cena con il circolo invece di una serata in discoteca. Sappiamo che sono tanti e che hanno voglia di esserci, in questo tempo, che a molti pare cupo, ma che invece è emozionante. Perchè è tempo di ricostruire lo spazio della partecipazione democratica, di suscitare intelligenze e disponibilità per proseguire la strada di un partito che costruisce il domani salendo sulle spalle di una storia che ci rende forti e non nostalgici.
È la strada del Partito democratico, che vogliamo percorrere con tanti di voi, condividendo le difficoltà, confrontandoci sul futuro, assumendoci le nostre responsabilità di uomini e donne che credono nell’impegno. Consapevoli che il congresso del Pd sarà solo una tappa, anche se fondamentale, di un viaggio che conduce ad una Italia nuova.

Andrea Causin , Giacomo D’Arrigo, Antonio Iannamorelli, Gian Luca Lioni, Luigi Madeo, Dario Marini

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15.7.09

PD Veneto: comincia la corsa alla successione a Paolo Giaretta

LA NUOVA VENEZIA mercoledì 15 Luglio 2009


SEGRETERIA DEL PD


Tra Causin, Meo e Stradiotto una corsa a tre

VENEZIA. Per il congresso regionale del Partito Democratico di ottobre si profila una sfida a tre dopo la rinuncia del segretario regionale uscente Paolo Giaretta.


L’ex Ppi e senatore Marco Stradiotto dovrebbe correre per l’area Bersani mentre tra i fans di Franceschini si indica come candidato il consigliere regionale, anche lui ex Ppi, Andrea Causin. Marta Meo, del gruppo dei “piombini”, potrebbe invece scendere in campo per Ignazio Marino.

Intanto, con l’apertura della fase congressuale, cominciano ad arrivare in Veneto i candidati alla segreteria nazionale. Ad aprire le danze domani, alle 17.30 a Venezia sarà Ignazio Marino.

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